title_magazine

Lo sparviero del Nilo

di Giacomo Gentilomo

Medusa video ha appena messo sul mercato un film d’antan, diretto da un artigiano solido come Giacomo Gentilomo (nella foto sul set). Lo sparviero del Nilo ha diversi elementi d’interesse per noi: oltre all’ambientazione esotica in un Egitto ottocentesco da operetta, conta sapere che il film è stato girato nel 1949 in loco, tra Il Cairo e dintorni (anche se gli interni sono ricostruiti a Cinecittà), e che soprattutto ne sono state approntate due versioni, rispolverando un’abitudine caduta in disuso già nella seconda metà degli anni Trenta. La versione egiziana, dal titolo Al saqr (letteralmente, il falcone) fu diretta da un regista emergente destinato ben presto a diventare tra i nomi di punta della cinematografia egiziana, Salah Abu Seif, mentre i tre ruoli principali furono affidati ad altrettanti pesi massimi dello star system nazionale come Samia Gamal (Leila), Emad Hamdy (Rachid) e Farid Shawqi (Ibrahim). Nella versione italiana, a sostituirli sono, rispettivamente, Silvana Pampanini, Enzo Fiermonte e Folco Lulli, ai quali si aggiunge un insinuante Vittorio Gassman, ma vale la pena segnalare che sia la Pampanini che Gassman sono doppiati: in mancanza di dati certi, credo di riconoscere con una certa sicurezza nella voce prestata alla Pampanini quella della grande Lydia Simoneschi – peccato che nell’edizione homevideo nessuno si sia premurato di precisare questo dato.

Ma veniamo al plot, scritto insieme a Gentilomo da Vittorio Nino Novarese. Il Cairo, prima metà del Ottocento. Leila, nipote del nobile Ahmed Pasha, alla notizia della morte del nonno decide di lasciare Parigi dove è nata e cresciuta (il padre, figlio del Pasha, dopo gli studi era rimasto nella ville lumière) e prendere possesso della sua eredità. L’amministratore Ibrahim approfitta della buona fede della ragazza per convincerla ad accettare un progetto di scavi in un territorio su cui vive da secoli la tribù dei Beni Amer: Leila crede si tratti di pozzi artesiani che porteranno acqua ai nomadi mentre Ibrahim è intenzionato a riattivare un’antica miniera di zaffiri. A Leila riesce facile convincere lo sceicco Rachid, capo della tribù beduina, a disarmare i suoi nel periodo dei lavori, per evitare ogni rischio di scontri con gli operai e i tecnici, anche perché i due giovani si innamorano al primo incontro. Ma l’intendente Youssouf (Gassman), approfitta della situazione per incutere terrore nella tribù con incursioni e razzie negli accampamenti dei nomadi.

Lo sceicco Rachid cerca di fermare Youssouf ma, inseguito, precipita da una duna e viene dato per morto. Quando i lavori sembrano procedere come previsto da Ibrahim, i suoi piani vengono messi a rischio dagli assalti di una sorta di giustiziere mascherato che si fa chiamare lo Sparviero del Nilo e attacca il cantiere dei lavori. Nel frattempo, insospettita dalle voci di disordini, Leila decide di recarsi di persona nella zona del cantiere. Attaccata da una banda di predoni al servizio di Youssouf, Leila viene salvata dallo spesso Sparviero, che la porta nel villaggio fortificato dove vive Selma, la madre di Rachid. Avendo compreso che dietro tutti questi incidenti c’è la mano di Ibrahim, Leila decide di rivolgersi al vicerè per avere giustizia ma Youssouf irrompe con i suoi soldati a presidiare il forte, tenendola in ostaggio. Poco dopo arriva proprio Ibrahim che con un vile ricatto impone a Leila un matrimonio d’interesse, per impadronirsi dell’eredità. Al matrimonio assisterà anche Rachid, ricomparso misteriosamente, reso smemorato e istupidito dall’incidente, ma sul più bello tornerà in azione lo Sparviero.

