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Il padre e lo straniero

di Leonardo De Franceschi

Io io io e il fantasma dell'altro

Dal 18 febbraio, 01 Distribution lancia in 80 copie l’ultimo film di Ricky Tognazzi, Il padre e lo straniero, tratto dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo. Presentato in anteprima all’ultimo Festival del Film di Roma, il film è stato ben accolto anche in Egitto, dove all’ultimo Festival Internazionale del Cairo ha valso ai suoi protagonisti (Alessandro Gassman e l’egiziano Amr Waked) il premio per l’interpretazione maschile e agli sceneggiatori (lo stesso De Cataldo, Graziano Diana, Simona Izzo e Ricky Tognazzi) il premio per la categoria.


Trailer fornito da Filmtrailer.com

Il padre e lo straniero si misura con una doppia accezione di diversità/alterità. L’una è la disabilità fisica, che colpisce i figli dei due protagonisti, Giacomino e Yusef, usciti entrambi dopo parti difficili con gravi deficit funzionali e psicomotori. L’altra è la condizione di straniero che caratterizza Walid, il padre di Yusef, che Diego, padre di Giacomino, incontra un giorno all’istituto di riabilitazione dove i bambini vengono portati. Anticipo subito che, se il trattamento della prima tematica viene affrontato con una misura e un pudore apprezzabili, e risolto con una sottigliezza che si deve non solo alla sceneggiatura, ma anche al calore e al timbro performativo di Ksenia Rappoport (nel film è Lisa, la madre di Giacomino); l’approccio alla seconda presenta diversi elementi di criticità, nonostante il messaggio di universalismo e invito alla conoscenza che pure il film consegna allo spettatore. Peraltro, questa doppia anima corrisponde a una sorta di struttura binaria del plot, con una prima parte introspettiva e una seconda d’azione, in cui intervengono ingredienti e stilemi da spy story.

La prima parte, decisamente più risolta e convincente, mette a confronto due padri, che vivono in maniera assai diversa la propria condizione: tanto Diego è bloccato dai sensi di colpa e dalla paura e non riesce ad avere un rapporto fisico con il figlio (peraltro con carenze assai meno gravi di Yusef), quanto Walid appare aperto a una dimensione puramente oblativa nei confronti del proprio bambino, e questo nonostante la scoperta della sua disabilità abbia stroncato la madre, lasciandolo solo. Da questo confronto nasce una specie di amicizia. Ben singolare e ambigua però, perché Diego, affascinato dal coraggio di Walid, pian piano impara ad avvicinarsi al proprio bambino e a trasmettergli affetto, mentre in parallelo si lascia guidare alla scoperta di una Roma nascosta e mediterranea, tra locali arabi e hammam, ma in fondo conosce poco o nulla di Walid, che un giorno lo catapulta addirittura nel suo paese, in Siria, con un volo privato, per mostrargli una collina che dà su un’oasi.

Proprio quando finalmente Diego, il cui rapporto con Lisa è in ripresa, voleva presentarle il nuovo amico, Walid scompare nel nulla e pochi giorni dopo Diego si trova prelevato a forza da alcuni agenti dei servizi e apprende da uno sfuggente ufficiale (Leo Gullotta) che Walid sarebbe in realtà a sua volta un agente legato alle forze Nato ma sospettato di essere passato al fronte del terrorismo internazionale. Inutile soffermarsi sui dettagli dell’intreccio spionistico; qui basti sapere che, come da copione, il nostro antieroe dovrà attivarsi in prima persona e cercare di scoprire quale sia la vera identità di Walid, rimanendo vittima di inganni e travestimenti multipli, fino al colpo di scena finale, che chiude nel segno di un’apertura alle ragioni dell’altro.

Spostandomi sul piano dell’analisi, preferisco subito mettere i piedi nel piatto, confessando un motivo pregiudizievole di diffidenza nei confronti del film. Ero disturbato dal fatto che per interpretare il personaggio di un siriano si fosse scelto un attore come l’egiziano Amar Waked, dal talento peraltro riconosciuto in patria (lo abbiamo apprezzato nei panni dell’anestetista emotivamente bloccato di L’aquarium, diretto da Yousry Nasrallah; ma anche nel più recente Al mosafer di Ahmed Maher) e internazionalmente (ha recitato insieme a Ewan McGregor e Kristin Scott Thomas nel dramma storico Salmon Fishing in the Yemen di Lasse Hallström, ora in postproduzione; oltre che in Siriana). A conti fatti, e valutando l’interpretazione molto misurata, trattenuta ma intensa, di Waked, continuo a chiedermi perché non si sia scelto di trasformarlo in una spia egiziana. Mi perdonerete, ma per gli esegeti più realisti del re come me, quando si tratta di valutare i materiali e le scelte operative sul piano dei modi di produzioni, alcune soluzioni fanno problema. Come quella, per esempio, di girare le sequenze “siriane” nella più raggiungibile e logisticamente attrezzata Tunisia.

