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Cose dell'altro mondo

di Francesco Patierno

Un giorno senza

Uscito ieri in 202 sale italiane, Cose dell’altro mondo è il terzo film del regista campano Francesco Patierno, in concorso a Controcampo al festival di Venezia. Distribuito dalla Medusa e prodotto dalla Rodeo Drive, il soggetto è dichiaratamente ispirato al film di Sergio Arau e Yareli Arizmendi Un giorno senza messicani (2004).
L’idea è la stessa ma lo svolgimento della storia poi si separa nettamente dalla radice iniziale. Non siamo in California bensì a Treviso, operosa città del Nord Italia e il film dall’intreccio ciclico si apre e si chiude con la stessa sequenza di un toro che scappa e di un uomo che, non curante della folla, spara un colpo di fucile. Quest’uomo dalla forte presenza è l’imprenditore Mariso Golfetto (Diego Abatantuono), nonché direttore di una rete televisiva locale, spazio personale usato per dare sfogo a tutte le sue opinioni xenofobe sugli immigrati. Nonostante il fatto che la maggior parte dei suoi dipendenti sia d’origine extracomunitaria e sebbene la sua relazione segreta con una prostituta africana costituisca il suo unico momento di dolcezza, il vecchio direttore insiste sul bisogno di una “ventata di pulizia”.


Trailer fornito da Filmtrailer.com

L’ostilità nei confronti degli immigrati si respira nell’aria e dopo l’apocalisse invocata dal direttore nel suo ennesimo discorso televisivo, un giorno, magicamente, la sua richiesta viene ascoltata e tutti gli ospiti non graditi spariscono, pare per sempre, portati via da un temporale speciale.
La storia di Mariso Golfetto si intreccia con quella di Ariele (Valerio Mastandrea) un poliziotto dalle radici romane che di tanto in tanto torna a casa dalla madre malata di Alzheimer. Ancora innamorato dell’ex compagna Laura (Valentina Lodovini), maestra di scuola, al loro primo incontro viene a sapere che ora la donna è in attesa di un figlio dal suo nuovo compagno, un ragazzo africano. Inizialmente deciso a scappare nuovamente a Roma, l’amore per Laura, ancora molto forte lo costringe a rimanere.
Prototipo della “maestra di sinistra” (come la definisce Golfetto), la donna con una dichiarata apertura mentale e con un magico senso d’immaginazione, trasforma la scomparsa dei bambini immigranti in un gioco dai toni del giallo in cui volente o nolente, il duro poliziotto romano avrà un ruolo decisivo.

Ed ecco che si palesa il tema alla base del film: come sarebbe la nostra vita se quelli che tanto danno fastidio, sparissero davvero? Chi farebbe i lavori più umili e duri? Chi si occuperebbe dei nostri anziani? I toni della commedia si mescolano ad una favola dai contorni lasciati indefiniti e dal finale aperto, forse lasciato tale dal regista nonché sceneggiatore del film, insieme a Diego De Silva e Giovanna Koch, per suggerire chiaramente un momento di riflessione sull’argomento. L’ignoranza radicata nel paese, mista alla conseguente violenza fuori luogo, rappresentata nel film dal personaggio del taxista, non è mai stata riprodotta così chiaramente e Patierno in questo, risulta aver raggiunto a pieno il suo obiettivo.

Per questo convince notevolmente la prima parte del film, la descrizione fedele di come stanno le cose oggi in Italia, così come i dialoghi forti in dialetto veneto, che arrivano allo spettatore ricordandogli, tra una risata e l’altra, che alla fine persone come Mariso Golfetto esistono davvero (il personaggio di Abatantuono è ispirato ad un politico lombardo recentemente accusato di traffico d’armi con l’Eritrea). E riesce anche la sfumatura da favola portata avanti dalla maestra e dai piccoli scolari, che aggiunge quel tocco fantastico a tutta la storia e che regge la misteriosa e paradossale situazione in cui il regista ci immerge.
Lasciano tuttavia a desiderare il finale e lo sviluppo impreciso dei tre personaggi principali; indefiniti per certi aspetti, lasciano nello spettatore un senso di incompletezza forse voluto o forse no, che alla fine va un po’ a minare l’intera opera.

Una colonna sonora fresca a alternativa curata da Simone Cristicchi scandisce le varie scene, ma l’uso insistito della macchina a mano convince a tratti. Il messaggio è chiaro e la recitazione degli attori risulta buona, ottima quella di Mastandrea intrappolato in uno stato di inettitudine dal quale uscirà solo grazie alle parole dirette e coincise dell’anziana madre. Si riprenderà la sua campagna, accettando di diventare il padre di un bambino non suo, e scenderà in piazza anche lui, nella scena conclusiva del film, insieme a tutti gli altri (meno che Golfetto) in una sorta di processione sacra, organizzata del mago locale. Lo scopo? Quello di chiedere scusa agli “ospiti” invocando il loro ritorno. Perché in fondo riflettendo, il bisogno diventa una mancanza e alcuni di loro, diventati ormai alcuni di noi, fanno più bene al nostro paese che tanti altri nostri connazionali e allora quando vanno via, si sente davvero la loro assenza.

Laura Campanile

Cast & CreditsCose dell’altro mondo Regia: Francesco Patierno; Soggetto: Sergio Arau e Pareli Arizmendi; Sceneggiatura: Francesco Patierno, Giovanna Koch e Diego De Silva; Fotografia: Mauro Marchetta; Montaggio: Cecilia Zanuso e Antonio Dominaci; Costumi: Eva Coen; Scenografia: Tonino Zera; Musiche: Simone Cristicchi; Interpreti: Diego Abatantuono, Valerio Mastandrea, Valentina Lodovini, Sandra Collodel, Maurizio Donadoni, Vitaliano Trevisan, Grazia Schiavo, Laura Efrikian; Produzione; Marco Poccioni e Marco Valsania per Rodeo Drive in collaborazione con Medusa Film e Sky Cinema; Distribuzione: Medusa; Formato: 35mm, colore; Origine: Italia, 2011; Durata: 90’; sito ufficiale.

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