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La parola di un fuorilegge... è legge

di Anthony M. Dawson

Dal 25 marzo, grazie a Koch Video, è riemerso sul mercato homevideo un dimenticato film d’annata di Anthony M. Dawson, alias Antonio Margheriti. Al titolo originale inglese (Take a Hard Ride, 1974) rende poca giustizia l’italiano (La parola di un fuorilegge... è legge), ma se ne parliamo in queste colonne è perché il film - distribuito internazionalmente, e con un certo successo anche negli States, dalla Fox - è un bizzarro mix fra spaghetti western e blaxploitation, visto che le sue tre star hanno la pelle nera e ci riportano appunto alla breve ma folgorante stagione del cinema popolare black: Jim Brown, Fred Williamson e Jim Kelly.

Nel plot, ambientato negli anni post guerra di secessione ai confini del Messico, Brown è Pike, l’uomo di fiducia di Morgan (Dana Andrews) un vecchio imprenditore che muore poco dopo aver maturato il capitale necessario a far decollare un’attività in cui un’intera microcomunità oltreconfine, a Sonora, ha investito tutto. Sentendosi obbligato da un giuramento a Morgan, il rude e integerrimo Pike accetta di portare il malloppo a destinazione, ma sulla sua strada trova una folla di banditi e ladri pronti a tutto pur di impossessarsi del denaro. Attorno a lui si forma una piccola e singolare carovana, formata dal baro Williamson (Tyree), scaltro e abile con la lingua e i serpenti, dal mezzosangue muto Kashtok (Kelly), insuperabile negli agguati e dall’ex prostituta Catherine (un’inedita Catherine Spaak, con alle spalle origini francesi e un passato in un bordello di New Orleans...). Dietro di loro, come detto, si raduna una ridda di fuorilegge senza scrupoli, guidati dal temibile cacciatore di taglie Kiefer (un Lee Van Cleef post-Leone, del tutto a suo agio).

Poco importa intrattenervi sull’intreccio. Qui basti dire che, nell’architettura generale e negli esiti, non si discosta dalle tipiche geometrie del western all’italiana. Se, ad incuriosirci è stata naturalmente la particolarità del quasi all-black-cast, in La parola di un fuorilegge... è legge bisogna riconoscere che Margheriti cuce addosso ai tre attori i loro personaggi con la cura di un artigiano di pregio. Gliene rende merito lo stesso Williamson nella divertente intervista compresa fra gli extra (The Hammer in the West), pur ammettendo che la formula era ricalcata su un altro recente successo dello strano trio, Dinamite agguato pistola (Three the Hard Way) (1974), sempre scritto da Eric Bercovici e Jerrold L. Ludwig, ma diretto da Gordon Parks jr., figlio del regista di Shaft (1971). Se Brown, che per Williamson era il John Wayne del trio, si porta a casa con sicurezza il ritratto di un ombroso e redento ex-tough gay (ha alle spalle anche lui la sua condanna ai lavori forzati), e Kelly ha buon gioco nell’esibire le doti da karateka che gli sarebbero valse il soprannome di Bruce Lee nero, proprio Williamson alla fine ne esce vincitore, nel ruolo, (stereo)tipico ma efficace, del giocatore del sud, cinico e sfuggente, ma alla fine disposto a saltare sul carro dei buoni.

Le dinamiche interrazziali rimangono sostanzialmente in secondo piano, pur emergendo timidamente nel riferimento alle origini indiane di Kashtok, in uno scambio fra Pyke e Tyree (che rimprovera al primo di rischiare la vita per la parola data a un bianco...) e dal contrappunto ironico di due piccoli balordi neri che, pur inseguendo il trio per impadronirsi dei soldi, vengono fatti fuori da una banda di banditi bianchi i quali appena li vedono neri aprono il fuoco, scambiandoli per Pyke e Tyree. Come molti film della blaxploitation, al di là delle considerazioni che si possono svolgere sul senso complessivo dell’operazione, La parola di un fuorilegge... è legge inverte con efficacia e brillantezza i rapporti di forze, mettendo al centro di un epos popolare figure che di solito ne occupano i margini (come accade per esempio al mitico Woody Strode di C’era una volta il west, La collina degli stivali e Keoma). Nello specifico poi, il gioco è condotto con una certa cura nell’impaginazione visiva, sia a livello fotografico che strettamente registico: Margheriti sfrutta bene il fascino delle location esotiche (Spagna e Canarie), solleticando gli amanti del genere con inclinazioni desuete, zoom vertiginosi e improvvise accensioni cromatiche, accarezzate dallo score orecchiabile di Jerry Goldsmith.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsLa parola di un fuorilegge... è legge (Take a Hard Ride)
Regia: Anthony M. Dawson (Antonio Margheriti); sceneggiatura: Eric Bercovici, Jerrold L. Ludwig; fotografia: Riccardo Pallottini; montaggio: Stanford C. Allen; scenografia: Julio Molina; musiche: Jerry Goldsmith; interpreti: Jim Brown, Lee Van Cleef, Fred Williamson, Catherine Spaak, Jim Kelly, Barry Sullivan, Dana Andrews, Harry Carey Jr.; origine: USA/Italia, 1974; durata: 95’; produzione: Harry Bernsen e Leon Chooluck per Bernsen-Ludwig-Bercovici Production, Cine Y Television, Euro International Productions; produzione homevideo: Koch Media; distribuzione homevideo: 20th Century Fox Home Entertainment; data di uscita: 25 marzo 2010; sito italiano: kochmedia.it
DVD nella confezione: 1; supporto: DVD5 – singolo lato, singolo strato; regione: 2; formato video: 1,85:1 (16/9), colore; formato audio: Dolby Digital 2.0; tracce audio: Inglese (originale), Italiano; lingue sottotitoli: Italiano; contenuti extra: The Hammer in the West (Intervista a Fred Williamson), My Father’s Hard Ride (Intervista a Edoardo Margheriti), Trailer Inglese, Galleria Fotografica.

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