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domenica 2 marzo 2014

Adieu Alain Resnais

E così se n’è andato anche Alain Resnais, che il 3 giugno avrebbe compiuto 92 anni. Con lui se ne va un altro pezzo di storia del cinema d’autore europeo nell’accezione più alta e nobile, ma anche un regista innamorato della vita e dei suoi attori, il cui ultimo film (Aimer, boire et chanter) è stato presentato solo poche settimane fa alla Berlinale in concorso. Noi lo ricordiamo non per i titoli più celebrati ma per due tra le sue perle assolute, il documentario Les Statues meurent aussi (codiretto con Chris Marker nel 1954) e Muriel ou Le temps d’un retour del 1963. Lui, che faceva della memoria uno dei motivi ispirativi più ricorrenti, è stato tra i primi in Francia a fare i conti con la memoria della Francia coloniale, in tempi in cui parlare della violenza materiale ed epistemica compiuta nell’Africa occidentale e in Algeria era un tabù assoluto.

Les Statues meurent aussi, commissionato da Présence africaine, pur bandito per anni, ha rappresentato insieme ad Afrique 50 di René Vautier uno dei primi manifesti del fronte anticoloniale, ispirando tanti cineasti subsahariani, come Souleymane Cissé. Muriel, premiato a Venezia con la Coppa Volpi a Delphine Seyrig, rimane a emblema di un cinema francese che prova a fare i conti con uno dei fantasmi più inquietanti e ricorrenti del suo immaginario secondo-novecentesco, la guerra d’Algeria.

[Leonardo De Franceschi]

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