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28 TFF: Una scuola italiana

di Angelo Loy e Giulio Cederna

Sillabario di convivenza

Parlare di scuola in un periodo talmente teso per il futuro dell’istruzione nel nostro paese porterebbe molti a credere che Una scuola italiana, presentato al 28° Torino Film Festival nella sezione Italiana.doc, sia l’ennesimo assalto alla vergogna, ennesima panoramica del degrado e delle inefficienze sistemiche, elencate nel classico reportage che nulla aggiungerebbe ad una buona puntata di Report.
Giulio Cederna e Angelo Loy hanno invece scelto la via opposta e ci introducono nella incantevole realtà della scuola materna "Carlo Pisacane", già definita scuola ghetto dai rappresentanti dell’amministrazione romana per le alte percentuali di bambini di origine straniera: otto su dieci. Polemiche che hanno animato per giorni i soliti giornali e telegiornali affamati di fumo. Chiacchiere che nulla hanno afferrato del reale e prezioso lavoro che le maestre affrontano con passione e competenza dietro quei portali austeri. Per tema e sensibilità quest’opera può essere facilmente accostata all’ottimo documentario di Edoardo Winspeare Sotto il celio azzurro, girato anch’esso in una scuola materna multietnica di Roma.

La camera si muove leggera ad altezza bambino. Sono loro i piccoli maestri. In pochi semplici gesti ci mostrano come ogni barriera sia il puro scarto di paure irrazionali, peculiarità degli adulti. A cinque anni la diversità affascina, stimola, incuriosisce. Nei genitori preoccupa. Per questo motivo alcuni scelgono di cambiare istituto già temendo un ritardo nella performance intellettuale. Bieco sciovinismo straccione.

Le immagini parlano chiaro. I bambini si istruiscono a vicenda sulla loro diversità, ed imparano le regole del vivere insieme, sotto lo stesso tetto. L’italiano diviene progressivamente un suono familiare. I laboratori di teatro li stimolano e li uniscono nella condivisione delle emozioni del racconto. È con la storia del mago di Oz che i bambini imparano il senso del viaggio, del ritorno, delle radici. Assistiamo ai primi passi della lunga formazione della loro identità.

Il tutto avviene sotto gli occhi attenti delle maestre. Grazie alla loro esperienza e al loro lavoro di raccordo tra le famiglie della comunità di Tor Pignattara. Anche gli adulti scoprono la bellezza del conoscersi. La magia del vivere insieme perde la carica utopica e suggerisce delle strade percorribili e mai messe abbastanza in valore in questi tempi leghisti.

Il film è stato realizzato soprattutto grazie al sostegno dell’associazione Asinitas Onlus. La responsabile dell’associazione nonché produttrice Cecilia Bartoli, presente alla proiezione, ha posto l’accento sulla norma legislativa che al momento prevede un limite alla composizione delle classi nelle scuole pubbliche con un tetto massimo del 30% di stranieri. A rendere il provvedimento ancora più stupefacente il dettaglio che i bambini nati in Italia da famiglie immigrate sono ugualmente considerati stranieri e dunque smistati secondo la quota. Non serve aggiungere molto per immaginare quanto inadatte siano queste leggi rispetto alla nuova realtà dei flussi migratori in un mondo globalizzato.

Il film ci lascia impazienti di costruire una società più solida. Un piccolo e prezioso contributo nella lotta alla xenofobia che riposa oggi in Italia come un drago accovacciato dietro le pareti domestiche. Una scialuppa di salvataggio nel naufragio italiano.

Riccardo Centola | 28. Torino Film Festival

Cast & CreditsUna scuola italiana
Regia: Angelo Loy, Giulio Cederna; sceneggiatura: Angelo Loy, Giulio Cederna; fotografia: Angelo Loy; montaggio: Aline Hervé; musiche: Riccardo Cimino, Thierry Valentini; suono: Giulio Cederna; origine: Italia, 2010; formato: Beta Digital, colore; durata: 75’; produzione: Cecilia Bartoli, Marco Carsetti e Alessandro Triulzi, per Asinitas Onlus; sito ufficiale: unascuolaitaliana.blogspot.com

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