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Finiti i mondiali? Tutti a Durban

di Leonardo De Franceschi

Il DIFF annuncia il programma della 31a edizione

Terminati i mondiali di calcio, quando già si comincia a ventilare l’ipotesi di olimpiadi sudafricane per il 2020, niente di meglio, per chi può, che tuffarsi in una nuova kermesse ricca di eventi e anteprima come quella che promette di essere la 31a edizione del Durban International Film Festival (DIFF), in programma dal 22 luglio al 1° agosto. Il più solido festival sudafricano aprirà con una world premiere attesa dagli amanti del cinema africano e non solo, vale a dire State of Violence di Khalo Matabane.

Matabane, che vinse il Premio per il Miglior Film Sudafricano al DIFF nel 2006 con il docufiction Conversations on a Sunday Afternoon, ritorna al festival con la storia di un uomo la cui moglie è uccisa in quello che sembra essere un atto criminale senza spiegazioni. L’uomo si impegna nella ricerca del killer, fino a rendersi conto che l’omicidio è legato a una pagina oscura del suo passato. Prodotto dalla DV8, State of Violence è intepretato da Fana Mokoena (Hotel Rwanda), Presley Chweneyagae (Il mio nome è Tsotsi) e Neo Ntlatleng. Secondo Matabane, «State of Violence è un film sulla memoria e sul rifiuto. Un uomo di successo sperimenta un evento tragico che lo costringe a fare un viaggio in un paesaggio che rappresenta il suo passato. Una volta che ci si trova, si deve confrontare con una memoria che ha sepolto e con un incidente che ha lacerato la sua famiglia.»

State of Violence è uno dei candidati più accreditati nella sezione internazionale competitiva, che vede schierati anche titoli importanti dell’ultima stagione come Un homme qui crie di Mahamat Saleh haroun, già Premio della Giuria a Cannes, e Moloch tropical dell’haitiano Raoul Peck, insieme ad altri sudafricani in anteprima, come Life, Above All di Oliver Schmitz, reduce dal successo di Cannes, e i nuovi Paradise Stop di Jann Turner (un comedy-thriller degli errori, diretta da un campione al box office locale) e A Small Town Called Descent del debuttante Jahmil XT Qubeka, annunciato come un thriller stilisticamente aggressivo con Vusi Kunene (Kini & Adams, Fools) e ancora Mokoena. In competizione, spazio anche per la talentuosa filmmaker ugandese Caroline Kamya, con Imani, che cerca di combinare la struttura multiplanare di tanto cinema moderno e postmoderno (da Altman e Inarritu) e un approccio africano.

Nuove proposte d’interesse anche dal programma "African Reality", dedicato a documentari di registi africani, con ampio spazio dedicato a cineasti sudafricani come Rehad Desai (The Battle for Johannesburg). All’interno del ricco programma, trova posto una panoramica di film coprodotti dall’Hubert Bals Fund e dal Jan Vrijman Fund, come Congo in Four Acts, ma la partnership con l’Olanda si sostanzia ancora di più nel lancio del primo Durban FilmMart (DFM), in programma dal 23 al 26 luglio, una sezione industry coordinata dall’inglese Mike Kelly e dall’italo svizzero Luciano Gloor, in collaborazione con la direzione del Cinemart dell’International Film Festival di Rotterdam e con l’International Documentary Festival of Amsterdam (IDFA). Nel corso della quattro giorni, verranno presentati dodici progetti di film, fra finzione e documentario, da registi provenienti da Egitto, Nigeria, Etiopia, Zambia e Burkina Faso.

Per chiudere, dal 23 al 27 il festival ospita anche la terza edizione del Talent Campus Durban, con un programma intenso di incontri e seminari mirati ad approfondire la conoscenza e diffusione di nuovi approcci teorici e pratici alla regia, realizzato in collaborazione con il Berlinale Talent Campus.

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