title_magazine

Giorni di guerra

di Florent-Emilio Siri

Dal 6 luglio, è uscito sul mercato homevideo un titolo francese, inedito, di qualche interesse per la nostra testata, dal momento che affronta la guerra d’Algeria (1954-62), insieme al Vietnam, probabilmente il più sanguinoso conflitto coloniale che abbia conosciuto il Novecento. Giorni di guerra (L’ennemi intime) è un film diretto nel 2007 da Florent-Emilio Siri (Nido di vespe, 2002; Hostage, 2005): presentato a Toronto, ha avuto qualche sortita su mercati internazionali (Gran Bretagna, Giappone, persino Stati Uniti) che però non ha controbilanciato l’impatto sostanzialmente negativo ricevuto in patria, soprattutto dalla critica che conta. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, il film non ci risulta sia stato contestato sul piano storico per l’immagine dura e violenta che presenta della guerra (come è successo per esempio di recente a Hors la loi di Rachid Bouchareb), quanto per il partito preso stilistico, vale a dire un espressionismo survoltato sul piano della scrittura filmica che, combinato con una certa ambiguità del messaggio, ha prodotto un mix assai problematico da digerire.

Nel plot, che riprende motivi più cari di quanto non si possa immaginare al cinema francese recente (basti pensare a Mon colonel di Laurent Herbiet e La trahison di Philippe Faucon), vediamo confrontarsi due ufficiali che hanno storie completamente diverse. Il tenente Terrien (Benoît Magimet) è un volontario idealista che si arruola in qualche modo per trovare conferma alle sue certezze circa quello che sta accadendo in Algeria; il sergente Durgnac (Albert Dupontel) è un veterano dell’Indocina, fin troppo consapevole della piega che stanno prendendo gli eventi, tanto da sbronzarsi regolarmente nelle sere di libera uscita. Siamo nel 1959, in una regione montuosa della Cabilia, lontana dagli (scarsi) riflettori della stampa francese e internazionale: i due sono incaricati di debellare un’unità del Fronte di Liberazione Nazionale comandata da un algerino, ex soldato francese. Nei rapporti con la popolazione civile, Terrien cerca subito di far valere la propria umanità, rifiutando di aderire ai metodi degli altri ufficiali, ma il feroce e ottuso comandante Vesoul (Aurélien Recoing) in più occasioni dà carta bianca al capitano Berthaut (Marc Barbé), vecchio commilitone di Durgnac, che non esita a torturare civili inermi pur di ottenere informazioni utili a catturare il capo dei ribelli.

Le azioni si susseguono, in un territorio aspro e ostile agli aggressori, ma in cui gli abitanti dei villaggi sono essi stessi presi tra due fuochi, preda come sono delle ritorsioni dei guerriglieri, se si rifiutano di dar loro ospitalità e sostegno economico. Tra le forze francesi combattono anche dei soldati algerini, come la giovane guida Rachid (Abdelhafid Metalsi), e il vecchio Said (Lounès Tazairt), un reduce della battaglia di Montecassino che ha avuto la famiglia massacrata dal FLN. In più, all’unità si è aggiunto un ragazzino, unico superstite di una strage compiuta sempre dal FLN in un villaggio. Quando il comandante degli insorti sembra a portata di mano, un’azione sfugge di mano a Vesoul che, per salvare l’unità, ordina di radere al suolo una collina piena di ribelli, ordinando l’intervento di bombardieri armati a napalm (li chiamano bidoni speciali, con la stessa ipocrisia con cui i politici chiamano avvenimenti la guerra in corso). Dopo questa carneficina, l’unità francese entra in una spirale implosiva, acuita dalla progressiva perdita di lucidità che investe Terrien, davanti alla realtà di una guerra tanto inutile quanto spietata. Solo Durgnac sarà in grado di uscirne vivo, conservando la memoria terribile di quei giorni e traendone un’incerta morale.

