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Haroun vince l'afrofestival di Verona

di Leonardo De Franceschi

Si è chiusa l’edizione del trentennale per il Festival del Cinema Africano di Verona, promosso dal Centro Missionario Diocesano di Verona, dalla storica rivista Nigrizia, dall’ONG Progettomondo e da Crescere insieme onlus. La giuria internazionale, presieduta dall’organizzatrice spagnola Mane Cisneros (Tarifa Film Festival), e composta dalla regista tunisina Raja Amari, dal regista inglese Jordan Stone, dall’attore e regista keniota Kamau Wa N’dungu e dall’attore di Sao Tome Angelo Torres, ha voluto conferire il massimo riconoscimento al film Un homme qui crie di Mahamat-Saleh Haroun, già apprezzato dal pubblico di Cannes. Il premio per il miglior documentario è andato al tunisino Un conte de faits di Hichem Ben Ammar, già premiato anche al FCAAAL di Milano come del resto il senegalese Un transport en commun, che vince anche a Verona il trofeo come miglior cortometraggio.

Il premio del pubblico è andato al keniota Soul Boy di Hawa Essuman, prodotto da Tom Tykwer. Tra gli altri riconoscimenti, vale la pena ricordare quello andato al documentario Soltanto il mare di di Dagmawi Yimer, Giulio Cederna e Fabrizio Barraco, conferito dalla Giuria viaggiatori e migranti, «per aver saputo raccontare attraverso gli occhi poetici di Dagmawi il viaggio di ritorno all’isola che lo aveva visto, nel 2006, sbarcare come immigrato clandestino. Si mette in luce un percorso di integrazione positivo e con sensibilità e attenzione all’ascolto Dagmawi riesce a cogliere le problematiche degli abitanti dell’isola che, come lui, sono viaggiatori migranti. Ringrazia chi lo ha tratto in salvo da quel mare che separa i due continenti e che porta in sè la possibilità di morte o vita, sia per il protagonista che per gli abitanti di Lampedusa. Soltanto il mare è la speranza per loro in un futuro migliore».

Tra le novità del festival, una pubblicazione che, per dirla con le parole del direttore Fabrizio Colombo «ha l’ambizione di essere un nuovo contributo alla storia del cinema africano. Un testo dedicato agli appassionati, ai cultori, ma anche, grazie al suo approccio didattico, al mondo della formazione al cinema, sia a livello universitario che professionale. A curare l’opera, alcuni tra più bravi critici mondiali, assieme a registi africani della nuova generazione, che hanno contribuito alla scrittura di saggi e recensioni nell’arco di questi ultimi trent’anni: i nuovi generi come la fantascienza e il thriller, i diritti umani nel cinema delle Afriche, il boom del cinema popolare, ecc... Il Festival renderà questo grande lavoro accessibile e libero (in CC Copyleft) su Wikiafrica/Wikipedia.In seguito, ci sarà anche una pubblicazione cartacea».

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