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giovedì 10 maggio 2007

Cittadinanza: l’uomo della strada e l’antropologo

Dopo l’accorata lettera di allarme e di insofferenza nei confronti degli stranieri in Italia, lettera scritta da Claudio Poverini, “uomo della strada”, e pubblicata su Repubblica, è arrivata una interessante e lucidissima risposta che analizza temi fondamentali come immigrazione, razzismo popolare, legalità e cittadinanza. Si tratta di un’intervista, pubblicata ieri sul Manifesto, al professor Francesco Pompeo docente di antropologia sociale all’Università Roma Tre. Pur proponendo abitualmente nelle News di Cinemafrica solo notizie e argomenti di ambito cinematografico, lasciando gli approfondimenti sociali e culturali nella Newsletter mensile, questa volta abbiamo fatto un’eccezione, convinti che si tratti di una questione fondamentale per la società italiana del presente e del futuro. Ecco uno stralcio dell’intervista: «La lettera è molto interessante, sotto diversi aspetti. E’ curiosa la sequenza di episodi che descrive: interazioni sull’autobus con stranieri maleducati, poi borseggi delle "zingarelle", dunque stupri - e si immagina lui stesso stupratore a Casablanca chiedendosi quale pena gli spetterebbe - poi accoltellamenti a Bucarest, infine la questione dei nomadi, con cui siamo costretti ad essere buoni. Sono tutti registri diversi. Gli studi sulla costruzione del discorso razzista mettono in evidenza proprio questo elemento: lo straniero diventa ostaggio del discorso pubblico. La lettera, ne è un esempio clamoroso. Nella "scatola straniero" c’è dentro di tutto: il borseggio, lo stupro - ricollegato ai paesi musulmani, e dunque alla subalternità della donna nell’Islam - i nomadi, la prostituzione. E infine la domanda: perché dobbiamo farli votare?
[...] Leggendola ho ritrovato molti elementi di osservazione contenuti in un paio di tesi di laurea che ho seguito ultimamente: aiutati anche dagli autisti dell’Atac, gli studenti hanno studiato per un anno cosa accade sui mezzi pubblici romani. Ebbene, a dispetto di quanto spesso dicono il sindaco Veltroni e altri esponenti politici, a Roma il razzismo popolare è molto forte. Si riscontra un livello di conflitto verbale alto, l’uso di un linguaggio aggressivo è molto frequente nel quotidiano della capitale. D’altronde, lo dice lo stesso Poverini. Quando descrive l’episodio della ragazza slava che apostrofa in modo sgarbato un’anziana signora, racconta che alle sue rimostranze la ragazza gli risponde con una serie di epiteti. Poverini: "Proprio così, alla romana". Nell’inconsapevolezza, dice una cosa giusta: questa ragazza non ha fatto altro che assorbire uno stile di interazione che è proprio della città. Allora, mi riesce difficile attribuire la causa di tutto ciò alla categoria "straniero". Lo stesso avviene quando, negli autobus zeppi di persone all’ora di punta, l’italiano guarda i passeggeri immigrati e butta lì: "Semo troppi...". Con questa metafora esprime un disagio verso la presenza dell’altro, e deduce che il problema sta in questo elemento e non nella cattiva gestione - mai risolta a Roma - della mobilità».
Per leggere l’intervista completa, rimandiamo al sito del Manifesto.

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