title_magazine

Berlinale 61: Territoire perdu

di Pierre-Yves Vandeweerd

Requiem per un popolo

Una terra arida, inospitale, sterile, pericolosa, troppo calda il giorno, troppo fredda la notte. In occidente si pensa al Sahara come a un territorio maledetto, tanto più affascinante quanto più sfida la vita umana, la sua superbia, le sue necessità quotidiane. Eppure tante comunità non esitano a chiamare casa questo oceano di sabbia. Nel Sahara occidentale, al confine tra Marocco, Algeria e Mauritania il popolo Sahrawi, tradizionalmente nomade, combatte da 35 anni per il diritto all’autodeterminazione. A questo conflitto il regista belga Pierre-Yves Vandeweerd dedica il suo ultimo documentario di creazione Territoire perdu, presentato fuori concorso nella Berlinale.

Il territorio, sotto occupazione spagnola fino al 1976, è da allora oggetto di una guerra che oppone il Fronte di Liberazione del Sahara occidentale (POLISARIO) alla Mauritania fino al 1979, e al Marocco fino ad oggi. Questo malgrado il diritto all’autodeterminazione sia stato riconosciuto al popolo Sahrawi dalla corte internazionale di giustizia. Vero oggetto della contesa sono, naturalmente, le risorse strategiche di questo territorio, ricco di miniere di fosfati e petrolio. Per stabilire la frontiera, il Marocco ha costruito lungo il confine un muro lungo 2500 chilometri in pieno deserto. La guerriglia si é così trasformata in una estenuante guerra fredda sui due lati della “trincea” impedendo qualsiasi incursione del POLISARIO in territorio marocchino.

La rappresentazione del conflitto viene abilmente dematerializzata con una ricerca estetica che valorizza l’imperfezione delle immagini, girate in super 8. La grana della pellicola scompone parzialmente i contorni di paesaggi e ritratti in grumi di punti che friggono sul grande schermo delle sale berlinesi. Il bianco e nero dai forti contrasti amplifica la percezione di un senso di monotonia e immobilità. Si percepisce costantemente un senso di disagio, dell’attesa indeterminata e confusa che sta lentamente consumando la popolazione Sahrawi ormai disseminata nei vari capi di rifugiati. Uno stato di emergenza promosso a quotidianità.

Si assiste effettivamente al processo di decomposizione di un’identità culturale. Un popolo nomade sfrattato dalla propria terra e dunque dalla propria storia da circostanze storiche che non rispettano più alcun senso di necessità non direttamente collegato al possesso e al consumo. In una sequenza memorabile le inquadrature indugiano su tanti visi di donne velate. Si percepisce l’ammirazione e il rispetto per dei volti che restano a monumento di una resistenza silenziosa e dimenticata, come tutte quelle in cui il sangue cessa di scorrere prima di una soluzione definitiva.

Il suono sordo e cavernoso del vento insiste ed accompagna il film per quasi l’intera durata. Il regista sceglie di evitare qualsiasi registrazione sonora diretta in sincrono con le immagini; gioca piuttosto sulla composizione di un contrappunto tra voci e testimonianze dirette e anonime di Sahrawi giovani e anziani. Il racconto delle esperienze personali si fonde alle sonorità naturali lavorate con effetti di riverberazione, nell’intenzione esplicita di creare una lucida distanza tra lo spettatore e la rappresentazione. Un rifiuto tecnico all’esotismo della verosimiglianza e della gratificazione estetica.

Il regista lavora in questo territorio da ormai 15 anni, e Territoire perdu arriva a conclusione di un percorso che ha prodotto tre film sulla silenziosa agonia dei popoli del Sahara occidentale. Resta l’amarezza di assistere impotenti e disorientati al trionfo planetario dell’idea di nazione: concetto troppo giovane per giovare a culture più antiche di quella che Jean Renoir definì in un celebre film, La grande illusione.

Riccardo Centola | 61. Internationale Filmfestspiele Berlin

Cast & CreditsTerritoire perdu
Regia: Pierre-Yves Vandeweerd; sceneggiatura: Pierre-Yves Vandeweerd; fotografia: Pierre-Yves Vandeweerd; montaggio: Philippe Boucq; suono: Alain Cabaoux; musica: Richard Skelton; origine: Belgio/Francia, 2011; formato: 35 mm, bianco e nero; durata: 75’; produzione: Michel David, Anne Deligne e Daniel De Valck per Zeugma Films, Cobra Films, in associazione con Arte France, Centre de l’Audiovisuel à Bruxelles (CBA); sito ufficiale: territoireperdu.com

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
mercoledì 19 settembre 2018

On line il sito Missing at the Borders

E’ on line il sito https://missingattheborders.org/ che intende dare voce e dignità alla famiglie (...)

mercoledì 19 settembre 2018

In sala La libertà non deve morire in mare

Esce nelle sale giovedì 27 settembre con Distribuzione Indipendente il documentario La libertà (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: alle GdA due premi per Joy

Alle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia ben due premi sono andati a Joy della (...)

lunedì 10 settembre 2018

Venezia75: premiato 1938 Diversi

Presentato fuori concorso a Venezia 75 - in sala dall’11 ottobre e il 23 ottobre su Sky Arte - (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha