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JCC 2010: La Tunisia a corto di premi

di Gina Annunziata

Les Palmiers blessés di Abdellatif Ben Ammar, Fin décembre di Moëz Kamoun e Chronique d’une agonie di Aïda Ben Aleya

La Giuria dell’appena conclusa 23. edizione delle Journées cinématographiques de Carthage, presieduta dal regista haitiano Raoul Peck, ha premiato con il Tanit d’oro per il miglior film Microphone del regista egiziano Ahmed Abdallah. Il Tanit d’argento è andato a Voyage à Alger di Adelkrim Bahlouf (Algeria), che ha ottenuto anche il premio del pubblico istituito quest’anno, mentre il Tanit di bronzo è andato al film La mosquée del marocchino Daoud Aouled Syadn. Nessun riconoscimento dunque per i tre lungometraggi tunisini in concorso ovvero Les palmiers blessés di Abdellatif Ben Ammar (nella foto), Chronique d’une agonie di Aïda Ben Aleya e Fin décembre di Moëz Kamoun, in un’edizione che si è contraddistinta per la cospicua presenza della Tunisia con un totale di ben cinquantacinque opere in programma. Il festival, infatti, ha previsto una sezione dedicata alla cinematografia nazionale (Panorama du cinéma tunisien) in cui sono stati proiettati trentasei film prodotti tra il 2009 e il 2010, oltre a una sezione dedicata alla competizione nazionale dei cortometraggi, conclusasi con il primo premio a Vivre di Walid Tayâa e il secondo a The last song di Hmaida Béhi. Un corto tunisino, Linge sale di Malik Amara, ha vinto la competizione internazionale.

Con Les palmiers blessés di Abdellatif Ben Ammar, Tanit d’oro con Aziza nel 1980, è al suo quinto lungometraggio. Nel 1974 aveva diretto Sejnane sulla guerra di liberazione, annoverato tra i capolavori della cinematografia nazionale. Con questo film Ben Ammar ritorna sulla storia del Paese affrontando la cosiddetta guerra di Biserta del 1961. La città, in posizione strategica tra le due rive del Mediterraneo, era una base navale che la Francia aveva conservato dopo l’indipendenza. La richiesta di Bourguiba a De Gaulle di restituire la città alla Tunisia causò un conflitto conclusosi con cinquemila soldati morti. Les palmiers blessés colloca l’azione trent’anni prima: Chama (Leila Ouaz), una giovane donna di Tunisi, trova lavoro a Biserta come dattilografa per uno scrittore alle prese con la sua autobiografia. Il caso vuole che il contenuto del libro sia incentrato sulle cinque giornate (19- 23 luglio 1961) durante le quali persero la vita tanti patrioti volontari, tra cui il padre di lei. Chama conosce a malapena questa storia che l’ha resa orfana all’età di un anno, ma poco a poco scoprirà che quella che lo scrittore sta scrivendo è in realtà una falsificazione dei fatti che non rende onore a chi vi ha perso la vita. Il film, una coproduzione tra Algeria e Tunisia, interseca il racconto con altri due conflitti: la guerra del Golfo che entra nel film attraverso le immagini drammatiche dei telegiornali e la guerra civile in Algeria che il regista introduce attraverso il personaggio di Noureddine (Hassan Kachnach), musicista algerino esule in Tunisia. Da segnalare una piccola scena, che ha provocato larghi applausi tra il pubblico, in cui figurano alcuni importanti artisti tunisini che suonano insieme a Noureddine la notte dell’ultimo dell’anno. Una scena - omaggio dove si riconoscono i pittori Njah Mahdaoui e Hamadi Ben Saad, il poeta Ouled Ahmed e il regista Nouri Bouzid. Nelle note di regia si legge l’intento di Ben Ammar di voler in qualche modo sopperire al vuoto di riferimenti delle nuove generazioni e alla scarsa conoscenza del proprio passato. Les palmiers blessés ha ottenuto il premio della Giuria dei ragazzi.

