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Tunisia: immagini libere da un paese alla ricerca della libertà

a cura di Maria Coletti

In solidarietà con la Rivoluzione dei Gelsomini...

Ho quasi una seconda famiglia a Tunisi e ho amato la Tunisia fin dalla prima volta (la prima di una decina) che ci ho messo piede: è difficile in queste ore di lutto, di terrore e di tensione scrivere qualcosa di sensato.

Quel che è certo, è che è terribilmente ingiusto morire solo per il desiderio di libertà e di giustizia. Solo per avere avuto dopo un ventennio e più di dittatura il coraggio di scendere in piazza a reclamare i propri diritti. Solo perché la crisi economica toglie ogni speranza di futuro a molti giovani.

Non ho parole per spiegare o commentare tutto questo. Ma non si tratta solo di una "battaglia del pane". Non è solo questione di povertà, ma soprattutto della dignità di cui i tunisini sono stati a lungo privati, e che ora la reclamano fieri di fronte al potere, armati solo del proprio coraggio e della propria determinazione.

Una grande lezione, anche per noi, dall’altra parte del Mediterraneo.

Dalle pagine virtuali di Cinemafrica, non possiamo che esprimere la nostra tristezza e la nostra solidarietà, contribuendo a diffondere alcune delle immagini libere, indipendenti, girate in questi giorni e in questi anni dalla società civile tunisina.

Rimandiamo in questo caso in particolare al sito di Fortress Europe e alle parole con cui vengono accompagnate queste forti immagini, invitandovi a farle circolare.

Per chi è a Roma, ricordiamo inoltre l’appuntamento di solidarietà con il popolo tunisino, per chiedere che cessino le violenze contro i civili e i manifestanti, domani SABATO 15 GENNAIO, sit-in dalle ore 15 all’Ambasciata Tunisina (Via Asmara, 7).

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Le combat pur la dignité

A tutti quelli che ancora credono alle guerre del pane e alle infiltrazioni del terrorismo nella piazza in Tunisia. Ecco "Le combat pour la dignité", il bellissimo documentario sulla precedente rivolta, quelle che nel 2008 infiammò le piazze di Redeyef, la capitale mondiale delle miniere di fosfato. Un lavoro di Omeyya Seddik e Iyed Dahmani. Un film che mostra come la crudeltà della repressione del regime tunisino non sia iniziata a Sidi Bouzid lo scorso 17 dicembre. Già nel 2008 la polizia sparava sui manifestanti e torturava chi rivendicava i propri diritti. Il racconto di quei giorni nelle parole delle mogli dei sindacalisti arrestati all’epoca. Sì perché loro, le donne, hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale per la Tunisia che verrà.

http://fortresseurope.blogspot.com/2011/01/le-combat-pour-la-dignite.html

Martiri

"Sono felice di essere tunisino, sono felice di essere il figlio di qualcuno che ha già fatto la guerra per la libertà e per la democrazia e per la legalità. E sarò felice anche se dovessi morire perché adesso il popolo ha scoperto la verità in questa storia". Stamattina ho ricevuto questo sms da un amico di Tunisi, dove ormai si spara nelle vie principali della capitale. I morti sono almeno 35, c’è chi dice siano più di cinquanta. Noi abbiamo cercato in rete. E abbiamo trovato questi 11 video. Girati coi telefonini. Sono video forti. Sono i video dei martiri. Ragazzi che anziché bruciare la frontiera hanno deciso di restare e di lottare e hanno pagato con la vita. Uccisi dagli spari della polizia a cui Ben Ali da una settimana ha ordinato di sparare a vista, con il nullaosta delle cancellerie europee che continuano a menarla con la teoria del male minore. Meglio un dittatore che il terrorismo. Ma questi video sono chiari: se in Tunisia c’è terrore, è terrore di Stato. Intanto per sabato 15 gennaio si annunciano manifestazioni di solidarietà in tutta la Francia, e in Italia a Milano, Roma e Palermo.

http://fortresseurope.blogspot.com/2011/01/martiri.html#more

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