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martedì 26 gennaio 2010

Apre il FIPA con il film esordio dell'Ascaride

Da oggi e fino al 31 gennaio, è di scena l’International Festival of Audiovisual Programs di Biarritz (FIPA), storica kermesse dedicata ai film e programmi a destinazione televisiva, di finzione e non, diretto da Teresa Cavina. Nella ricca selezione in programma, particolare peso assumono le sezioni competitive. Fra i film di finzione, molta curiosità per l’esordio di Ariane Ascaride, musa di Robert Guédiguian: Ceux qui aiment la France, girato a Marsiglia per la serie Identité di France 2, racconta i problemi di inserimento di una ragazzina francese di origini maghrebine in un quartiere a rischio marginalità sociale. Clandestin, del francese Arnaud Bédouet, segue invece a Parigi un giovane mauritano di 18 anni alla ricerca del fratello, e che si rifugia nell’amicizia del vivace Idriss, un ragazzo maghrebino.

Fra i doc in concorso, tifiamo decisamente per l’egiziana Tahani Rached, che con Giran/Neighbours ci porta a penetrare in una serie di dimore signorili di Garden City, quartiere del Cairo testimone di eventi epocali per il paese. Anche Living in a better world della francese Stefanie Rieke si concentra sulla vita di un palazzo ma è un edificio fatiscente di Parigi, dove si incrociano figure in cerca di sicurezza economica ed esistenziale. Strade blu di Francesco Conversano e Nene Grignaffini invece è un viaggio alla scoperta dell’elettorato di Obama, alla caccia di piccole storie quotidiane. Nella sezione dei reportage, torna l’Africa delle inchieste sui suoi mali profondi, le malattie endemiche (1 $ pour 1 vie, di Frédéric Laffont) ma anche la crisi dell’agricoltura e l’impennata dei prezzi dei cereali (Main basse sur le riz, di Jean Crépu). Si torna invece a parlare di diaspore nella sezione delle Performing arts, con il doc After the Storm dell’americana Hilla Medalia, che ricostruisce l’allestimento di un musical nella New Orleans post-Katrina, e Harlem à Montmartre dei francesi Dante James e Olivier Simonnet, che ci riporta alla stagione d’oro del jazz a Parigi a cavallo tra le due guerre, con brani di concerto di Josephine Baker e altri.

Non mancano titoli interessanti anche nelle sezioni non competitive, dove ritroviamo anche lo svizzero Hugo en Afrique, già presentato a Venezia. Se Enfants du ballon, della francese Eliane de Latour, è il ritratto di tre giovani talenti calcistici di Abidjan, Banking the Unbanked dell’olandese Sarah Vos, ci mostra la realtà poco nota del microcredito in Gambia. The City of the Dead, del portoghese Sergio Trefaut, ci porta nel noto quartiere-cimitero del Cairo, dove vivono un milione di persone. Chiusura per tre film che ci parlano di storia, macro e micro: Musulmans de France è un doc in tre parti sulla condizione delle comunità islamiche in terra di Francia dagli inizi del secolo ad oggi, a firma Karim Miské e Mohammed Joseph; Nelson Mandela, au nom de la liberté, di Joel Calmettes, è un nuovo e aggiornato ritratto di un’icona vivente della lotta per i diritti, mentre Algérie, images d’un combat è un omaggio a un altro grande vecchio, il filmmaker René Vautier, pioniere negli anni ’50 di un cinema diretto e militante per la causa dell’indipendenza algerina.

[Leonardo De Franceschi]

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