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JCC 2010: Omaggio a Tahar Cheriaa

di Gina Annunziata

Un tributo per il fondatore del festival e padre spirituale del cinema tunisino

Si è appena conclusa a Tunisi la 23. edizione delle Journées cinématographiques de Carthage. Qui da più di quarant’anni, con cadenza biennale, fa tappa il cinema arabo e africano in un festival che è stato da sempre occasione di confronto e di dialogo, laddove sono state consacrate le opere di grandi cineasti da La noire de… (1966) di Sembène Ousmane fino a Teza (2008) di Haile Gerima.

L’atto fondativo di questo ormai storico festival è attribuito a Tahar Cheriaa (nella foto), pioniere e padre spirituale del cinema tunisino. Nato in Tunisia nel 1927 a Sayada, nella regione del Sahel, Cheriaa si diploma prima in Lettere Arabe a Tunisi nel 1951 e poi alla Facoltà di Lettere di Parigi nel 1952. Presidente della Fédération des Ciné-Clubs, nel 1962 viene nominato alla Direzione del Cinema dell’appena costituito Ministero della Cultura della Tunisia indipendente. È nel 1966 che dà vita alle Journées Cinématographiques de Carthage di cui sarà segretario fino al 1974. Nello stesso tempo lavora come esperto di cinema e cultura araba all’UNESCO. Dal 1956 collabora come critico alle più importanti riviste tunisine come Ibla, Culture e Al-Idhaa, di cui è direttore e fondatore. Membro delle più importanti associazioni arabe e africane della stampa e del cinema, presidente onorario della Fédération Panafricaine des Cinéastes, Cheriaa partecipa attivamente ai dibattiti sul cinema arabo e africano nelle riviste francesi e arabe. Promotore infaticabile del cinema dell’Africa nera e del mondo arabo, Cheriaa ha dedicato la sua vita a sostenere la lotta per la libertà d’espressione.

Quest’anno, all’interno della sezione Cinéma et memoire, è stata organizzata in suo onore una serata presentata dal critico e cineasta tunisino Férid Boughedir durante la quale è stato proiettato Tahar Cheriaa, à l’ombre du baobab, documentario in progress di Mohamed Challouf, regista e produttore tunisino, e il cortometraggio Tahar Cheriaa en direct di Anis Achour, prodotto dall’Institut Supérieur des Arts Multimédia de la Manouba (Tunisi). Compagni di strada, vecchi amici, registi e cinefili, sono accorsi al Teatro Municipale di Tunisi, tra cui un emozionato Moustapha Nagbou, critico cinematografico, ex direttore del cineclub della città di Kairouan e fondatore della rivista 7e Art. Mohamed Challouf, presentando il documentario ancora in fase di lavorazione, ha riconosciuto in Cheriaa la figura che in Tunisia ha aperto gli occhi alle giovani generazioni sui paesi a sud del Sahara. Il Nordafrica continuava a rivolgere lo sguardo verso l’Europa, Cheriaa invece lo dirige verso sud, scoprendo e promuovendo realtà culturali ricchissime. Challouf ha voluto dedicare la serata agli ospiti di questa edizione provenienti dell’Africa subsahariana, eredi di imponenti figure come Sembène Ousmane, Lionel Ngakane, Djibril Diop Mambety. Presente al Teatro municipale anche Kahena Attia, montatrice di Tahar Cheriaa, a l’ombre du baobab (si ricorda il suo lavoro per Sembène Ousmane, Nouri Bouzid, Cheikh Oumar Sissoko) che ha rimarcato il ruolo del fondatore delle JCC nell’incoraggiare tanti che come lei giovanissimi si sono avvicinati al fare cinematografico. Questo personaggio, di cui si percepisce subito l’eccezionale personalità, rappresenta oggi un possibile ponte tra le generazioni nella presa di coscienza della propria identità. Non a caso per il lavoro di montaggio è stata coinvolta anche la giovanissima montatrice Asma Khlifi.

