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mercoledì 4 aprile 2012

Camerun: ciak, si censura

Sintetizziamo da un’esaustiva cronaca in francese di Stéphanie Dongmo per Africultures una notizia che non può che intristire gli estimatori del cinema e della libertà di espressione in terra d’Africa. Nel febbraio 2012, il ministro delle Arti e della Cultura camerunese (Minac), Ama Tutu Muna, ha esteso l’applicabilità di una legge dello stato datata 1988, legge che sancisce l’obbligo di un visto di censura per tutte le proiezioni pubbliche, anche ai centri culturali che fanno riferimento ad ambasciate straniere. Sotto accusa del governo c’è l’Institut français di Yaoundé, reo di aver messo in programma il Festival des droit de l’homme, con in cartellone titoli scottanti come Revolution mode d’emploi che mette in causa i poteri forti camerunesi, contestualizzando la sua analisi sulla scia delle primavere arabe. Il Festival in questione, il cui inizio era previsto per l’11 aprile, è stato proibito per “minacce all’ordine pubblico”.

Il carattere esplicitamente censorio e paradossale del provvedimento ministeriale, contestato da personalità importanti come il regista camerunese Jean-Pierre Bekolo e la direttrice del Goethe Institut del Camerun, Irene Bark, è tanto più evidente perché dal gennaio 2009 non ci sono più sale cinematografiche attive in tutto il Paese, mentre pullulano la vendita di DVD pirata e lo scaricamento da internet, attività ovviamente fuori controllo e non raggiungibili dalla censura di stato. L’Institut Français di Yaoundé è uno dei pochissimi centri dove i giovani possono avere accesso alla memoria del cinema africano e mondiale e un punto di riferimento per festival e rassegne destinate alla popolazione locale.

[Leonardo De Franceschi]

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