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Uno sguardo a sud di Lampedusa

di Leonardo De Franceschi

Al via il 57° Taormina Film Festival

Da l’altro ieri è partito ufficialmente il 57° Taormina Film Festival, in programma dall’11 al 18 giugno, che anche quest’anno, fedele alla linea mediterranea assunta con la direttrice Deborah Young, rafforza il proprio impegno nella promozione e nella scoperta di talenti nelle cinematografie della sponda sud, con un occhio di riguardo al Maghreb, protagonista delle “primavere arabe” e di un omaggio trasversale. Tanti segnali d’interesse dunque per queste cinematografie, alcuni promettenti e che mirano nel segno, altri francamente più discutibili come il premio Taormina Arte Award a Tarak Ben Ammar, tycoon e uomo d’apparato che certo non rappresenta il nuovo nel cinema mediterraneo e non ha mai svolto un ruolo significativo nella promozione del cinema tunisino.

Ma partiamo alla sezione principale, il concorso internazionale riservato a lungometraggi di finzione che si disputeranno il Golden Tauro. Vale la pena sottolineare con favore la presenza nella giuria ufficiale, insieme a Maya Sansa e Patrice Leconte, della diva Youssra, protagonista di tanti film di riferimento dell’ultimo Chahine e più in generale degli ultimi trent’anni di storia del cinema egiziano. Tra i vari film in competizione, due vengono proprio dall’Egitto: Cairo 678, opera di debutto di Mohamed Diab, racconta tre storie di molestie sessuali e desiderio di riscatto che ruotano su tre donne stanche di subire; Hawi segna il ritorno di Ibrahim El Batout a Taormina dopo il Golden Tauro vinto nel 2008 per Eye of the Sun: stavolta siamo davanti a un incrocio di piccole storie di ordinaria resistenza quotidiana ambientate ad Alessandria. I due film se la dovranno vedere con il frenetico noir Sur la planche di Leila Kilani, che abbiamo visto in anteprima a Cannes, e con due titoli attesi. Le chat du rabbin porta sullo schermo, a firma dello stesso autore Joann Sfar, con Antoine Delesvaux, le tavole di una graphic novel molto amata in Francia e tradotta anche in Italia: ne è protagonista un gatto grigio, magro e orecchiuto che discetta di testi sacri col padrone rabbino ed è inseparabile dalla bella figlia Zlabya (la cui voce sarà di Hafsia Herzi). Il console italiano di Antonio Falduto, girato in Sudafrica e interpretato da Giuliana De Sio ma anche da una popstar locale al suo primo ruolo (Lira Kohl), segue le vicende di una diplomatica che si imbatte in un traffico di donne destinate in Occidente.

A proposito di Sudafrica, vale la pena segnalare, nella sezione Oltre il mediterraneo, la presenza del film Black Butterflies, una coproduzione Germania/Paesi Bassi/Sudafrica, firmata da Paula Van Der Oest, che ricostruisce la vicenda di una scrittrice bianca progressista in pieno Apartheid, Ingrid Jonker.
Quanto alla retrospettiva/panoramica omaggio dedicata al Maghreb, dal momento che era stata annunciata già lo scorso anno, forse era lecito aspettarsi qualcosa in più. Solo tagli di budget? Tant’è, si tratta di cinque film. Oltre ai citati Sfar/Delesvaux – il film è ambientato nell’Algeria degli anni Trenta - e Kilani, verrà ripresentato dopo Cannes La khaoufa baada al’yaoum di Mourad Ben Cheikh, e due film due dal passato: L’homme de cendres, capolavoro maledetto di Nouri Bouzid, scoperto e premiato proprio a Taormina, e un mélo folgorante nella sua fragilità, presentato qualche anno fa alla Berlinale, Heaven’s Doors di Swed e Imad Noury. Chiude un evento a cura di Mario Serenellini, una sorta di antologia di cortometraggi d’animazione, di produzione perlopiù francese, italiana e statunitense, che ci riportano tra fantasmi dell’orientalismo e riscritture postcoloniali dell’immaginario sul Maghreb.

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