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martedì 18 settembre 2007

Apre il Festival di San Sebastian

Compie 55 anni il Festival de San Sebastian (20-29 settembre 2007). Un appuntamento prestigioso all’altezza dei più grandi festival cinematografici internazionali, ma anche uno sguardo attento sulle cinematografie emergenti: tutto questo è il festival che aprirà i suoi battenti giovedì prossimo nella città basca (Donostia Zinemaldia è il nome del festival in lingua euskadi).
Il festival riserva anche quest’anno uno spazio importante alle cinematografie africane o a film sull’Africa e alle contaminazioni tra cultura africana e portoghese. A cominciare dal film Fados di Carlos Saura, con cui il regista termina la sua trilogia sulla musica urbana contemporanea, dopo Flamenco (1995) e Tango (1998). Il film, in cartellone nella ricca sezione Zibaltegi Pearls, celebra la vitalità inesausta di un genere musicale che ha ereditato le melodie e l’impronta nostalgica dalla musica afro-portoghese, assimilata nel lungo periodo coloniale.
Sempre nella sezione Pearls, da segnalare due film di impostazione storica. Talk To Me di Kasi Lemmons si ispira alla figura del giornalista radiofonico Ralph Waldo “Petey” Green, che è diventato il simbolo della coscienza civile e la voce della comunità afroamericana nei turbolenti anni Sessanta americani. Dal canto suo, Barbet Schroeder ricostruisce con L’Avocat de la terreur l’avventura umana, politica e morale di Jacques Vergès: da comunista e anticolonialista durante la guerra d’Algeria ad estremista di destra ed avvocato di criminali del calibro di Klaus Barbie. Da segnalare, tra l’altro, nell’omaggio a Philippe Garrel, il suo film Liberté la nuit (1983), un’amicizia irreparabilmente segnata proprio dalla guerra d’Algeria.
Nella sezione Zibaltengi New Directors troviamo invece il film sudafricano The Bird Can’t Fly di Threes Anna, un melodramma familiare ambientato nelle Fairlands del paese arcobaleno, mentre, all’interno delle proiezioni speciali, è da segnalare il film spagnolo Querida Bamako realizzato a quattro mani da Omer Oke e Txarli Llorente: ambientato in Burkina Faso affronta le tematiche legate all’emigrazione. In cartellone anche un altro film spagnolo, il collettivo Invisibles, già presentato all’ultima Berlinale e prodotto da Javier Bardem per il ventennale della sezione spagnola di Medici senza frontiere: storie di ordinaria “invisibilità” da Bolivia, Repubblica Centroafricana, Uganda, Colombia e Congo, storie che affrontano problemi sociali e sanitari di importanza mondiale.
Da segnalare, naturalmente, il film in concorso di John Sayles, Honeydripper, storia ambientata in una comunità rurale afroamericana dell’Alabama degli anni Cinquanta alla prese con con un concerto blues. Mentre, nella sezione retrospettiva dedicata a Henry King troviamo tre titoli di stampo esotico ispirati a storie vere ed a racconti di “mal d’Africa”: Stanley and Livingstone (1939), The Snows of Kilimanjaro (1952) e Untamed (1955).
Infine, la perla del festival: l’importantissima sezione ’In motion’ - realizzata in collaborazione con il Festival International du Film di Amiens, il Festival International de Films di Fribourg e con il Festival de Cine Africano de Tarifa. Una sorta di laboratorio aperto a film in via di completamento o di post-produzione che arrivano da Algeria, Tunisia, Libano, Egitto, Giordania, Marocco, Siria, Palestina e dai paesi africani lusofoni. Tra i registi selezionati, da tener d’occhio la marocchina Leila Kilani con il suo progetto di lungometraggio, Nos lieux interdits.

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