Fin décembre di Moez Kamoun, al suo secondo lungometraggio dopo Parole d’hommes uscito nel 2004, affronta invece temi come l’emigrazione e le difficoltà del rapporto uomo-donna nelle zone rurali. Il film racconta, sullo sfondo dello spettacolare paesaggio berbero di Takrouna, la storia di Aicha (Hend El Fehem), giovane donna che sogna di lasciare il paese per una vita migliore. Nel villaggio arriva Adam (Dhafer El Abidine), un giovane medico stanco della routine della città e della sua vita solitaria, e Sofiéne (Lotfi Abdelli), un immigrato di ritorno alla ricerca di una moglie.

Degno di nota ci è apparso Chronique d’une agonie di Aïda Ben Aleya, che è arrivata alla regia dopo anni di lavoro nel campo della produzione cinematografica. Poco nota al pubblico tunisino, si è imposta grazie alla tenacia che l’ha spinta a realizzare il suo primo lungometraggio senza alcuna sovvenzione, solo grazie all’aiuto della sua equipe e del produttore Khaled Agrebi della Didon films. In Dar Joued (2009) la regista aveva affrontato la storia, ambientata nei primi del Novecento, di quattro donne rinchiuse per il reato di disobbedienza o di adulterio in un istituto di reclusione a Tunisi, Dar Joued appunto, luogo realmente esistito che sarà poi interdetto dal presidente Bourghiba nel 1956. In Chronique d’une agonie siamo nella Tunisi di oggi dove Donia, interpretata da Amira Chelbli, è una ragazza solitaria ingabbiata tra un lavoro che non le piace e un nonno allettato e insopportabile. Il film riesce perfettamente a trasmettere l’agonia di questa ragazza che subisce molestie sul lavoro, insulti dal nonno materno e un abbandono dall’uomo che ama. Nel film anche Ahmed Hafiane, l’attore tunisino che da qualche anno lavora in Italia (La giusta distanza, Sono con te), nel ruolo di un sordomuto che condivide con Donia i suoi momenti di solitudine.

Nonostante il considerevole numero di film di recente produzione programmati alle JCC e malgrado l’anno che si appresta a concludersi sia stato indicato come l’anno del cinema dal Presidente Ben Ali, non possiamo non trasmettere le difficoltà di produzione che molti registi, anche i più riconosciuti, continuano a denunciare per fare cinema in Tunisia. È solo da poche settimane che un regista come Mahmoud Ben Mahmoud (Les siestes grenadine, Traversées) ha finalmente ottenuto, dopo mesi di blocco, il permesso a girare Le professeur, film ambientato negli anni Settanta che racconterà le difficoltà di un professore dell’Università di Tunisi dopo la nomina dal partito di governo a capo della Lega tunisina dei diritti dell’uomo. Sono in attesa di realizzare nuove opere registi come Moufida Tlatli, Nouri Bouzid, Nacer Khemir, autori rispettivamente di film come Les silences du palais, Making of, Bab’Aziz

23. Journées Cinématographiques de Carthage

Cast & Credits

Les palmiers blessés
Regia e sceneggiatura: Abdellatif Ben Ammar; fotografia: Christophe Paturange; montaggio: Arbi Ben Ali; interpreti: Leïla Ouaz, Neji Najah, Rym Takoucht, Hassan Kachnach, Aïda Kechoud, Jawhar Basti; origine: Tunisia/Algérie, 2010; durata: 110’; formato: 35mm; produzione: Dumar Films - CTV Services - Procom International, Paofilm.

Fin décembre
Regia e sceneggiatura: Moez Kamoun; fotografia: Sofiane El Feni; montaggio: Arbi Ben Ali; musica; Riadh El Fehri; interpreti: Hend El Fahem, Dhafer L’Abidine, Lotfi Abdelli, Lotfi Bondka, Dalila Meftahi, Jamel Madani, Sonia Belgacem, Latifa Gafsi, Donia Saadi, Helmi Dridi; origine: Tunisia, 2010; durata: 104’; produzione: Sinbad Production.

Chronique d’une agonie
Regia e sceneggiatura: Aida Ben Aleya; fotografia: Ali Ben Abdallah; montaggio: Faten Hafnaoui; musica: Wassim; intepreti: Amira Chalbi, Ahmed Hafiane; Abdelmadjid Bakir, Laaroussi Zebidi; origine: Tunisia, 2010; durata: 81’; produzione: Didon Films.


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