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War Don Don

di Rebecca Richman Cohen

La guerra è finita

Ancora una volta il Palazzo delle Esposizioni di Roma è stato sede di un interessantissimo evento, organizzato da Internazionale, settimanale che pubblica i migliori articoli di giornali di tutto il mondo. Si è infatti conclusa lo scorso 10 ottobre la rassegna dei migliori documentari prodotti nell’ultima stagione, che sono stati selezionati in occasione del festival organizzato da anni dalla rivista a Ferrara e che rappresenta ormai un appuntamento imperdibile. Tale rassegna è stata organizzata e immaginata come indice di immagini in movimento, una sorta di indice dinamico di un possibile numero di Internazionale. Tra i sei documentari selezionati – che testimoniano situazioni legate a paesi lontani quali il Nicaragua, la Cina, la Corea del Nord, o anche ad alcuni più vicini come la Bulgaria – Internazionale ha inserito War Don Don, diretto dalla regista Rebecca Richman Cohen.

«La guerra è finita», è così che traduciamo dal creolo «war don don». Sì, perchè la Sierra Leone, stato dell’Africa occidentale, emerge da una guerra civile protrattasi per 11 anni, il cui impatto sulle condizioni di vita della popolazione è risultato atroce e devastante: a partire dal 1600 i commercianti inglesi ebbero il predominio abolendo la schiavitù e avviando una politica volta a favorire il ritorno in Africa degli ex schiavi, facendo sbarcare in Sierra Leone gli africani liberati dalle navi negriere intercettate al largo del Golfo di Guinea. Furono i primi gruppi di schiavi liberati, provenienti dall’Europa e dall’America, a fondare la capitale nel 1787, Freetown, appunto, la città libera. Dopo la dominazione coloniale inglese, tra il 1808 e il 1961, e un periodo di relativa prosperità negli anni ’50 legato alle attività minerarie, la Sierra Leone ha conosciuto un progressivo declino economico, situazione ulteriormente aggravatasi con la guerra civile iniziata nel 1991 e terminata solo nel 2002, quando la guerra in corso in Liberia sconfinò nel paese innescando tensioni interne.

Ancora oggi, la guerra in Sierra Leone rimane impressa nell’immaginario collettivo per le gravissime atrocità commesse nei confronti dei civili, le vere vittime della guerra civile: donne e bambini sono stati oggetto di orribili violenze e abusi, migliaia di giovanissimi tra i 4 e i 16 anni sono stati arruolati come bambini-soldato, marchiati a fuoco con le sigle dei gruppi ribelli, tra i quali il RUF (Revolutionary United Front, “Fronte Unito Rivoluzionario”), di cui faceva parte Issa Sesay, protagonista di War Don Don.
A presentarlo al Palazzo delle Esposizioni Jamila Mascat, collaboratrice della rivista, la quale ha spiegato le ragioni e le scelte che hanno portato la Richman Cohen a realizzare 85 minuti di informazione e grande testimonianza: «La regista, tramite la storia di Issa Sesay, ex comandante ribelle della Sierra Leone, non soltanto documenta una singola esperienza, ma dà la possibilità allo spettatore di porsi delle domande. Sesay è stato accusato di arruolamento di bambini, stupri, genocidio, mutilazioni, e condannato a più di cinquanta anni di carcere, ma c’è chi continua a difenderlo».

Il documentario mostra il processo che si è tenuto nella sede del tribunale internazionale creato dalle Nazioni Unite e, tramite la raccolta di testimonianze degli avvocati, delle vittime e dello stesso ex ribelle, emerge che egli abbia protetto molti civili – parte più colpita dalla guerra – collaborando al processo di pace. È proprio questo l’interrogativo che la Richman Cohen vuole creare nella mente dello spettatore: ondannare un uomo, che comunque è un essere umano, può far dimenticare le atrocità del passato? È davvero una giustizia riparatrice?

Per il suo lavoro su War Don Don, la regista si è aggiudicata il premio d’eccellenza Cinereach per la narrazione artistica e ha inoltre ricevuto il Premio Speciale della Giuria al SXSW Film Festival. Un nome in più da aggiungere al sempre crescente cinema indipendente.

Renata Ornella Orlando | Internazionale a Roma

Cast & Credits

War Don Don

Regia e sceneggiatura: Rebecca Richman Cohen; fotografia: Nadia Hallgren, William Charles Moss; montaggio: Francisco Bello ; suono: Scott Guitteau; musiche: Bajah+ The Dry Eye Crew; origine: Stati Uniti, 2010; durata: 85’; produzione: Rebecca Richman Cohen, Francisco Bello per Naked Edge Films, Racing Horse Productions; sito ufficiale: wardondonfilm.com


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