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giovedì 10 gennaio 2008

Schermi panafricani al Sundance Film Festival

Si svolgerà dal 17 al 27 gennaio l’edizione 2008 del Sundance Film Festival, ideato e diretto da Robert Redford, un appuntamento da non perdere per il cinema indipendente americano ed internazionale. Cinque le sezioni in concorso, divise per categoria: documentario e finzione, cinema indipendente e cinema mondiale, cortometraggi.
Nel ricco cartellone, anche alcuni film di interesse panafricano, che vi segnaliamo in anteprima. Per il programma completo, consultate il sito del festival (http://www.sundance.org/festival/).

Due esponenti della diaspora africana
Isaac Julien – esponente di punta della produzione Black British e del cinema sperimentale – torna al cinema con un documentario su Derek Jarman, Derek (Uk, 2008), al quale ha collaborato anche Tilda Swinton.
L’haitiano Michelange Quay – studi di cinema a Miami e New York e poi debutto cinematografico a Cannes – esordisce nel lungometraggio con il film Eat, for This Is My Body (Haiti, 2007), in cui rompe le regole narrative tradizionali e crea un linguaggio poetico-cinematografico per raccontare l’evoluzione del potere ad Haiti, attraverso le relazioni coloniali tra bambini neri e donne bianche.

Documentare la realtà
Con Greatest Silence: Rape in the Congo (Usa, 2007), la documentarista Lisa F. Jackson cerca di rompere il silenzio intorno alle tragedie che sempre colpiscono le donne, doppiamente vittime delle violenze e delle guerre, ed indaga sulle centinaia di migliaia di donne vittime di stupro in Congo, anche in seguito alla guerra civile che ha provocato 4 milioni di morti dal 1998 ad oggi.
Gioca in casa, invece, Stacy Peralta con Made in America (Usa, 2007): il documentario – che si avvale come narratore del grande Forest Whitaker – ruota attorno al quartiere a sud di Los Angeles, South Central LA, un tempo famoso soprattutto come centro della cultura e delle lotte civili della comunità afroamericana, ma oggi diventato famigerato come una sorta di “zona di guerra”.
Sempre a proposito della storia americana più recente, con Trouble the Water (Usa, 2007) i registi Tia Lessin e Carl Deal tornano a documentare la New Orleans distrutta fisicamente e moralmente dall’uragano Katrina, ma in una maniera singolare, attraverso le immagini riprese prima durante e dopo da una filmaker e musicista di New Orleans, Kimberly, e da suo marito Scott.

Ritratti afroamericani, tra passato e presente
Una famiglia afroamericana degli anni Cinquanta, alle prese con l’american dream, è quella raccontata dal film Raisin in the Sun di Kenny Loan (Usa, 2007), adattamento cinematografico dell’omonima pièce teatrale di Lorraine Hansberry.
Un tuffo accattivante nella cultura afroamericana contemporanea è invece quello offerto dall’opera prima di Dennis Dortch (Usa, 2008), Good Day to be Black and Sexy: sei ritratti intrecciati che esplorano allegramente la sessualità in chiave black.

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