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Shungu - The Resilience of a People

di Saki Mafundikwa

Resistere in Zimbabwe

Shungu è una parola Shona, la lingua bantu parlata principalmente in Zimbawe e Mozambico. Significa resilienza. In psicologia si definisce resilienza la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Il regista Zimbabwese Saki Mafundikwa titola così il suo coraggioso documentario, presentato nella sezione African Stories del Thessaloniki film festival.

Con un taglio disilluso e lontano da facili vittimismi, Shungu ripercorre i nodi principali che hanno portato lo Zimbawe alla difficile, instabile, per molti versi miserabile situazione attuale. Ma una volta tanto la grande storia non resta puro racconto di folle e volti anonimi, bensì rischiara - rende comprensibile - il quotidiano della piccola gente, tanto cara al grande regista senegalese Djibril Diop Mambety. Il metodo è semplice ma efficace; Mafundikwa alterna filmati di archivio, testimoni dei grandi eventi istituzionali, a ritratti di persone comuni: voci del sottoproletariato.

Le immagini di repertorio ripropongono: la sofferta independenza dalla Gran Bretagna nel 1980; il momentaneo sviluppo e benessere del primo governo di Robert Mugabe e la sostanziale dipendenza dell’economia dall’elite bianca. Si passa poi all’infelice espropriazione forzata dei latifondi e la conseguente inservibilità delle infrastrutture a seguito dell’emigrazione in massa degli inglesi, unica manodopera specializzata. Solo uno dei tanti regali della "democrazia tirannica" di Robert Mugabe, autoriproclamatosi presidente nei successivi trent’anni.

Ecco gli indizi per capire come mai un fabbro intervistato racconta di non avere più gli strumenti per lavorare: rubati. Se li avesse sarebbe inutile: da qualche mese non arriva più corrente elettrica. La madre del regista vive solo grazie alla generosità di un albero di Chakata, frutti simili ai kiwi che lei può ridurre in polpa: non ha più denti. Pamela ha 25 anni, un giorno si sveglia con la gamba in cancrena, una settimana dopo vediamo il suo funerale: AIDS. Il sistema sanitario è collassato, la disoccupazione è al 90%, l’inflazione a 250.000.000%. Siamo al baratto. I campi sono inutilizzabili per mancanza di semi, fertilizzanti e macchinari.

Non tutto è perduto. L’uso discreto e sobrio della musica di Thomas Mapfumo, celebre cantautore osteggiato dal governo, rende la miseria meno fisica, quasi irreale, sopportabile. I canti della piccola gente, nelle strade, nelle chiese, lasciano intendere un anelito di vita che forse noi abbiamo smarrito nell’anestesia del confort. C’è tanta solidarietà in quei volti. L’educazione, forse per la sua rarità, è ancora un valore laggiù. Forse la merce più preziosa dell’Africa subsahariana. In definitiva il regista vince la sua scommessa e regala il ritratto onesto di un paese ferito, ma dall’inestimabile capitale umano. La resilienza è appena cominciata.

«Nemmeno nello Zimbabwe» è l’espressione usata dal direttore generale della Rai, Mauro Masi, in risposta alle pressioni del nostro presidente per mettere a tacere AnnoZero e Santoro. Non esageriamo: una volta tanto Silvio è l’allievo, non il maestro.

Riccardo Centola | 12. Thessaloniki Documentary Festival

Cast & CreditsShungu - The Resilience of a People
Regia: Saki Mafundikwa; sceneggiatura: Karen Mafundikwa, Saki Mafundikwa; fotografia: Saki Mafundikwa; montaggio: Tichafa Tongogara; suono: Saki Mafundikwa; durata: 54’; produzione: Karen e Saki Mafundikwa per Gandanga Media; origine: Zimbabwe, 2009; sito ufficiale: shunguthefilm.com

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