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sabato 2 gennaio 2010

I premi africani di Dubai 2009

Sono trascorsi diversi giorni dalla cerimonia di chiusura del 6. International Film Festival di Dubai (9-16 dicembre 2009). Diversi i titoli subsahariani o maghrebini segnalati dai giurati nel doppio palmares. Fra i premiati negli Arab Muhr Awards (muhr sta per sigillo), il secondo premio dei corti è andato a un film egiziano, Rhapsody in autumn di Aida Elkashef, con per protagonista un sessantenne che decide di concedersi un giorno di celebrazione del piacere di vivere, costi quel che costi. Solo una menzione nella categoria documentari invece per il Ashlaa (In pieces), una sorta di home-movie girato dal talentuoso regista marocchino Hakim Belabbes, formatosi negli States. Assai apprezzato il dramma Harragas dell’algerino Merzak Allouache, già presentato a Venezia 2009, e dedicato al dramma dell’immigrazione clandestina attraverso il Mediterraneo, che si è portato a casa anche il Premio FIPRESCI e il Human Rights Film Network Award. The Man Who Sold the World, opera seconda dei marocchini Imad e Swel Noury, rilettura contemporanea del dostoievskiano Un cuore debole, ha ottenuto invece il premio per l’attore Said Bey.
Grande attenzione ha raccolto Wahed-sefr (One-zero) dell’egiziana Kamla Abu Zekry, già presentato a Venezia, un incrocio di storie che si svolgono nel giorno della finale di Coppa d’Africa 2008 al Cairo: il film ha ottenuto un premio per la sceneggiatura e per la fotografia. Ultima notazione per Adieu Gary di Nassim Amaouche, premiato per le musiche composte dal Trio Joubran.
Nel palmarès dei Muhr AsiaAfrica Awards, Shirley Adams del sudafricano Olivier Hermanus, dramma familiare già presentato in concorso a Locarno, è stato premiato per l’intepretazione femminile (Denise Newman) e per il montaggio. Da sottolineare il primo premio dei cortometraggi tributato alla senegalese Dyana Gaye per il curioso minimusical Un transport en commun. Fra i documentari, il premio speciale della giuria è andato a un altro film musicale, The Silver Fez, sul genere Cape Malay legato per origini alla tratta degli schiavi, girato dal sudafricano Lloyd Ross. Il camerunese Jean-Marie Teno ha invece avuto il secondo premio per il doc Lieux saints, dedicato al cinema e all’arte contemporanea burkinabè.

[Leonardo De Franceschi]

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