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giovedì 15 aprile 2010

Cannes 63: due africani in concorso

La conferenza stampa di presentazione della 63. edizione del Festival di Cannes ci ha regalato oggi una lieta sorpresa: due registi di origine africana sono in concorso sulla Croisette, e due registi del calibro del franco-algerino Rachid Bouchareb e del ciadiano Mahamat-Saleh Haroun.
Bouchareb torna a Cannes dopo il successo di Indigènes, 2006 - e dopo aver presentato a Berlino London River, 2009 - ancora una volta con una storia corale che indaga sui rapporti tra Francia e paesi del Maghreb, questa volta direttamente l’Algeria. Il suo Hors la loi (Fuorilegge) si svolge ad Algeri nel 1945: cinque uomini si uniscono per svaligiare un ufficio postale e il denaro dovrebbe servire ufficialmente per finanziare la guerra di liberazione, ma non tutti e cinque gli uomini condividono gli stessi ideali...
Haroun invece è per la prima volta in concorso a Cannes, dopo due fortunate presentazioni veneziane (Bye Bye Africa, 1999 e Daratt, 2006) e una presenza non in concorso sulla Croisette (Abouna, 2002). Il suo film Un homme qui crie (Un uomo che grida) affronta il declino fisico e sociale di un uomo e la sua crisi personale di padre in un paese distrutto dalla violenza e trasformato dalla globalizzazione. La storia si inserisce nel contesto di una guerra civile e della privatizzazione di un grande albergo: l’Africa che attrae gli investimenti internazionali è purtroppo la stessa Africa densa di innumerevoli sofferenze e lotte fratricide. Con un titolo che è un omaggio all’immenso poeta e intellettuale martinicano recentemente scomparso Aimé Césaire (“Un homme qui crie n’est pas un ours qui danse” recitava un verso di Diario di un ritorno al paese natale), Haroun sembra dunque volersi collocare fin da subito sulla scia di film come La vie sur terre e Bamako di Abderrahmane Sissako e insieme portare avanti la propria poetica in bilico fra pubblico e privato iniziata nei film precedenti.

[Maria Coletti]

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