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Festival di Roma: Termini underground

di Emilia Zazza

C'ho un'idea, c'ho un'idea, disse Enea

Stazione Termini di Roma: grande punto focale della città, luogo che raccoglie migliaia e migliaia di persone ogni giorno, persone dirette in ogni dove, che si incontrano e si scontrano. Ma a Termini esiste un luogo che non tutti conoscono, che però per molti rappresenta un luogo neutro, in cui si creano amicizie, in cui si possono lasciare fuori i problemi, in cui si può piangere, si può ridere, e in cui non si pensa a nient’altro. Questo luogo si trova nei sotterranei della stazione, e la giovane regista Emilia Zazza ha voluto raccontare l’esperienza di alcuni ragazzi – provenienti da diverse parti del globo e per la maggior parte immigrati – attraverso i loro occhi, le loro risate, i loro ritmi hip hop con Termini underground, documentario presentato lo scorso 31 ottobre presso la Casa del Cinema della capitale romana, inserito nella sezione “Alice nella città” della 5. edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.

Da tre anni la coreografa Angela Cocozza, che innanzitutto rappresenta la socia fondatrice dell’Associazione Ali Onlus, specializzata in eventi artistici a sfondo sociale, ha a disposizione una piccola sala-teatro (appartenente al Dopolavoro Ferroviario), che è diventata, oltre che luogo di sudore e divertimento, anche un punto fondamentale di aggregazione sociale, grazie anche all’ideologia di base dell’hip hop che, da sempre, rappresenta una vera e propria filosofia di aggregazione. Termini underground spia le avventure dei ragazzi durante l’allestimento dello spettacolo Aeneas, tratto dall’Eneide di Virgilio, uno spettacolo metaforico e simbolico – essendo, per volontà del fato, Enea il profugo – e rappresentato, tra l’altro, al Teatro Palladium di Roma lo scorso giugno 2010; la Zazza ha deciso di scriverlo e dirigerlo due anni fa, quando ha scoperto questa realtà. Spiega infatti: «in quel periodo facevo ricerche per verificare una mia personale teoria, ovvero che Roma, nonostante fosse percepita come una città chiusa e poco accogliente, avesse comunque dentro di sé delle resistenze, anche se portate avanti prevalentemente da privati e con grandi dosi di sacrificio. Per caso, lessi un piccolo trafiletto de L’Unità in cui si parlava di questa scuola nei sotterranei di Termini, proprio sotto i binari».

Emilia ha seguito più da vicino le storie di quattro ragazzi, ma «solo perché sono esperienze paradigmatiche per tutto il gruppo». Alcuni di loro sono insegnanti o ballerini professionisti, come Nando, che ad un certo punto ha dovuto scegliere tra la danza e, causa permesso di soggiorno scaduto, l’accettazione di un lavoro a tempo indeterminato. «I loro problemi sono quelli di tutti gli adolescenti della loro età ma, in certi casi, si arriva ad un punto in cui si alza un muro che fa percepire le differenze – afferma la regista – ma in ogni caso, quello che abbiamo toccato con mano in questo periodo di lavoro è quanto siano poco valutati certi dibattiti sull’opportunità dell’accoglienza. La realtà è molto più avanti, e ci mostra che, almeno in circostanze come queste, l’integrazione è già esistente».

Il grande coinvolgimento della regista è sottolineato, inoltre, anche dal punto di vista stilistico, infatti non vi è traccia di interviste, la camera viaggia morbidamente e senza invadenza in mezzo ai ragazzi, cercando di creare più agio possibile, con ottimi risultati. Nonostante non siano mai arrivati i fondi per produrre tutto questo, era importante per gli artefici di Termini underground andare fino in fondo, raccontare la storia di questi ragazzi, andando oltre la parte più materiale, elemento inesistente nel lavoro della Zazza.

Grazie alla sua passione, alla collaborazione di Digital Room, la grinta di Angela Cocozza e dei ragazzi, questa esperienza, che rappresenta anche un’occasione per guardare Roma da un’altra angolazione, in termini di aggregazione e integrazione sociale, è approdata al festival di Roma, dove i ballerini hanno anche svolto una performance sul Red Carpet, sul ritmo di Enea super rap, testo del noto gruppo rap capitolino, gli Assalti Frontali.
Adesso si attendono dei lavori di manutenzione per rendere la saletta del tutto agibile, così da poter ricominciare a ballare e, perché no, a sognare.

Renata Ornella Orlando | 5. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsTermini underground
Regia: Emilia Zazza; sceneggiatura: Emilia Zazza, Gianluca Colloca; fotografia: Federico Greco, Michele De Angelis; montaggio: Rosso Fiorentino; suono: Giuseppe Silvi; origine: Italia, 2010; durata: 80’; produzione: Digital Room, Emilia Zazza; coproduzione: Lulù Cancrini, Gianluca Colloca, Rosso Fiorentino, Federico Greco, Nicola Ragone, Cineteatro Associazione ALI Onlus; facebook.

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