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venerdì 13 luglio 2007

Locarno compie 60 anni

Con una grande finestra dedicata al Medio Oriente, il Festival di Locarno - tra i più antichi festival cinematografici insieme a Venezia e Cannes - conferma la sua vocazione alla scoperta di cinematografie poco visibili e al lancio di autori provenienti da ogni angolo di mondo.
Dal 2003, la sezione Open Doors ha dato risalto ai registi e ai film provenienti da paesi con una cinematografia emergente e si è impegnata a ricercare partner per la co-produzione dei loro nuovi progetti. Suddivisa in varie sottosezioni, Open Doors si rivolge ogni anno a una diversa regione geografica e ne promuove le opere tramite due iniziative complementari: da una parte, un laboratorio di co-produzione destinato ai professionisti (Open Doors Factory); dall’altra, una retrospettiva di film importanti della regione stessa, aperta al pubblico del Festival (Open Doors Screenings). Dopo Cuba e Argentina nel 2003, la zona del Mekong nel 2004, il Maghreb nel 2005 e il Sud-Est asiatico nel 2006, Open Doors approda quest’anno nei paesi del Medio Oriente: Egitto, Israele, Iraq, Giordania, Libano, Territori palestinesi e Siria. Diretta da Vincenzo Bugno, la sezione Open Doors è organizzata in stretta collaborazione con l’Industry Office del Festival.
I film egiziani presentati a Open Doors saranno il cortometraggio Yom al-Itneyn (On a Monday) di Tamer El Said (2004) e i due lungometraggi Ard al-Khof (Land of Fear) di Daoud Abd El-Sayed (1999) e Sahar el layaly (Sleepless Nights) di Hani Khalifa (2003). Inoltre, tra i 120 candidati alla Open Doors Factory 2007, sono stati selezionati 13 progetti, tra cui 2 egiziani: Harag we marag di Nadine Khan e Messages from the Sea di Daoud Abd El-Sayed. Alla fine del workshop, il Festival di Locarno e «visions sud est», fondo svizzero di sostegno alla produzione cinematografica, assegneranno due premi del valore di 50.000 franchi svizzeri ciascuno, offerti dalla DSC. Il «Centre National de la Cinématographie» (Francia) offre un ulteriore premio di 10.000 euro a un lungometraggio d’esordio in corso di realizzazione.
Inoltre, una proiezione speciale nell’ambito di Open Doors sarà riservata al film Mots d’après la guerre, realizzato dal grande musicista tunisino Anouar Brahem (tra l’altro anche autore di molte colonne sonore di film africani) sulla base di interviste a uomini e donne libanesi all’indomani della guerra in Libano scoppiata nell’estate di un anno fa.
Ma titoli di interesse panafricano sono presenti anche in altre sezioni del festival.
La retrospettiva “Retour à Locarno” si propone di confrontare i giovani cineasti di ieri, la cui carriera è stata fortemente segnata dal passaggio a Locarno, all’odierno pubblico del Festival. Questi registi, oggi maestri affermati, torneranno a Locarno per presentare il film che li rivelò e dialogare con gli spettatori, fornendo loro l’occasione di (ri)scoprire opere divenute col tempo dei classici. Tra questi, due sono africani: il burkinabè Gaston Kaboré (Wend Kuuni / Il dono di Dio, 1982) e l’egiziano Yousry Nasrallah (Mercedes, 1993).
Nel Concorso Internazionale, sono da segnalare due film: Haiti Chérie dell’italiano Claudio del Punta, che denuncia lo sfruttamento dei lavoratori haitiani nelle piantagioni di canna da zucchero, una forma moderna di schiavitù, e La Maison jaune dell’algerino Amor Hakkar, una coproduzione franco-algerina e primo film di finzione realizzato in lingua Tashawit (berbero della regione dell’Aurès).
Nella sezione Pardi di domani, due interessanti cortometraggi di registi marocchini: nel concorso internazionale, Le Café des pecheurs di Al Hadi Ulad Mohand; nel concorso svizzero, Il neige à Marrakech di Hicham Alhayat; mentre, nella sezione speciale "A corto di... diritti e libertà", da non perdere il cortometraggio del regista svizzero di origini algerino-maliane Mohammed Soudani, Un altro mondo.
Inoltre, nella sezione Appellations Suisse, bisogna tenere d’occhio il documentario Retour à Gorée di Pierre-Yves Borgeaud (Francia) che ripercorre attraverso gli occhi, i passi e la voce di Youssou N’Dour la storia della tratta degli schiavi e della musica da loro "inventata", ovvero il jazz.
Per finire, da segnalare la ciliegina sulla torta per festeggiare il 60esimo anniversario del Festival di Locarno: la Confederazione svizzera e gli undici Comuni del Locarnese hanno finanziato una nuova cabina di proiezione per la Piazza Grande, in grado d’integrare la diffusione dell’immagine digitale ad alta definizione. La nuova cabina sarà inaugurata martedì 31 luglio, in apertura della tradizionale serata pre-Festival, con la proiezione gratuita del film Der Himmel uber Berlin (Il cielo sopra Berlino) di Wim Wenders.
Per info: www.pardo.ch

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