title_magazine

Il solista

di Joe Wright

All'ombra di Ludwig van

Uscito negli States da 15 mesi, e da quasi altrettanti annunciato per l’Italia, arriva finalmente sugli schermi solo in piena estate Il solista (The Soloist), opera terza dell’inglese Joe Wright (ma prima girata negli States dopo i letterari Orgoglio e pregiudizio e Espiazione), tratta da una storia vera, vissuta e raccontata dal giornalista del L.A. Times Steve Lopez e sceneggiata da Susannah Grant (Erin Brockovich). Per essere un film promosso dalla Dreamworks e dalla Universal e interpretato da due nomi di punta dell’ultima Hollywood come Robert Downey jr. e Jamie Foxx, il film avrebbe potuto avere un impatto ben più consistente, sia in termini di pubblico (finora ha raccolto poco più di 30 MD) che di critica. Così non è stato (il critico più severo è stato paradossalmente Kenneth Turan del L.A. Times! – anche se non sono mancate voci positive) forse per una regia e una direzione d’attori meno solide di quanto ci si potesse aspettare.


Trailer fornito da Filmtrailer.com

Come nella biografia omonima di Lopez (Downey jr.), uscita nel 2008, tutto comincia quando, stordito da una violenta caduta in bicicletta, il noto columnist del L.A. Times si ritrova di colpo a corto di storie e s’imbatte per caso in un singolare homeless, Nathaniel Ayers (Foxx), che si esibisce in strada sotto la statua di Beethoven con un violino che ha solo due corde, dimostrando tuttavia una tecnica e un tocco fuori dal comune. Indagando su di lui, Lopez riesce a scoprire che Nathaniel, nato a Cleveland da una famiglia modesta, ha studiato violoncello alla prestigiosa Juilliard School ma si è ben presto ritirato. Nonostante Nathaniel sembri sfuggire alle attenzioni di Lopez (che ha cominciato ad occuparsi di lui con una serie di articoli), in realtà comincia ad affezionarsi al giornalista, che cerca di convincerlo ad integrarsi alla comunità Lamp, dalla quale sono assistiti già migliaia di senza dimora e sbandati come lui.

Come non senza difficoltà ricostruisce Lopez, Nathaniel ha alle spalle, oltre una storia di rapporti problematici con la madre, ormai morta (Lorraine Toussaint), e la sorella (Lisa Gay Hamilton, Honeydripper, Nine lives), che pure entrambe lo adoravano, un’esperienza di progressivo distacco dalla realtà – paradossalmente acuito dalla straordinaria dedizione alla musica – che lo ha portato a perdere le occasioni avute di un effettivo inserimento in un’orchestra e a decidere di vivere in strada. Lopez, che ha anche lui le sue ferite (ha un matrimonio fallito con una collega – licenza poetica del film), cerca di far pressione su un medico del Lamp perché sottoponga a un trattamento anche forzato Nathaniel per le sue crisi schizofreniche, tanto più che per il talento che ha conservato, potrebbe ancora reinserirsi in un’orchestra, come testimonia il provino, pure turbolento, che ha con un noto violoncellista. La terapia selvaggia cui Lopez sottopone Nathaniel, spingendolo a vincere le proprie paure, dà esiti incerti e altalenanti finché il giornalista non riesce a trovare e far venire a Los Angeles la sorella. Nonostante continui a frequentare la comunità Lamp, grazie alla tenacia di Lopez e soprattutto all’amore per la musica, Nathaniel (quello del film e quello vero, che ha collaborato al film insieme alla sorella come consulente) riuscirà almeno in parte a infrangere quella cappa di autismo e ipocondria che lo isolava dal resto del mondo.

