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Cannes 63: Itchombi

di Gentille Assih

La regista togolese ci presenta il suo documentario

La circoncisione è una pratica ancora diffusa in molte culture ad ogni latitudine del mondo. In alcuni paesi occidentali, vedi il Regno Unito, diviene addirittura una moda dovuta a ragioni estetiche e spesso sostenuta da una utilità sanitaria sovrastimata. Molte culture tribali e millenarie hanno adottato questa pratica come un rito istituzionalizzato che può simboleggiare l’ingresso nella comunità, il passaggio all’età adulta, ma non solo.

A Solla, villaggio rurale del confine orientale del Togo, la pratica della circoncisione rituale viene chiamata Itchombi nella lingua nativa. Déou, uno studente togolese a Dakar, ritorna al suo villaggio natale per prendere parte alla cerimonia, seguendo la volontà paterna. Per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili come l’AIDS, Déou chiede l’applicazione delle normali norme sanitarie. Gentille Assih sceglie questa particolarissima storia per raccontare le nicchie culturali che sopravvivono nel suo paese.

Certamente un documentario insolito, dal sapore certamente esotico per gli spettatori europei di Cannes, dove il film è stato proiettato in una piccola sala del marché in presenza della regista. Le immagini aprono lo sguardo su un panorama antropologico raro. La regista segue l’intera preparazione del rituale e ne sintetizza i momenti pregnanti. L’intero villaggio a dire il vero sembra essere in uno stato alterato di coscienza. Si percepisce una eccitazione generale ed un grande senso di rispetto per i coraggiosi che si sottopongono all’Itchombi.

La musica e la danza occupano uno spazio rilevante. Come in occidente l’estetica musicale si basa su una ricezione mentale, così in Africa la musica vale in proporzione alla sua capacità di accompagnare e suscitare il movimento corporeo. Questa relazione è resa evidente dalle danze tribali che inducono stati di trance e incantano per la dinamica delle coreografie e la bellezza dei costumi tradizionali. Colpisce soprattutto una scena in cui un gruppo di donne danza al suono delle loro stesse voci in uno stato di coscienza liminale.

Anche la preparazione di infusi di diverso colore fanno parte del rito preparatorio: i futuri circoncisi bevono in sequenza da una stessa ciotola. Per tutto il periodo la tensione resta alta. Rinunciare all’Itchombi per paura del dolore aprirebbe una ferita incolmabile nell’onore e nella rispettabilità della famiglia. Questa prova di coraggio è necessaria a guadagnare il rispetto della propria compagna e dell’intera comunità.

Tutta la preparazione si conclude con la scelta dei coltelli. Uno alla volta i ragazzi nudi vengono appoggiati su una roccia concava. Ad ognuno viene dato un bastone da stringere contro la fronte. Poi uno sciamano prende il coltello scelto e taglia, senza anestesia, nel tripudio generale. I ragazzi, tutti tra i 18-20 anni, vengono rimessi in piedi ormai pietrificati dal dolore. Sul pene viene applicata una grande foglia che funge da garza. Per festeggiare il grande evento le anziane del villaggio uccidono dei polli stordendoli contro le rocce. Certamente scene inadatte a persone sensibili.

In una breve intervista, la regista Gentille Assih chiarisce meglio il significato del rito e la difficoltà incontrata nel girare scene così estreme.

Quanto tempo sono durate le riprese e quali erano le risorse che avevi a disposizione?

Non è stato semplice girare queste immagini. La popolazione locale è sempre molto diffidente. Si teme sempre che le loro tradizioni culturali possano essere fraintese o giudicate retrograde. Io ho passato diverse settimane a Solla con la popolazione locale. Io sono originaria di un villaggio vicino e quindi ho avuto il vantaggio di parlare la loro stessa lingua. Comunque prima di poter girare le prime immagini ho dovuto guadagnare la loro fiducia. Ho acceso la telecamera solo quando tutti erano sicuri che non avessi strane intenzioni. In totale penso di aver passato sei settimane a Solla. Il mio budget è stato di 5000 euro. Eravamo in due, io ed un assistente che mi aiutava con il materiale.

Gli abitanti di Solla hanno avuto modo di vedere il documentario? Qual’è stata la loro reazione?

Prima della masterizzazione finale del documentario ho mostrato una copia provvisoria nel villaggio. Alla fine della proiezione gli abitanti mi hanno chiesto: “siamo davvero noi quelli?”. Erano completamente sotto choc. Durante la festa l’eccitazione attenua la loro capacità di analisi, e questo film è stata per loro la prima occasione di guardarsi come attraverso uno specchio. Al termine del film si è scatenato un dibattito molto interessante che ha portato ad una evoluzione del rito tradizionale. Per esempio i coltelli vengono sempre disinfettati e sono nate delle associazioni che istruiscono su come praticare la circoncisione in modo sicuro e corretto.

I ragazzi che abbiamo visto sono obbligati a sottoporsi all’Itchombi? C’è un’età precisa a cui si deve praticare?

Non sono obbligati, non ci sono norme scritte. È una antica tradizione tribale sopravvissuta nel tempo. Più che di un obbligo si tratta piuttosto di una pressione sociale a cui i ragazzi non possono sottrarsi. Nel mio paese le donne godono di un profondo rispetto. Vengono considerate portatrici e custodi di vita; per questo in nessun villaggio del Togo si praticano rituali sulle donne. L’Itchombi ha la funzione primaria di meritare il rispetto agli occhi della propria compagna e -di conseguenza- il rispetto dell’intera comunità.

Qual’è la tua opinione rispetto a queste tradizioni? Quali conclusioni vorresti suscitare nello spettatore?

Nella realizzazione di questo documentario non avevo intenzione di giudicare la loro cultura. Io sono nata in un villaggio vicino a Solla e ogni villaggio ha un diverso rito di passaggio. Quello dell’Itchombi è particolarmente violento, ma ce ne sono di diversi che fanno uso di danze o di lotta tradizionale. Queste cerimonie sono fortemente radicate a livello sociale. Stiamo parlando di persone che hanno un profondo senso della lealtà e il tutto avviene sempre in una atmosfera di grande rispetto. Vi sono legati significati diversi. Prima di tutto si pensa che superato un dolore così intenso nulla di più grave può più spaventare nel corso della vita; si acquisisce quindi una grande sicurezza in se stessi. Allo stesso tempo ha la funzione di dare una più profonda conoscenza del dolore. Gli anziani del villaggio dicono “ora che sai quanto dolore si può provocare con un coltello lo userai con molta più attenzione contro un uomo". C’è quindi un complesso sistema etico attorno a queste cerimonie. Inoltre non dovete pensare che le persone che avete visto siano illetterati o appartenenti a classi subalterne. Affatto. L’Itchombi si pratica una volta ogni due anni, e tutta la popolazione rientra dalle grandi città per partecipare. Sono quasi tutti provenienti da classi borghesi e con una buona istruzione. Quel neonato nudo che si vede appoggiato su una roccia ad esempio è il figlio di un attuale ministro del Togo.

Hai già nuovi progetti in cantiere?

Sto preparando un nuovo film, questa volta un lungometraggio. Sarà una storia d’amore che si sviluppa a partire dalle memorie di una anziana nonna... decisamente meno drammatico.

Riccardo Centola | 63. Festival di Cannes

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