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In arrivo il Festival del Cinema Africano di Tarifa

di Maria Coletti

Un ponte di immagini tra Africa ed Europa

Si terrà dal 21 al 29 maggio 2010 la settima edizione del Festival di Cinema Africano di Tarifa (FCAT): più di 100 proiezioni di film africani e ospiti fra i più noti artisti del continente, nella città europea più vicina all’Africa, sullo stretto di Gibilterra, a solo 14 chilometri dalle coste africane. Una programmazione che si conferma ricca di novità e proposte, tra i classici e i film più recenti, lungometaggi, documentari, cortometraggi e animazione: un cartellone di tutto rispetto per un festival che va costruendosi come uno degli appuntamenti fondamentali per le cinematografie africane e per la relazione fra Europa e Africa.

Anche per l’edizione 2010 la programmazione è articolata essenzialmente intorno a 3 sezioni competitive (Lungometraggi, Documentari e Cortometraggi) e 3 sezioni fuori concorso: Schermo aperto, dedicata ai classici africani e a film sull’Africa; Africa in ritmo, con una selezione di film sulla musica e la danza africane; Animafrica, riservata a cortometraggi di animazione. A completare l’offerta cinematografica, anche 4 sezioni retrospettive, dedicate ai 50 anni delle Indipendenze africane, al cinema di Idrissa Ouédraogo, alla produzione di Nollywood e alla diaspora africana a Cuba.

Oltre alle proiezioni, una serie di stimolanti attività parallele accompagnano la programmazione, offrendo laboratori, mostre fotografiche e, per la seconda volta, un Forum di Coproduzione ispano-africano, per facilitare rapporti fra produttori e artisti tra le due sponde del Mediterraneo. Inoltre il Festival di Cinema Africano di Tarifa conferma anche quest’anno la sua vocazione itinerante: non solo il festival si svolgerà in parte, con degli eventi speciali fra il 12 e il 20 maggio in alcune città del Nord del Marocco (Tetuan, Larache, Tangeri) e nelle enclave spagnole di Algeciras, San Roque e Benalup, ma proiezioni di film africani verranno organizzate in tutta la Spagna, per diffondere la conoscenza della cultura cinematografica africana.

Di particolare importanza il Forum di Coproduzione ispano-africano, “Africa Produce”, che ha selezionato 6 progetti di film africani – quattro lungometraggi di finzione (Kabananko del guineano Cheick F. Camara; Crossfade del camerunese Ekwen Edwin; Jolile Ka Khesar del sudafricano Ramadan Suleman e La Ballade du paria del congolese Gilbert-Ndunga Nsangata) e due lungometraggi documentari (Lumumba, una mañana en el corazón de Africa del congolese Balufu Bapuka-Kayinda e Le Mirage del burkinabè Adama Roamba) – che speriamo vedranno presto la luce.

Ma veniamo ai film in concorso.
Nella sezione “Il sogno africano” – a contendersi il Griot di Vento, il Griot d’Argilla e i Premi alla migliore interpretazione maschile e femminile – troviamo innanzitutto alcuni tra i titoli più importanti della recente produzione cinematografica africana, dall’Etiopia di Haile Gerima (Teza) all’Algeria di Tariq Teguia (Inland), dall’Egitto di Yousry Nasrallah (Ehki ya Shahrazade) alla Tunisia di Raja Amari (Dowaha). Scopriamo inoltre il ritorno dietro la macchina da presa di un maestro del cinema marocchino, Jillali Ferhati, con il suo Des l’aube (2009). Fra gli altri titoli da scoprire, segnaliamo un altro film marocchino, Fissures (2009) di Hicham Hayouch e un’interessante docu-fiction dell’etiope Davey Frankel Rasselas Lakew, Atletu, una coproduzione fra Etiopia, Usa e Germania per la storia del leggendario maratoneta etiopico, Abebe Bikila, che vinse la medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Roma del 1960, dove era arrivato da perfetto sconosciuto.

Nella sezione competitiva dedicata ai documentari, troviamo nove lungometraggi in concorso, in lizza per il Griot d’Ebano. Fra gli altri, segnaliamo Giran dell’egiziana Tahani Rached, su un vecchio quartiere residenziale del Cairo; Gerboise bleue dell’algerino Djamel Ouahab, sugli esperimenti nucleari francesi condotti tra il 1960 e il 1966 nel Sahara algerino; In My Genes della keniota Lupita Nyong’o sui pregiudizi che vivono tutti i giorni sulla propria pelle le persone albine in Kenya come in molti altri paesi africani; infine, due documentari senegalesi sul fenomeno dell’emigrazione e sulle tragedie ad esso legate, Dieu at-il-quitté l’Afrique ? di Musa Dieng Kala e Les Larmes de l’émigration di Alassane Diago.

Fra i cortometraggi che si contenderanno il Premio della giuria giovane e il Premio RTVA alla creazione audiovisiva andalusa, segnaliamo: Un transport en commun della senegalese Dyana Gaye, Nous avons aussi marché sur la lune del congolese Balufu Bakupa-Kanyinda, Lezare dell’etiope Zelalem Woldemariam, Made in Mauritius di David Constantin (Isole Mauritius), El Icha di Walid Tayaa (Tunisia).

Per il programma integrale dell settima edizione, rimandiamo al sito del festival (www.fcat.es), che ha anche pagine su facebook, twitter, youtube e flickr.

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