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Festival di Roma: A mao e a luva

di Roberto Orazi

Trafficare libri e sogni

Cosa spinge un uomo povero a comprare dei libri? Attorno a questa domanda ruotano tutte le speranze e gli sforzi impiegati da Ricardo Gomes Ferraz, meglio conosciuto come Kcal, che da quindici anni lotta per sollevare la sua gente dall’ignoranza, dalla noia e dalla malavita che dilagano tra gli abitanti della Pina, favela di Recife nel quartiere di Bode, situata a nord est del Brasile in cui vive. A questa domanda Ricardo riesce a rispondere attraverso le parole dei libri e delle sue poesie insieme alla melodia della sua musica.

A mao e a luva (La mano e il guanto) è il nuovo film diretto da Roberto Orazi presentato il 3 novembre 2010 al Festival Internazionale del film di Roma, all’interno della sezione “L’altro Cinema/Extra”, presso il Teatro Studio dell’Auditorium di Roma dove è stato accolto con grande entusiasmo ed applaudito a lungo alla fine della proiezione.

Con questo film il regista, già noto al pubblico italiano per aver presentato nella precedente edizione del festival il documentario H.O.T. human organ traffic e prima ancora nel 2006, partecipando al Roma DocFest con AIGARMANA!!, ha voluto portare sul grande schermo una storia, spaziando dal documentario alla finzione, drammatica e allegra allo stesso tempo, commovente e piena di speranza, fantastica al punto tale che difficilmente, e solo dopo buona parte del film, é possibile credere di trovarsi di fronte alle vicissitudini reali di un uomo, povero di denaro ma talmente ricco di sogni da volerli regalare agli altri.

Scappato di casa a sedici anni, Kcal trova il suo primo libro nell’immondizia: A mao e a luva di Machado de Assis, uno dei maggiori scrittori della letteratura brasiliana, grazie al quale si appassiona alla letteratura e alla poesia al punto tale che a trenta anni decide di realizzare un progetto che rivoluzionerà la sua vita e quella degli abitanti della Pina favela. Comprare, vendere e scambiare libri per aprire una biblioteca in modo da togliere i ragazzi dalla strada e avvicinarli alla cultura. Un trafficante di libri come si autodefinisce Kcal, ma anche di sogni, di speranze per coloro che come lui non hanno avuto la possibilità di studiare e che credono che la strada, la povertà e la schiavitù siano le uniche vie da poter percorrere nel corso della vita. Esattamente come i personaggi del libro che sapevano che il loro guanto stava da qualche parte e che bisognava solo trovarlo, così Kcal sapeva che con la poesia era possibile fare grandi cose e che, soprattutto per i ragazzi, bisognava solo trovare il modo per poterle realizzare. In questo modo capì che era necessario unire le sue due passioni, la poesia e la musica, due elementi indissolubili per ottenere un unico scopo. Esattamente come la mano e il guanto.

Liberare il proprio villaggio dall’ignoranza. Un villaggio che vive solo di pesca, governato dalla malavita a cui però ora viene offerta un’alternativa. Va di casa in casa cercando gente disposta ad aiutarlo, ad insegnare ai bambini a sognare, a credere nelle favole, lontani dal traffico di droga e dalla prostituzione. Questa è la vita che Kcal ha scelto per sé e che vuole regalare agli altri. Inizia aprendo una piccola biblioteca utilizzando la piccola palafitta in cui vive, dato che nessuno credeva nel suo sogno, un sogno troppo incredibile per gente troppo povera. Successivamente riesce ad aprire la sua Livroteca o Guardioes nel cuore della favela, questa volta aiutato da tutti per aiutare tutti: familiari, amici ma anche i nemici. «Cosa saremmo senza nemici?» si chiede Kcal, senza qualcuno che ci scuota, che ci faccia desiderare ciò che vogliamo?

Per avvicinare più gente possibile alla sua idea, Kcal realizza incontri di poesia per le strade, nelle piazze, invitando il maggior numero di persone a partecipare, facendosi pubblicità tramite collaborazioni radiofoniche, volantini, passaparola e tutto ciò che possa servire a sponsorizzare gli eventi, offrendo a chiunque la possibilità di incontrare la poesia, insegnandola, ascoltandola ma soprattutto scrivendola. Ed è questo che fa Kcal: scrive. Scrive sulla rivoluzione, sulla decadenza, sulla droga, sull’amore, sulla libertà, scrive sul desiderio di reagire e farsi valere, sul superamento dei propri limiti e sui limiti imposti dagli altri. Ma più di tutto scrive sull’acqua e sulle maree che condizionano quotidianamente la vita del villaggio.

Un portatore di sogni, di arte, di poesia. Perché la poesia è arte e l’arte è tutto. Può aprire gli animi, cambiare la vita, dare speranza. La malavita è sofferenza, e quando ci si rifugia in essa, è allora che la gente non sa dove altro guardare perché non sa vedere, non sa sperare e non sa sognare. Ed è quando si vive senza poesia che non si riesce a sognare, non si riesce a credere nel sogno e condividerlo con gli altri. Lo sbaglio si fa proprio quando ci si convince che sia troppo tardi per rifugiarsi nei sogni, non capendo che il sogno, la poesia e quindi l’arte è dentro ognuno di noi. Non basta dire: non sono capace, anche se sembra essere la soluzione più facile, bisogna almeno tentare. Basta solo che qualcuno ci insegni come poterla tirare fuori, che ci aiuti non semplicemente a trovare la rima, ma a dare un senso alla nostra poesia, che ce la procuri di nascosto, che ce la faccia annusare e ce ne faccia scoprire il profumo. Insomma ci serve un bricante do poesia.

Vi state ancora chiedendo cosa possa spingere un uomo povero a comprare libri?
Oggi all’età di trentacinque anni, per il suo impegno verso la società e la sua attenzione all’insegnamento, a Kcal è stato conferito il premio Faz diferença, già assegnato nel 2003 al presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva. Nel 2009 da parte del Ministero della Cultura del Brasile, viene riconosciuta l’importanza socio-culturale della Livroteca, permettendo così la sua diffusione in tutto lo stato brasiliano che conta a oggi circa cinquecento biblioteche nate a esempio di quella di Racife.
Da sottolineare la calorosa accoglienza che ha ricevuto il film, in entrambe le sue proiezioni, presso il Teatro Studio Dell’Auditorium di Roma e dell’altrettanto caloroso ringraziamento rivolto al pubblico da parte del regista Roberto Orazi e dello stesso Ricardo Gomes Ferrer, intervenuti dopo essere stati presentati da Mario Sesti, spiegando sia come da parte del Ministero della Cultura del Brasile fosse nata l’idea che ha portato alla realizzazione del film, sia offrendo la loro disponibilità a rispondere alle domande del pubblico sui problemi incontrati da Kcal nel corso della sua opera.

Simone Lucarelli | 5. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsA mao e a luva
Regia: Roberto Orazi; sceneggiatura: Roberto Orazi; fotografia: Roberto Orazi; suono: Renato Borghetti, Ricardo Gomes Ferrer, Roberto Vallicelli; montaggio: Roberto Orazi, Alessandro Avarucci; origine: Italia, 2010; formato: HD, colore; durata: 70’; produzione: Lupin Film.

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