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ACPFilms e ACPCultures: il cinema africano in marcia

di Leonardo De Franceschi

Il 15 dicembre alla sede di Bruxelles della segreteria ACP (Africa-Caraibi-Pacifico, vale a dire un insieme di 79 paesi che beneficiano di accordi di cooperazione con l’UE) sono stati ufficialmente resi noti i progetti cinematografici e televisivi scelti nell’ambito dei programmi ACPFilms e ACPCultures. I progetti di lungometraggio selezionati riceveranno un contributo significativo, nell’ordine dei 400 mila euro. Sul piano della distribuzione geografica, lo storico primato dell’Africa sub sahariana occidentale comincia ad essere insidiato da altre cinematografie emergenti dell’est e del sud. Viene infatti dalla tormentata Somalia il progetto di Queleh, storia di un ragazzo originario del nord, che verrà girato sul posto dal regista etiope Abrahma Haile Biru (da un progetto di Abdi Ismael Jamal, morto all’inizio del 2009, che era stato selezionato dalla Cinéfondation di Cannes), noto per essere l’operatore di Mahamat Saleh Haroun e fondatore di una scuola di cinema ad Addis Abeba. Anche il Kenia è presente con The Captain of Nakara, una commedia sulla corruzione di Wanjiru Kinyanjui, che aveva firmato The Battle of the Sacred Tree nel 1995, prima di consacrarsi alla formazione di giovani registi della locale industria audiovisiva a basso costo (Riverwood).

Il Ciad è rappresentato dal film L’Homme qui crie n’est pas un ours qui danse, del regista di Abouna (2002) e Daratt - La stagione del perdono (2006), Mahamat Saleh Haroun (nella foto). Il titolo, preso in prestito da Aimé Césaire, rinvia alla storia del declino fisico e sociale di un padre in un paese segnato dalla guerra e trasformato dalla globalizzazione. Situato nel contesto della guerra civile e della privatizzazione di un grande albergo. Il film traccia il ritratto di un’Africa lacerata dalle proprie contraddizioni.
Ma è l’Africa lusofona a fare la parte del leone. Il Mozambico è in pole position con due film di due registi di nome. Con O último voo do flamingo, che riguarda in modo particolare anche il nostro paese, João Ribeiro adatta come di consueto un romanzo dello scrittore Mia Couto e descrive il viaggio di un casco blu italiano durante la guerra civile: il film, già girato, dovrebbe essere pronto in gennaio ed è stato già venduto in diversi paesi. Per Margarida, una coproduzione angolo-mozambicana, Licinio Azevedo (Acampamento de desminagem, 2005) metterà tra parentesi la sua storia personale di documentarista dell’urgenza ma non il suo ancoraggio alle realtà locali: Margarida è una giovane finita per errore in un gruppo di prostitute in rieducazione durante il periodo rivoluzionario. La lavorazione è prevista per la primavera 2010 e il film sarà pronto a febbraio 2011. Dall’Angola arriva Zeze Gamboa (O herói, 2004) con The Great Kilapy, una farsa drammatica ambientata in periodo coloniale, già presentato alla Business Street del Festival di Roma 2006 (vedasi l’intervista pubblicata su Cinemafrica).

Dall’Africa lusofona arriva anche República das Crianças di Flora Gomes, regista originario della Guinea Bissau, in concorso a Venezia 2002 con Nha Fala. Il film, una storia di bambini-soldato interpretata dal divo black Danny Glover e musicata da Youssou N’Dour, sarà girato con una centinaia di bambini a Maputo. Quanto a Viva Riva di Djo Tunda Wa Munga, si tratta di un giallo congolese, un film a inseguimento inframmezzato a una storia d’amore, girato nelle strade di Kinshasa e in Sudafrica. Finanziato da Canal+, si rivolge a un pubblico di film d’azione. Le riprese sono cominciate a dicembre e il film dovrebbe essere pronto per Cannes.
Dall’Africa occidentale, è stato selezionato solo il progetto del burkinabè S. Pierre Yameogo (Delwende – Lève toi et marche, 2005) , Bayiri – La patrie, che affronta il problema della condizione dell’immigrati burkinabè in Costa d’Avorio, inseguiti dalla guerra civile. Le riprese cominceranno alla fine di gennaio 2010.

Per un approfondimento, rinviamo al resoconto in francese di Olivier Barlet su «Africultures».

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