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The Battle for Johannesburg

di Rehad Desai

L’altro volto dei mondiali

Tra gli eventi da ricordare pensando al 2010 c’è sicuramente lo storico mondiale in Sudafrica che, a 16 anni dalla fine dell’apartheid, ha visto l’Africa protagonista della scena mondiale per un mese. Guardando oltre la facciata dello show dei mondiali e delle vuvuzela cosa hanno rappresentato questi mondiali per il Sudafrica e cosa hanno portato alla città di Johannesburg? Il regista sudafricano Rehad Desai ha seguito i cambiamenti del volto della città sudafricana in previsione dei mondiali di calcio che si stava prestando ad ospitare con il suo documentario The Battle for Johannesburg (2010).

C’è un posto per la gente povera nella nuova Johannesburg? Questo è il sottotitolo della locandina di The Battle for Johannsburg, uscito in Sud Africa pochi mesi prima dell’atteso mondiale e presentato in anteprima alla 31ma edizione del DIFF (Durban International Film Festival) e, poco dopo, al Tricontinental Human Rights Film Festival.
Dal 1994 Johannesburg è cresciuta senza controllo, si sono riversate in città dalle campagne migliaia di persone in cerca di fortuna, ma il risultato è stato che la metropoli è passata alle cronache con la fama di luogo pericoloso e violento: degrado e violenza hanno trovato terreno fertile nell’indifferenza e nella povertà. Sono cresciuti così numerosi quartieri dove la gente vive senza servizi igienici, tra disoccupazione, droga e criminalità. Uno dei più famosi tra questi quartieri è quello di Hillbrow, storico luogo dei caffè, dei locali, della musica e dei club nei lontani anni Settanta, ora simbolo di violenza e degrado. Nel 2008 il film di Ralph Ziman, Jerusalema (2008), prendeva questo quartiere come simbolo del fallimento del nuovo Sudafrica.

In The Battle for Johannesburg, Hillbrow è uno dei luoghi dei quali si parla: Desai nei ventiquattro mesi precedenti i mondiali intervista architetti, urbanisti, personale del comune, e molte persone che vivono nei fatiscenti palazzi. Gli investimenti portati dal giro di denaro della World Cup hanno rivitalizzato la fantasia dei costruttori e degli architetti, e messo in moto una macchina per riqualificare la città. Sono stati fatti sgombrare molti edifici per trasferire le famiglie in strutture meno fatiscenti, almeno in principio e il regista segue con discrezione questi sgomberi, le lacrime di dolore per chi non sa come fare e dove andare e chi gioisce per un alloggio dove ci sarà un bagno e il gas.

The Battle for Johannesburg è un documentario dall’impianto classico che però ha il pregio di ritrarre le persone e i luoghi con immagini incisive: volti e luoghi rimangono impressi, scatti vivi e nitidi di un mondo del quale Desai restituisce una visione completa. Il regista ha prodotto il suo documentario con la Uhuru Productions della quale fa parte e The Battle for Johannesburg arriva dopo il successo del precedente documentario Bushman’s Secret (2006) con il quale ha girato i festival di tutto il mondo. Desai è passato a raccontare le contraddizioni e tra antiche tradizioni e mondo occidentale attraverso le vicende che si nascondono dietro i segreti della pianta hoodia, usata dalle tribù del deserto per placare il senso della fame e subito intercettata dalle multinazionali come interessante fonte di guadagno, all’analisi dell’emergenza abitativa della città di Johannesburg alla vigilia dei mondiali. In entrambi i documentari è evidente l’attenzione di Desai per i temi sociopolitici, l’interesse per la comprensione e l’emersione delle contraddizioni legate allo scontro tra vecchie tradizioni, vecchi mondi e la logica consumistica del capitalismo che diffuso senza controllo crea scompensi ingestibili.

Alice Casalini

Cast & CreditsThe Battle for Johannesburg
Regia: Rehad Desai; fotografia: Jonathan Kovel, Darryl Els; montaggio: Menno Boerema; suono: Nami Mhlongo; musica: Joel Assaizky; origine: Sudafrica, 2010; formato: HD, colore; durata: 71’; produzione: Rehad desai per Uhuru Productions; sito ufficiale: uhuruproductions.co.za

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