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Cannes 64. La nuit, elles dansent

di Isabelle Lavigne e Stephane Thibault

Quello che resta

Presentato alla 64° edizione del Festival di Cannes, nella sezione Quinzaine des Réalisateurs, il film documentario di Isabelle Lavigne e Stéphane Thibault, La nuit, elles dansent, narra la storia di una famiglia egiziana che da generazioni si tramanda l’antica arte della danza del ventre. Un vero e proprio traffico fatto di contrattazioni, soldi, denuncie e litigi. Ambientato precisamente al Cairo, nelle strade addobbate a festa con luminarie, tavolate di soli uomini e orchestra tipica araba, quadro non propriamente raffinato e curato, per non dire squallido.

Narratrice e filo conduttore del documentario è Reda Ibrahim Mohamed Ali, una donna di 42 anni, madre di 7 figli e in attesa dell’ottavo, rimasta vedova appena cinque mesi prima dell’inizio delle riprese. Reda tiene le redini di quest’“agenzia” familiare composta da sole donne e si occupa di procacciare il lavoro alle sue tre figlie più grandi: Amira, eterna provocatrice di malcontento nei suoi “clienti”; Bossy, che a malincuore porta avanti la tradizione di famiglia, e Hind, innamorata di un uomo sposato che trascina lo scandalo in famiglia. Nei momenti di rara tranquillità, la matrona dagli occhi di ghiaccio (presente in sala durante la proiezione) riesce ad insegnare le mosse della danza alla figlia più piccola, non rinunciando mai alla sigaretta accesa tra le labbra.

Gli ambienti dove danzano le ragazze sono per nulla raffinati, non sono i bei locali esibiti negli spot pubblicitari, pieni di tappeti e veli, ma sono strade e palchi stretti dove non c’è neanche spazio a sufficienza per ballare. Anche l’abbigliamento lascia a desiderare, non indossano i preziosi costumi pieni di strass e veli ma gonnellini da spiaggia fatti con tessuti scadenti e colori fosforescenti, forse più appartenenti al mondo sudamericano, per non parlare degli accessori di bassa fattura fatti in plastica. Il trucco è eccessivo e addirittura al posto dei lunghi capelli si usano parrucche mesciate e colorate. Tutto sembra fuorché il sensuale e antico mondo della danzatrici del ventre, se volessimo fare un paragone con il mondo occidentale, potremmo accostarle alle nostre cubiste, pagate per le loro performance sera per sera.

Il caos emerge nell’arco di tutto il documentario: di giorno nell’umile casa/agenzia/scuola di danza si ride, si contratta, si insegna e si sogna sperando in un mondo migliore; di notte, si balla, si subisce e si fa baldoria in feste private e per le strade della città. Emerge uno strano aspetto, inusuale per questi posti, è la libertà e i rapporti che queste donne hanno nella società ed in particolare con gli uomini. Ma nello stesso tempo si arresta una ragazza di 15 anni con l’accusa di adescatrice solo perché fa la ballerina. Questa è una delle tante contraddizioni che circondano questi paesi.

Assolutamente consigliabile la visione in lingua originale (ovviamente sottotitolata), dove i battibecchi in arabo tra le donne della casa assumono un carattere forte e colorito. Il duo di documentaristi Isabelle Lavigne e Stéphane Thibault, attivi in Québec, avevano già lavorato insieme curando la regia di Junior (2008), pellicola che indagava l’implacabile competitività nel mondo dell’hockey giovanile. La nuit, elles dansent, prodotto da Les films du tricycle, esce in arabo sottotitolato in francese nelle sale canadesi il 20 maggio.

Francesca Iannantuoni | 64. Festival de Cannes

Cast & CreditsLa Nuit, elles dansent
Regia: Isabelle Lavigne, Stephane Thibault; sceneggiatura: Isabelle Lavigne, Stephane Thibault; fotografia: Stephane Thibault; montaggio: René Roberge; musica: Benoit Charest; interpreti: Reda Ibrahim Mohamed Ali, Amira Said Samir Sayed, Bossy Said Samir Sayed, Hind Said Samir Sayed; origine: Canada, 2010; durata: 80’; produzione: Les films du tricycle, SODEC Societé de developpement des entreprises culturelles.

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