Nel documentario si susseguono le testimonianze del regista egiziano Tewfik Salah, la poetessa e giornalista senegalese Annette M’baye Derneville, la regista egiziana Ateyyat el Abnoudy, il regista ivoriano Timité Bassori, il regista burkinabé Gaston Kaboré, il direttore del Centre Cinématographique Marocain Nour-Eddine Sail, i registi Cheikh Oumar Sissoko e Haile Gerima e il capo della divisione politiche culturali e del dialogo interculturale dell’UNESCO Ali Moussa Iyé. Ciascuno a suo modo ha ricordato la passione di Cheriaa per il cinema e la sua capacità di presentare la diversità del mondo arabo e africano come straordinaria ricchezza.

Timité Bassori si è soffermato sul ruolo fondamentale di Cheriaa nella promozione del FESPACO, quando uscito da prigione alla fine degli anni Sessanta ed eletto a Parigi responsabile della sezione Cinema dell’Agence de la Francophonie, incoraggia l’istituzionalizzazione e l’internazionalizzazione del festival panafricano di Ouagadougou, ancora poco noto in Occidente. Con Sembène Ousmane, presente nel documentario attraverso preziose immagini di repertorio, Cheriaa organizza l’alternanza biennale del FESPACO e delle JCC per combattere la censura e le pratiche di monopolio nella distribuzione. A sua volta Haile Gerima colloca la figura di Cheriaa, simbolo dell’africanità del Maghreb, all’interno di una storia del cinema africano che si configura come lotta fin dalla sua nascita. Le azioni di quest’uomo, i suoi testi, le manifestazioni e le associazioni da lui fondate all’interno di uno spirito panafricano sopravvivranno come atti storici di questa lotta di cui è doveroso che le giovani generazioni vengano a conoscenza.

Ateyyat el Abnoudy (presente in sala, le JCC hanno reso omaggio anche alla sua carriera di documentarista) ricorda quando, arrivata al Festival International du Film Amateur di Kelibia nel 1971, dove partecipò e vinse con il documentario Husan al-Tin (Cavallo d’argilla), tutti i giovani registi tunisini non parlavano che di Tahar Cheriaa, del suo impegno nel sostenere le loro opere. Atyat forse definisce nel modo più efficace la sua attività: né produttore, né regista professionista, né agente di attori ma personalità indipendente, Tahar Cheriaa ha vissuto il cinema come sacerdozio.
Dopo le proiezioni, affaticato dalla malattia che non gli ha impedito di prendere parte alla serata a lui consacrata, combattivo come sempre, Cheriaa dal palco del teatro ha ricordato con nostalgia i primi momenti del post-colonialismo in Tunisia, i tentativi di creare una federazione di cineclub e soprattutto l’entusiasmo nel poter finalmente creare una cinematografia nazionale e recuperare al tempo stesso la memoria del passato.

Tahar Cheriaa non è la sola personalità a essere stata omaggiata in questa 23 edizione. Le JCC hanno dedicato una retrospettiva al regista algerino Rachid Bouchareb (in competizione con il film Hors-la-loi), all’attrice palestinese Hiam Abbas (protagonista tra l’altro del film libanese in competizione Chaque jour est une fête, opera prima della regista Dima El-Horr), al regista libanese Ghassen Salhab e infine alla straordinaria figura di Sotigui Kouyaté, che ci ha lasciati nell’aprile di quest’anno.

Foto di Mohamed Challouf

PS La triste notizia della morte di Tahar Cheriaa ci è giunta all’indomani della fine delle JCC 2010, quando già avevamo pubblicato questo articolo [ndr].

Gina Annunziata | 23. Journées Cinématographique de Carthage

Cast & CreditsTahar Cheriaa, a l’ombre du Baobab
Work in progress al 27/10/2010 Regia : Mohamed Challouf; fotografia: Kamel Regaya e Cristina Bocchialini; montaggio: Kahena Attia; assistente al montaggio: Asma Klifi; origine: Tunisia, 2010; durata: 32’; produzione: Caravanes Productions.

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