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venerdì 9 ottobre 2009

Italia-Marocco: ciak si gira

Luciano Sovena, AD di Cinecittà Luce, si appresta a partire per Casablanca, insieme a Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, Marco Müller, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Francesco Gesualdi, presidente della Fondazione Rossellini e la produttrice Tilde Corsi. Scopo della visita è intensificare i rapporti di collaborazione con il Ministero delle Comunicazioni marocchino e con il ministro Khalid Naciri partecipando all’inaugurazione di un importante polo formativo.
La Regione Lazio già da diversi anni finanzia la Scuola di arti e mestieri del cinema, dove docenti italiani addestrano tecnici e maestranze locali: montatori, fonici, scenografi, truccatori, elettricisti. La scuola, che sorgeva a Ouarzazate, si è trasferita proprio a Casablanca, nel popolare quartiere di Sidi Moumen, noto purtroppo perché da lì partirono gli attentatori dell’11 marzo 2004 a Madrid e quelli che il 16 maggio 2003 fecero trenta morti e oltre cento feriti in un attentato a Casablanca. Il re Mohammed VI ha voluto che proprio in questa zona sorgesse una grande scuola di cinema, teatro e musica, che ha tra le materie d’insegnamento anche la lingua italiana.
Dalla visita in Marocco prenderà forma anche una rassegna di film marocchini destinati al pubblico italiano, mentre i nostri autori e produttori saranno ospiti del Festival del Cinema Mediterraneo di Tétouan, in primavera. Intanto Cinecittà Luce ha contribuito alla produzione di cinque mediometraggi realizzati da allievi della Scuola di Casablanca, mentre il documentario Sound of Morocco, che sarà presentato a giorni al Festival di Roma, nasce dal viaggio che la regista Giuliana Gamba ha compiuto insieme al musicista Nour Eddine, un marocchino che da vent’anni vive in Italia, alla scoperta delle sonorità di un paese in costante evoluzione: dal berbero Abdellah Ed-Douch, che canta le bidonville e i suoi poverissimi abitanti, ai rappers di Casablanca, che si oppongono a un Occidente globalizzatore e aggressivo, dal gruppo rock Nass El Ghiwane, i Rolling Stones d’Africa secondo Scorsese, ai ritmi Gnawa, patrimonio degli schiavi che venivano portati in America.
Fonte: Cinecittà News

[Maria Coletti]

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