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sabato 1 gennaio 2011

Brecht visto da Nairobi

AMREF e Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti portano in scena al Teatro Leonardo da Vinci di Milano (dal 13 al 16 gennaio 2011) e al Teatro dell’Archivolto di Genova (il 22 gennaio) un libero adattamento del Cerchio di Gesso del Caucaso di Bertolt Brecht, ispirato a sua volta a un’antica favola cinese e al giudizio biblico di Salomone. A interpretarlo è il gruppo formato da venti ragazze nate e cresciute nelle baraccopoli di Nairobi che negli ultimi cinque anni hanno partecipato al Progetto Malkia (“regine” in swahili), il percorso artistico e formativo promosso da AMREF nella capitale del Kenya che attraverso la recitazione ha offerto loro un’occasione di espressione e di riscatto, sotto la guida della regista e drammaturga Letizia Quintavalla.

Il Cerchio di Gesso è stato scelto dalle ragazze di Malkia perché affronta il tema tipicamente brechtiano della possibilità di praticare la bontà in un contesto come quello da cui provengono, caratterizzato da profondi squilibri e ingiustizie, e propone una concezione della maternità non necessariamente riconducibile a una matrice biologica. L’opera racconta infatti l’odissea di Grusha, sguattera nella residenza reale, propagatrice del principio rivoluzionario secondo cui «terribile è la tentazione della bontà». In seguito a una congiura, il re viene messo a morte e la regina fuggendo abbandona il figlioletto, di cui invece si prenderà cura Grusha.

«Essere una giovane donna in una delle baraccopoli dell’Africa Subsahariana rappresenta una delle sfide più difficili del nostro tempo – spiega Tommy Simmons, direttore generale di AMREF Italia – Con la messa in scena di questo spettacolo vogliamo richiamare nuovamente l’attenzione e l’impegno di tutti sulla drammatica condizione delle adolescenti nelle aree urbane del continente africano. Per il miglioramento della società, infatti, è necessaria l’inclusione delle fasce più emarginate, a partire dalle donne, perché le opportunità di sviluppo dell’Africa poggiano in primo luogo sulle loro spalle, sul loro senso di responsabilità e solidarietà e sul loro spirito di intraprendenza professionale ed economica».

[Maria Coletti]

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