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Festival di Roma: Tête de turc

di Pascal Elbé

Periferie dell'anima

Si sono spenti i riflettori sulla 5. edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Come già negli anni precedenti, la sezione Alice nella Città si è distinta per una programmazione particolarmente ricca e vivace con l’evidente intenzione di andare ben oltre l’interesse dei ragazzi.
Lo dimostra anche uno degli ultimi lungometraggi presentati per il concorso di questa sezione, Tête de turc (2010), esordio alla regia dell’attore e sceneggiatore Pascal Elbé, uscito a marzo nelle sale francesi, un polar sociale ambientato in una banlieue, nel quale l’azione sconsiderata di un ragazzo di 14 anni sconvolge e trasforma le vite di molte persone.

Tête de turc è un film corale nel quale le conseguenze del gesto di Bora, giovane ragazzo turco immigrato che vive con la madre e il fratello in una delle tante cité francesi, si ripercuotono sulle vite di molte persone. Le tensioni tra i poliziotti e i giovani della cité sfociano in un atto di violenza contro un auto di un medico d’urgenza, Simon: scambiata per una volante della polizia, la macchina del medico viene colpita da sassi lanciati da un tetto e da una molotov che la incendia. È il giovane Bora a lanciare la molotov ma allo stesso tempo a mettere in salvo Simon tirandolo fuori dall’auto in fiamme. Il medico entra in coma e da questo gesto parte un’onda d’urto che investe il fratello di Simon che, tormentato e pieno di sensi di colpa, cerca il riscatto nell’ossessiva ricerca del vero colpevole, un uomo che ha visto morire la moglie perché Simon, aggredito, non è riuscito ad arrivare in tempo per aiutarla e Nina la ragazza di Bora con il quale sta progettando di fuggire in Turchia alla ricerca del padre.

La banlieue di Elbé è un labirinto scuro nel quale convivono realtà diverse, mondi che s’ignorano, uniti solo dalla solitudine e dall’emarginazione, è un luogo freddo, violento e pieno di contraddizioni. Questo luogo chiuso, questo mondo isolato dal quale si sogna di fuggire è terreno fertile per la struttura narrativa scelta da Elbé che s’ispira evidentemente a Inarritu e che trova proprio nella scrittura dei personaggi, l’elemento di forza del film.
Più che per la messa in scena Tête de turc si fa apprezzare per la sceneggiatura, che non è originale ma sicuramente incisiva soprattutto nella formazione di alcuni personaggi, tra cui Bora, sua madre Sibel e Atom, il fratello di Simon. Il tormento di Bora, carnefice e salvatore, interpretato da Samir Makhlouf, alla sua prima esperienza in un lungometraggio, si sviluppa in un crescendo costante e continuo che non lascia fiato al ragazzo, diviso tra paure, sogni e sensi di colpa formando, in un percorso violento e doloroso, la coscienza di Bora anche attraverso il conflitto e la comprensione con Sibel, interpretata dall’affascinante Ronit Elkabetz.
Figura chiave di Tête de turc è Atom, il fratello poliziotto di Simon, anche lui dilaniato dai sensi di colpa ma per una vecchia storia per la quale cerca sempre un riscatto. Atom è interpretato da Roschdy Zem, attore e regista di origini marocchine, amico di Elbé: i due hanno già lavorato insieme nel primo film da regista di Zem, Mauvais foi (Bad Faith, 2006), del quale Elbé ha firmato anche la sceneggiatura oltre ad interpretare un ruolo.

Tête de turc, polar sociale e film corale, sfrutta il conflitto tra turchi e armeni per alimentare il contrasto tra la famiglia di Simon e Atom e la famiglia di Bora e quella del ragazzo, vicino di casa di Bora che è stato accusato e condannato per aver lanciato la molotov. Tra violenza, spaccio e disoccupazione, il giudizio che il padre di Simon e Atom esprime sulle famiglie che vivono nella banlieue è quello di un mondo dell’immigrazione che non riesce ad integrarsi.
Elbé ha scritto Tête de turc ispirandosi a un fatto realmente accaduto, quello di una studentessa senegalese bruciata viva in un autobus per mano di un gruppo di otto minorenni a Marsiglia. Elbé esplicita dunque il suo intento di voler sfruttare il film di genere per arrivare all’analisi profonda delle persone che vivono quotidianamente una realtà della quale se ne conosce solo la superficie, che i media mostrano con distacco e ignoranza.

Alice Casalini | 5. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsTête de turc
Regia: Pascal Elbé; sceneggiatura: Pascal Elbé; fotografia: Jean-Francois Hensgens; suono: Pierre Tucat; montaggio: Arnaud Rolland; scenografia: Denis Mercier; costumi: Jacqueline Bouchard; interpreti: Roschdy Zem, Pascal Elbé, Ronit Elkabetz, Simon Abkarian, Samir Makhlouf; origine: Francia, 2010; formato: 35 mm, 1.85, Dolby Srd; durata: 87’; produzione: Alicéleo Cinéma, France 2 Cinema; distribuzione: Other Angle Pictures (internazionale); sito ufficiale: http://www.tetedeturc.fr/?frompromo=movies_vault_tetedeturc

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