Ho il sospetto che questa disponibilità allo slittamento fra luoghi/tratti in qualche modo omologhi ma posti sotto l’ombrello dell’arabità resusciti il consueto marchio della pluralità (mutuo il concetto dall’Albert Memmi di Portrait du colonisé), tradizionale atout dei personaggi non-occidentali nei film occidentali. Plurali sta per indistinti, sostituibili, ancorati a un identità linguistica e statuale incerte (importa a qualcuno che la cognata non/siriana del non/siriano Walid sia interpretata dalla radiosa ma libanese regista/protagonista di Caramel, Nadine Labaki?). Dettagli, si dirà, tanto più che il film denuncia a chiare lettere tutti gli stereotipi sull’arabo terrorista, sintetizzandoli con un pugno di battute dell’infido ufficiale dei servizi. Tanto più che, proprio sul versante del realismo e plurilinguismo il film si gioca con intelligenza diverse carte, puntando (e vincendo) anche sulla presa diretta italiana, cui sono vincolati non solo Rappoport (che interpreta una ex-fotografa russa) ma anche, appunto, Waked e Labaki.

Eppure, l’approccio così scopertamente didascalico, quasi da favola interculturale, che gli sceneggiatori danno a questa relazione amicale tra i due padri, lascia perplessi. Ne Il padre e lo straniero ci si appoggia – per rovesciarlo, ma è fin troppo facile e comunque anacronistico – ancora ad uno schema di confronto con lo straniero per giunta arabo che mi verrebbe da definire post-11 settembre, se non sapessi che il romanzo è in realtà datato 1997. Il film, con tutta la sua nobile e paternalistica proposopea di buoni propositi progressisti, continua a riproporre, nel momento stesso in cui la decostruisce – perdipiù, al termine di un plot giallo assai farraginoso – una visione neomedievale da scontro di civiltà cara alla Fallaci e ai suoi nutriti lettori. Lo fa, è vero, cercando, almeno in parte, di riscattare questa concessione invero un po’ facile, sporcando il portfolio di Gassman jr., mai così mediocre e inetto, cerca di farci sentire un po’ in colpa per quello che abbiamo creduto, anche noi spettatori (noi non so chi, forse i lettori della Fallaci di cui sopra…), immedesimandoci nel punto di vista di Diego. Insomma, a conti fatti, Walid esce da questo confronto alla grande, ma al termine di una partita in qualche modo truccata, in cui quello che avrebbe dovuto essere lo scopo del gioco – raccontare un’amicizia che nasce da una parallela esperienza di paternità nel dolore – viene sacrificato a un molto più convenzionale, paternalistico e politicamente corretto invito alla conoscenza dell’altro.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsIl padre e lo straniero
Regia: Ricky Tognazzi; sceneggiatura: Ricky Tognazzi, Giancarlo De Cataldo, Simona Izzo, Graziano Diana, con la collaborazione di Dino Giarrusso, dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo; fotografia: Toni Canevari; montaggio: Carla Simoncelli; musiche: Carlo Siliotto, Hazz Sleiman; scenografia: Mariangela Capuano; costumi: Lina Nerli Taviani; interpreti: Alessandro Gassman, Ksenia Rappoport, Amr Waked, Nadine Labaki, Emanuele Salce, Lavinia Biagi, Emidio La Vella, Claudio Spataro, Mohamed Zouaoui, Widad Bouhya, Adel Benmohamed Bakri; origine: Italia, 2011; formato: 35 mm, Dolby Srd; durata: 110’; produzione: Grazia Volpi per Ager 3, in collaborazione con Rai Cinema, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC); distribuzione: 01 Distribution; uscita: 18 febbraio 2011; minisito: 01distribution.it; blog: ilpadreelostranieroilblog.it

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