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28 TFF: Bakroman

di Gianluca e Massimiliano De Serio

Viaggio al termine di Ouagadougou

A Torino l’atmosfera è agitata. Gli studenti hanno completamente paralizzato il traffico in tutta la città. Questo, come le decine di focolai che scaldano le università italiane in questo fine novembre, nel tentativo di aprire gli occhi all’opinione pubblica sul nuovo decreto Gelmini. Il ddl si pretenderebbe una riforma organica del sistema universitario. Ennesima beffa in un paese dove i ricercatori si danno sempre più alla fuga nella vicina Europa continentale.

Malgrado la tensione palpabile il ventottesimo Torino Film Festival (TFF) continua senza troppi imprevisti. Tra i film dedicati alle realtà africane contemporanee spicca Bakroman presentato in concorso nella sezione Italiana doc. Il film approfondisce con immagini dai forti contrasti la vita quotidiana nelle fasce marginali del popolo di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, città fortemente rappresentativa per il cinema panafricano grazie al biennale appuntamento del FESPACO.

Il film è firmato dai talentuosi torinesi fratelli De Serio, già vincitori di vari festival internazionali grazie a piccoli ma significativi progetti, come il corto Zakaria. I De Serio sono tra i pochi registi della penisola ad essere incuriositi dal confronto con le culture dei paesi emergenti e onestamente impegnati nella descrizione del quotidiano della piccola gente. Bakroman è infatti il termine che designa il ragazzo di strada in lingua mooré. È su di loro e con loro che il documentario si svolge tra gli angoli più miserabili della periferia della capitale burkinabé.

Un vivere quotidiano che risuona nella memoria collettiva del pubblico italiano come l’eco di un’epoca debellata. È al dopoguerra dei film di Rossellini che l’immaginario tende a riallacciare queste immagini: una miseria di cui a stento resta memoria da questa parte del Mediterraneo. Bambini che dormono sui lati dei marciapiedi, un sonno innaturale portato dai vapori della colla. Una madre tiene in braccio il suo bambino, e vibra di una disperazione silenziosa per non poterlo sfamare e lavare. Immagini che sopravvivono alla indifferenza nella bulimia di immagini di una miseria che in fondo ci piace commiserare.

Una volta tanto lo spettacolo non risiede nella subalternità del popolo africano ma nella sua capacità di rinascere da se stesso, dalle sue ceneri. I bakroman si sono dati una organizzazione e si sono riuniti in un sindacato. Questa associazione agisce in modo attivo nel tessuto sociale con strumenti elementari: l’ascolto, il dialogo, la solidarietà. Tanto basta a salvare una vita dalla strada. Grazie alla forza del gruppo, i casi disperati ritrovano uno spiraglio di luce e di dignità e riescono a reinserirsi nella parte sana della città.

Le immagini sono girate in uno stile da cinema diretto: videocamera a spalla e suono in presa diretta. I primi piani occupano la maggior parte delle inquadrature. E dai volti traspare l’ammirazione degli autori per questi eroi gentili. Immagini che tendono ai toni forti. I chiaroscuri sono accentuati e i soggetti spesso in controluce. La lingua mooré è la colonna sonora principale, accanto ai ronzii dei motocicli che sfrecciano sulle strade terrose.

Colpisce la delicatezza di questo film. Un omaggio al potere motrice della parola. Una insolita fiducia nel linguaggio per questi quattro occhi europei che ci chiedono di stare a guardare con fiducia un popolo che - con fatica - si rimette in piedi.

Riccardo Centola | 28. Torino Film Festival

Cast & CreditsBakroman
Regia: Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio; sceneggiatura: Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio; fotografia: Gianluca De Serio; montaggio: Stefano Craverio; suono: Andrea Viali; con: Tasseré, Aziz, Omar, Sofie e i ragazzi del "Sindacato" di Ouaga; origine: Italia, 2010; formato: Beta Digital, colore; durata: 90’; produzione: Alessandro Borrelli, per La Sarraz Pictures, col sostegno della Film Commission Torino Piemonte; sito ufficiale: lasarraz.com

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