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Festival di Roma: Hævnen - In A Better World

di Susanne Bier

Tra Svezia e Africa, una vita a metà

Presentato in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma e vincitore dei premi Marc’Aurelio del Pubblico al miglior film e del Gran Premio della Giuria, Hævnen (In A Better World) uscirà nelle sale italiane il 10 dicembre con il titolo In un mondo migliore, distribuito dalla Teodora film.
La nota regista danese, Susanne Bier (Non desiderare la donna d’altriBrødre, 2004; Dopo il matrimonioEfter Brylluppet, 2006) racchiude nel suo titolo in lingua originale la trama del film: Hævnen in danese ha il significato di vendetta.
Ambientato tra la Danimarca e l’Africa, oltre al nostro premio nazionale, il film ha già riscosso un notevole successo all’estero, è stato acclamato al recente Toronto Film Festival e candidato dalla Danimarca agli Oscar 2011.

Anton (Mikael Persbrandt), uno straordinario medico che lavora come volontario in un campo di fortuna di uno sconosciuto villaggio africano, fa da spola tra il suo lavoro in Africa e la sua vita privata in Danimarca, dove lo attendono due figli e una quasi ex moglie. Elias (Markus Rygaard), il figlio adolescente viene tormentato e maltrattato dai bulli della scuola e per questo soffre molto. A proteggerlo arriva Christian (William Jøhnk Nielsen), un bambino appena trasferitosi dall’Inghilterra dove ha dolorosamente perso la madre malata di cancro. Tra i due nasce subito una complicità dovuta al carattere molto forte di Christian che alla fine lo trascina in un gioco molto rischioso, mettendo in pericolo le proprie vite e quelle degli altri.

Il film ci invita a riflettere sul disagio e sull’essenza del male: non racconta l’innocente mondo dei ragazzi, ma mette in luce problematiche drammatiche e reali, facendoci capire che tutto ciò potrebbe capitare ad ognuno di noi. Solitudine, fragilità, dolore e sofferenza si tramutano in violenza e vendetta. La complessità della nostra mente che reagisce nei modi più svariati ai diversi problemi che la vita ci presenta.
Due famiglie distrutte dal dolore di questi ragazzi e due ragazzi distrutti psicologicamente dalle vicende dei loro genitori.

Nella famiglia del bravo dottore, Elias soffre per la separazione dei genitori e fa di tutto per suggerire al padre un riavvicinamento verso la madre Marianne (Trine Dyrholm), tradita da Anton. Christian invece non perdona suo padre Claus (Ulrich Thomsen) per avergli mentito sulla reale gravità della malattia di sua madre, promettendogli un’inverosimile guarigione. Quindi cova dentro di sé una rabbia incredibile non solo verso il padre, ma anche verso chi non lo rispetta, reagendo con violenza, una violenza macabra che parte col picchiare furiosamente e minacciare con un coltello il bullo che infastidiva Elias, fino a diventare costruttore di bombe fatte in casa, per vendicare un’umiliazione fatta ad Anton, da un uomo troppo violento.

Il dottore cerca in tutti i modi di inculcare l’etica del perdono e di spiegare ai ragazzi che non si risolve niente con la violenza e la guerra: lui ne è perfettamente consapevole, ogni giorno costretto nel suo villaggio africano a salvare vite innocenti. Le vittime sono in perenne pericolo per le immonde violenze causate da “Big Man”, un sanguinario personaggio che in seguito ha bisogno proprio delle cure del dottore.
Gli orrori che Anton è costretto a sopportare sono appagati dai fantastici sorrisi dei bambini col viso impolverato che corrono felici dietro la jeep dei medici nelle scene che aprono e chiudono il film; sorrisi che invece non vediamo nei ragazzi della Danimarca, cresciuti in una società piuttosto negativa.

In verità, non è troppo differente vivere in un mondo civile o vivere nel cosiddetto Terzo mondo, le dinamiche e le problematiche sono molto vicine: violenza, intolleranza e incomprensioni che creano atti di terrorismo in ogni parte del mondo.
In alcuni punti emerge anche il particolare astio che divide svedesi e danesi, un’antica e sanguinosa rivalità non ancora sanata, risalente ai tentativi della Danimarca di invadere la Svezia. Ultima testimonianza il dialetto adottato nelle due sponde tra il ponte che separa Malmoe da Copenaghen: un orrendo miscuglio tra i due linguaggi...

Susanne Bier ha avuto dei problemi con alcuni paesi musulmani, in particolare il Sudan ha accusato il film di essere anti-islamico e di dipingere una situazione inesistente in Darfur. In un comunicato la regista spiega che il film, girato in Kenia non affronta temi religiosi e che le azioni si svolgono in un luogo non specificato dell’Africa.
Già venduto in 50 paesi, compresi gli Stati Uniti, Hævnen – In A Better World sicuramente una delle migliori pellicole proiettate in questa quinta edizione del Festival di Roma, mette in luce i contrasti dei due diversi mondi accumunati dal male, dall’odio e dalla vendetta.

Francesca Iannantuoni | 5. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsHævnen – In A Better World (In Un Mondo Migliore)
Regia: Susanne Bier; sceneggiatura: Susanne Bier, Anders Thomas Jensen; fotografia: Morten Søborg; musiche: Johan Søderqvist; montaggio: Pernille Bech Christensen; interpreti: Mikael Persbrandt, Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Markus Rygaard; origine: Danimarca, 2010; formato: 35 mm, 2.35:1, Dolby Srd; durata: 113’; produzione: Zentropa Entertainments16; distribuzione italiana: Teodora Film; uscita: 10 dicembre 2010

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