Come si accennava in apertura, nonostante l’attenzione con cui sembra essere stata ricostruita la parabola di Ayers, il film presenta diverse incertezze e fragilità. Penso per esempio, sul piano dell’intreccio, al flashback, che ricostruisce didascalicamente l’evoluzione del suo rapporto con la madre e la sorella e accenna alla sue esperienze alla Julliard School fino all’insorgere delle prime crisi di schizofrenia. Probabilmente si sarebbe potuta trovare una soluzione meno scontata per introdurre queste informazioni narrative. Forse, sul piano della definizione del carattere di Nathaniel, sarebbe stato opportuno chiarire le modalità per le quali, nonostante la dedizione della madre nei suoi confronti, sia proprio in qualche modo la voce di lei, moltiplicandosi in un coro di prescrizioni e consigli che invadono la sua testa, a castrare Nathaniel, distraendolo dalla partitura dell’amato Ludvig van, oppure le relazioni che tutto questo ha con la sua ossessione per l’ordine e la pulizia. Aggiungo che se la performance di Foxx, piuttosto manierata ma priva dei tic da nomination assicurata (e infatti non è stato preso in considerazione dai membri dell’Academy), si mantiene equilibrata lungo tutta l’evoluzione del personaggio, non così si può dire per quella di Downey jr., sovraccarica soprattutto nei toni vocali, almeno nella fase di presentazione del personaggio e nella scena clou del faccia a faccia con l’ex-moglie dopo la colluttazione con Nathaniel.

Ma a lasciare interdetti è soprattutto la regia di Wright, che si guarda dall’adottare un registro di visione attento ma distaccato (come il Thomas McCarthy di L’ospite inatteso), producendosi invece in un tour de force espressivo che oscilla fra l’intimismo minimalista delle scene d’interni e l’accensione lirica di talune scene d’esterni, soprattutto di quelle costruite in crescendo con l’apporto della musica. Penso in modo particolare alla sequenza in cui Nathaniel suona un violoncello, per la prima volta dopo decenni, nel tunnel stradale dove l’homeless passa buona parte del suo tempo. Qui e altrove, portando la cinepresa ad elevarsi in un ardito movimento di gru che si appoggia al volo di alcuni uccelli, Wright si impegna nella ricerca di correlativi visuali dell’emozione trasmessa dalla musica (più avanti ricorre a una successione di macchie di colore in lenta successione), con risultati non particolarmente brillanti e alla lunga stucchevoli. Ciò detto, nel complesso Il solista rimane un biopic musicale di un certo interesse, e i momenti di incertezza e sbandamento del tessuto espressivo non inficiano la forza della vicenda umana che il film ci restituisce.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsIl solista (The Soloist)
Regia: Joe Wright; sceneggiatura: Susannah Grant, dal libro di Steve Lopez The Soloist: A Lost Dream, an Unlikely Friendship, and the Redemptive Power of Music; fotografia: Seamus McGarvey; musiche: Dario Marianelli; montaggio: Paul Tothill; scenografia: Sarah Greenwood; costumi: Jacqueline Durran; interpreti: Jamie Foxx, Robert Downey Jr., Catherine Keener, Tom Hollander, Lisa Gay Hamilton, Nelsan Ellis, Rachael Harris, Stephen Root, Lorraine Toussaint, Justin Martin; origine: Usa, 2009; formato: 35 mm, 2,35:1; durata: 117’; produzione: Gary Foster e Russ Krasnoff per Krasnoff/Foster Entertainment, in associazione con Working Title Films; distribuzione: Universal Pictures; sito ufficiale: soloistmovie.com

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
venerdì 12 gennaio 2018

Viaggio in Italia con il cinema tunisino

A 50 anni dal primo passaggio di Roberto Rossellini in Tunisia per le riprese de Gli atti degli (...)

martedì 2 gennaio 2018

Terminate in Marocco le riprese di Sofia

Sono terminate a dicembre le riprese di Sofia, primo lungometraggio della cineasta (...)

lunedì 4 dicembre 2017

I premi del RIFF

Sono stati annunciati ieri i vincitori della XVI edizione del RIFF – Rome Independent Film (...)

lunedì 4 dicembre 2017

Balon e Talien premiati al TFF

Alla cerimonia di chiusura del trentacinquesimo Torino Film Festival che si è svolta lo scorso 2 (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha