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sabato 31 marzo 2007

... c'est sur la terre un coin de paradis

Paris Paris Paris | C’est sur la terre un coin de paradis, così cantava Josephine Baker, nel refrain ossessivo che punteggia il cult movie di Djbril Diop Mambety Touki Bouki, echeggiando il richiamo irresistibile esercitato dalla ville lumière nei confronti degli immigrati africani. In queste settimane a Parigi sono usciti due film che, ciascuno dal suo punto di vista, obbligano lo spettatore francese ed europeo a pensare l’immigrazione in modo diverso.
Di Africa paradis (2006), opera prima del beninese Sylvestre Amossou, ha scritto persino qualche quotidiano italiano. Uscito in un’unica sala il 28 febbraio, attraverso il passaparola, questa bizzarra fantacommedia brillante dai risvolti amari sta conquistando pian piano il pubblico della capitale e si prepara a sbarcare in altre città. Presentato in concorso al Fespaco, il film è arrivato in Italia grazie al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, che l’ha però programmato fuori competizione. L’idea forte del plot è che nel 2033, una volta fallito l’esperimento dell’Europa unita, il vecchio continente si ritrovi in piena crisi sociale ed economica, mentre gli Stati Uniti d’Africa sono diventati una realtà florida e invitante per migliaia di disoccupati e precari europei, pronti a tutto pur di sbarcare dall’altra parte del Mediterraneo. Così, tra quote e permessi di soggiorno, una coppia francese di aspiranti immigrati in un paese sub-sahariano dovrà sperimentare sulla propria pelle la difficoltà di essere accolto e accettato in un contesto ostile ai bianchi, dove un partito nazionalista si oppone in ogni modo all’approvazione di leggi più permissive sull’immigrazione.
Il 28 marzo è invece uscito il documentario francese L’Avenir est ailleurs (Antoine-Léonard Maestrati, 2006), che fa i conti sulle conseguenze della politica di immigrazione avviata dalla Francia negli anni ’60, per ottenere manodopera a basso costo dalle Antille, attraverso l’istituzione del Bumidon. Il film racconta come hanno vissuto il sogno dell’integrazione le migliaia di antillesi che hanno aderito alla chiamata, e come lo vivono oggi i loro figli, nella Francia di Sarkozy.

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