L’intreccio fitto di motivi rocamboleschi e colpi di scena ci riporta a modelli di narrazione che combinano letteratura esotico-coloniale e romanzi d’appendice ma, nell’ambito cinematografico, non mancano rinvii precisi ad altri generi popolari come il film di cappa e spada, il melodramma, finanche il western. Se dobbiamo considerare l’attenzione alla confezione tecnica, bisogna riconoscere che il film presenta un apprezzabile gusto e piacere del dettaglio nei costumi e nelle scenografie, con morbide suture nei raccordi fra esterni e interni. La stessa fotografia e la scrittura filmica presentano una certa eleganza calligrafica che si sposa con una sicura gestione delle scene d’azione. Certo, se ci spostiamo sul terreno delle interpretazioni, il metro di giudizio non può che cambiare, visto lo spessore davvero minimo dei caratteri in campo: su tutti, in ogni caso, primeggiano i cattivi, l’immarcescibile Folco Lulli, nella parte del mellifluo e sfuggente amministratore corrotto, e soprattutto un giovane Vittorio Gassman, nei panni di un intendente arabo infido e crudele, scritturato a un anno da Riso amaro ancora nel ruolo di un vilain, che così ricorda il film: «Lo sparviero del Nilo lo considero il punto più basso della mia carriera […] Può darsi allora che abbia sbagliato, che fosse un capolavoro, comunque […] il cattivo proprio figlio di una mignotta, vestito come una baldracca araba, ero io: insomma, un film irresistibile».

Né irresistibile, né un capolavoro, Lo sparviero del Nilo è un film-documento di un immaginario e di un gusto esotico transnazionale, che ha caratterizzato il cinema avventuroso europeo e hollywoodiano fino e oltre l’uscita dei paesi arabi e africani dal retaggio coloniale. Amministratori e intendenti corrotti, damigelle generose e appassionate, coraggiosi sceicchi nomadi, nobili matrone beduine, inseguimenti a cavallo e duelli all’arma bianca, oltre all’immancabile scena di danza orientale: la paccottiglia di personaggi e motivi di una produzione narrativa transmediale in odore di Mille e una notte c’è tutta. Inoltre, come accade nella maggior parte dei casi, tutti i personaggi significativi sul versante egiziano sono affidati a interpreti italiani. Un’ultima notazione per la durata. Il catalogo del Torino Film Festival 2001, che programmò all’interno di una bella retrospettiva entrambi i film, menziona un improponibile running time di 99 minuti per quello di Gentilomo, mentre la copia del visto di censura dura 84 minuti. Quella del disco Medusa conta però solo 77 minuti, quindi risulta mutila di almeno quattro minuti, fatti i dovuti raffronti sulla differenza di passo. L’edizione non presenta extra, se si esclude un trailer d’epoca.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsLo sparviero del Nilo
Regia: Giacomo Gentilomo; sceneggiatura: Vittorio Nino Novarese e Giacomo Gentilomo, da un soggetto di Novarese; fotografia: Tino Santoni; scenografia: Alfredo Montori; costumi: Vittorio Nino Novarese; musiche: Alessandro Cicognini; montaggio: Otello Colangeli; interpreti: Enzo Fiermonte, Vittorio Gassman, Silvana Pampanini, Folco Lulli, Saro Urzì, Ione Morino, Enzo Biliotti, Ughetto Bertucci, Virginia Balestrieri; origine: Italia, 1950; formato: 35 mm, 1.37, b/n; durata: 77’; produzione: G. e L. Musso per Musso Film; distribuzione: Medusa Video.
_ DVD nella confezione: 1; supporto: DVD9 – singolo lato doppio strato; regione: 2; formato video: 1:1.33, 4/3; formato audio: Dolby Digital 1.0 e 5.1; tracce audio: italiano; lingue sottotitoli: italiano per non udenti; extra: Trailer.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
giovedì 21 marzo 2019

Rappresentare le migrazioni oggi

Lunedì 25 marzo, alle ore 17.30, in via della Dogana Vecchia 5 (Roma) si svolgerà la serata (...)

giovedì 21 marzo 2019

Fescaaal 2019: apre Fiore gemello

La cerimonia di apertura del 29° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (FESCAAAL) (...)

lunedì 18 marzo 2019

La cittadinanza come luogo di lotta

Il prossimo venerdì 29 marzo 2019 dalle ore 18:30 alle 20:30 il nostro Leonardo De Franceschi (...)

lunedì 18 marzo 2019

Io sono Rosa Parks alla Feltrinelli

Sono tutti Rosa Parks i 12 ragazzi e ragazze di #ItalianiSenzaCittadinanza protagonisti di Io (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha