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Arcipelago 18: anche Africa è Arcipelago

di Simone Lucarelli

Il 24 giugno, durante la cerimonia di chiusura per la 18° edizione di Arcipelago - Festival Internazionale di Cortometraggi e Nuove Immagini tenutasi presso il cinema Intrastevere a Roma, sono stati resi noti i titoli dei film che sono risultati vincitori all’interno delle sezioni The Short Planet, Con/Corto, Extra Large e Video/Rome. Rome con una netta prevalenza delle donne alla fine di questa edizione, tra registi, attrici, direttrici della fotografia e montatrici. I premi per ciascuna delle categorie sono stati assegnati per miglior cortometraggio nazionale, miglior cortometraggio internazionale, miglior documentario, miglior video regionale, assegnato a premio kodak per la miglior fotografia e menzione speciale della giuria.

Ma, al di là dei premi e dei numerosi articoli pubblicati finora nelle pagine delle maggiori riviste cinematografiche, con l’intento di andare a rilevarne le qualità tecniche-espressive, vorremmo invece soffermarci per riflettere sull’attenzione prestata all’impegno sociale che caratterizza da tempo uno dei più famosi festival della nostra penisola e i suoi partecipanti. Proprio dal punto di vista sociale non potevano mancare interessanti opere inerenti la finestra africana dalla quale le malinconie continuano ad affacciarsi. Tra i titoli, di cui si è già accennato su queste colonne, ce ne sono due che vorrei portare alla vostra attenzione: si tratta del mediometraggio, presente nella sezione Tutti i Diritti del Mondo, Rwanda Again di Lawrence Blankenbyl e Phoebe Mutetsi, prodotto da Fabrica ed il cortometraggio dell’italiana Rosa Russo Everyday but Sunday (nella foto) in gara nella sezione Con/Corto.

La particolarità di questi due film risiede nel mettere in mostra, chi in un modo chi in un altro, l’altra faccia del dolore e le difficoltà che vanno a riempire le nostre menti di preconcetti ogni volta che il nome Africa ci giunge all’orecchio. Questa volta ad essere evidenziate sono invece le speranze collettive, che ci vengono fornite attraverso le testimonianze di chi ha vissuto quei momenti ed i semplici gesti della vita di tutti i giorni. Giorni trascorsi in un paese dalla natura immobile e maestosa: il Rwanda testimone nel corso dello scorso decennio di uno dei più efferati genocidi della storia del XX secolo che ha coinvolto soltanto in cento giorni, più di un milione di persone e che ha interessato gli appartenenti alla comunità dei tutsi, travolgendone gli antichi valori e lasciando questo popolo solo dinanzi al peso della ricostruzione, sorretto però in questa impresa da una forte volontà. Dall’altra parte ci troviamo di fronte alle speranze individuali, raccontate nel film diretto da Rosa Russo, dove Hiwot Beyenne, una bambina di appena dodici anni che vive con la sua famiglia in Etiopia, in un piccolo villaggio a 300 km da Addis Abeba, che tutte le mattine cammina per un’ora e mezza per raggiungere la scuola. Un cammino lungo fatto con la speranza che ogni metro percorso possa avvicinarla al sogno di diventare un giorno medico. Nel frattempo a scuola le viene insegnato a tutelarsi dalle malattie come la malaria, colera e aids, a distinguere i cibi commestibili da quelli che non lo sono, l’importanza dell’igiene e dell’acqua potabile, le basi dell’agricoltura e naturalmente a leggere e scrivere.

Molte sono le difficoltà e gli sforzi che vengono affrontati con tenacia. Per la popolazione ruandese, una simile impresa potrà essere possibile solo se ci sarà la forza comune di lasciarsi alle spalle i fantasmi del conflitto, servendosi dei ricordi come mezzo per la guarigione dalle ferite inferte nella speranza di riuscire a ricostruire collettivamente la vita dell’intera nazione. Altrettanto insidiose sono le difficoltà che attendono la piccola Hiwot nel percorrere la lunga strada che la condurrà a realizzare il sogno di una vita.
In entrambi i casi, però, il cammino è già iniziato e noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di unirci a loro nella speranza che quel grido di aiuto non rimanga una voce lontana e solitaria che aspetta di essere ascoltata, ma che possa trasformarsi in un gesto di umana solidarietà verso chi ha perduto la strada, aiutandolo a tornare al punto di partenza e a ricominciare, superando le barriere che dividono gli uomini, esattamente come ci insegnano i due bambini del film Des enfants dans les arbres (Bania Medjbar, 2009), Karim e Coralie – altri protagonisti di Arcipelago, questa volta in gara nella sezione The Short Planet –, mentre cercano di andare incontro al padre rinchiuso nella prigione di Marsiglia.

18. Arcipelago

Cast & Credits

Rwanda Again
Regia: Lawrence Blankenbyl e Phoebe Mutetsi; sceneggiatura: Phoebe Mutetsi; fotografia: Lawrence Blankenbyl; suono: Christopher Knowlesano; montaggio: Lawrence Blankenbyl; origine: Italia/Svizzara, 2009; formato: Betacam SP – color; durata: 52’; produttore: Babak Payami, Fedrico Jolli; produzione: Fabrica SpA; sito ufficiale: fabrica.it.

Everyday but sunday
Regia: Rosa Russo; sceneggiatura: Rosa Russo; fotografia: Ezana Alemu; suono: Ezana Alemu; montaggio: Corrado Marengo; musica: Andrew M. Morgan; origine: Regno Unito/Etiopia, 2009; formato: Betacam SP – color; durata: 17’; produttore: Stella Papadopoulou; produzione: Onepeople Films.

Des enfants dans les arbres
Regia: Bania Medjbar; sceneggiatura: Bania Medjbar; fotografia: Elin Kirschfink; scenografia: Jean Francois Merot; suono: Maxime Gavaudan; montaggio: Lauret Rouan; musica: Gabriel Yared; origine: Francia, 2009; formato: 35mm – color; durata: 26’; produttore: Sebastien Hussenot; produzione: La Luna Productions.


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