L’edizione curata da enjoy movies e distribuita da Eagle Pictures è assai basica e priva di extra. Un making of o un’intervista sarebbero forse state utili a comprendere un po’ meglio le intenzioni di Siri che, forse primo in Francia, affronta l’Algeria con lo stesso spirito con cui un regista medio hollywoodiano negli anni Ottanta immaginava di raccontare il Vietnam, con la consapevolezza cioè di muoversi all’interno di un filone (il Vietnam movie), a sua volta occorrenza di un macrogenere strutturato come quello bellico. A questa consapevolezza si somma una certa ambizione nei modelli stilistico-espressivi, se è vero che il Coppola di Apocalypse Now aleggia su diverse sequenze e in particolare in quella dell’attacco alla collina. Siri non risparmia nulla allo spettatore, sia sul piano delle risorse retoriche registiche (montaggio serrato, flashforward, soluzioni aggressive) sia su quello delle scansioni di sceneggiatura (alternanza di punti di vista, colpo di scena prefinale) per coinvolgerlo nell’azione. Peccato che una volta usciti dallo stordimento di questi 111 minuti, ci si ritrovi in mano con un reticolo di emozioni prodotte solo con un tour de force artificioso, e un messaggio politico assai discutibile: il cuore di Siri batte infatti dalla parte dei vecchi belligeranti a oltranza come Durgnac, antieroi consumati di una guerra coloniale fuori dalla storia, anche se alla fine della partita si ritrovano sulle stesse conclusioni di idealisti zelanti come Terrien. In tanto dispiego di risorse tecnico-espressive (il film è stato girato in Marocco, con un apprezzabile scelta di location, e un casting di attori arabi notevole – eccetto il povero Mohamed Majd, sacrificato in una comparsata) vanno segnalate una direzione di fotografia efficace con punte di notevole energia plastica (Giovanni Fiore Coltellacci) e uno score con un tema principale sofisticato e straniante (Alexandre Desplat).

Leonardo De Franceschi

Cast & Credits

Giorni di guerra (L’ennemi intime)
Regia: Florent-Emilio Siri; sceneggiatura e dialoghi: Patrick Rotman; adattamento: Florent-Emilio Siri e Patrick Rotman; fotografia: Giovanni Fiore Coltellacci; musiche: Alexandre Desplat; montaggio: Olivier Gajan e Christophe Danilo; scenografia: Dominque Carrara; costumi: Mimi Lempicka; interpreti: Benoit Magimel, Albert Dupontel, Aurélien Recoing, Marc Barbé, Eric Savin, Mohamed Fellag, Lounès Tazairt, Abdelhafid Metalsi, Mohamed Majd; origine: Francia, 2009; formato: 35 mm, 1.85, Dolby Srd; durata: 111’; produzione: François Kraus e Denis Pineau-Valencienne per Les Films du Kiosque, in coproduzione con SND e France 2 Cinéma; produzione homevideo: enjoy movies; distribuzione homevideo: Eagle Pictures; sito ufficiale: lennemi-intime-lefilm.fr

DVD nella confezione: 1; supporto: DVD9 – singolo lato doppio strato; regione: 2; formato video: 16/9; formato audio: Dolby Digital, 5.1; tracce audio: francese e arabo (originale), italiano; lingue sottotitoli: italiano per non udenti.


Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
mercoledì 19 settembre 2018

On line il sito Missing at the Borders

E’ on line il sito https://missingattheborders.org/ che intende dare voce e dignità alla famiglie (...)

mercoledì 19 settembre 2018

In sala La libertà non deve morire in mare

Esce nelle sale giovedì 27 settembre con Distribuzione Indipendente il documentario La libertà (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: alle GdA due premi per Joy

Alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia ben due premi sono andati a Joy della (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: premiato 1938 Diversi

Presentato fuori concorso a Venezia 75 - in sala dall’11 ottobre e il 23 ottobre su Sky Arte - (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha