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Torna il cinema del Mediterraneo a Montpellier

di Maria Coletti

Cinemed, 21-29 ottobre 2011

Si apre tra pochi giorni la 33ma edizione di Cinemed - Festival del Cinema del Mediterraneo di Montpellier (21-29 ottobre 2011).

Tra i film in concorso, accanto a Terraferma di Emanuele Crialese, anche Les Femmes du bus 678 (2010) dell’egiziano Mohamed Diab e Les Chants de Mandrin (2011) del franco-algerino Rabah-Ameur Zaimeche.
Il film egiziano racconta la storia di tre donne diverse fra loro ma tutte alle prese con il maschilismo imperante per strada, sui bus e nelle loro case. Da tenere d’occhio anche il nuovo film del talentuoso Zaimeche che, a sorpresa, dopo una trilogia di film sulla contemporaneità, si cimenta con un film in costume, presentato in anteprima a Toronto e ambientato nella Francia del XVIII secolo, quando, dopo l’esecuzione di Louis Mandrin celebre fuorilegge ed eroe popolare, i suoi compagni rischiano una nuova avventura e celebrano con canzoni le sue gesta.

Molto interessante anche la selezione dei documentari in concorso, dove troviamo, accanto a un altro titolo italiano (Il colore del vento di Bruno Bigoni), due produzioni marocchine. Innanzitutto Les Tortues ne meurent pas de vieillesse di Hind Benchekroun e Sami Mermer (Marocco/Canada, 2011): il ritratto di una generazione in via di sparizione, attraverso la vita di tre vecchi di una regione nel Nord del Marocco (un pescatore, un locandiere e un musicista ambulante).
Sempre sulla memoria lavora anche l’altro documentario marocchino, My Land (Marocco/Francia, 2011), firmato dal regista Nabil Ayouch che ci presenta dei vecchi rifugiati palestinesi, che sono fuggiti dalla loro terra nel 1948 e da più di 60 anni vivono nei campi profughi in Libano.

Da segnalare, nella sezione Panorama, anche altri due film africani: Kedach ethabni di Fatma-Zohra Zamoun (Algeria/Marocco, 2011) e Microphone dell’egiziano Ahmad Abdalla (Egitto, 2010).

A completare il ricco cartellone di Cinemed anche due interessanti e doverosi omaggi: a un trio di attori-registi franco-maghrebini d’eccezione (Roschdy Zem, Sami Bouajila e Pascal Elbé) e all’Egitto e le sue rivoluzioni.

Roschdy Zem (di origine marocchina), Sami Bouajila (di origine tunisina) e Pascal Elbé (di origine algerina), tutti e tre nati in Francia negli stessi anni (rispettivamente nel 1965, nel 1966 e nel 1967), rappresentano ormai da qualche anno una nuova e vitale generazione cinematografica francese, davanti e dietro la macchina da presa. Che sia attraverso commedie o con film più drammatici, le loro opere sono segnate dalla ricerca dell’identità e dal riconoscimento dell’altro da sé, dando prova di sapere affrontare tematiche difficili e complesse senza scadere nell’aggressività o nel militantismo di facciata, ma mettendo in valore l’esperienza umana e la capacità di sapere raccontare le complessità della contemporaneità.
Il festival di Montpellier sarà dunque l’occasione per incontarli tutti e tre insieme e per (ri)vedere alcuni dei loro film: quelli interpretati da Roschdy Zem (Ma petite entreprise di Pierre Jolivet, 1999; Little Senegal di Rachid Bouchareb, 2000; Change-moi ma vie di Liria Begeja, 2000; Ordo di Laurence Ferreira Barbosa, 2003; Le Petit lieutenant di Xavier Beauvois, 2005), quelli interpretati da Sami Bouajila (La Faute à Voltaire di Abdellatif Kechiche, 2000; Léo en jouant "dans la compagnie des hommes" di Arnaud Desplechin, 2003; Les Témoins di André Techiné, 2007) e quelli interpretati da Pascal Elbé (Père et fils di Michel Boujenah, 2003; Romaine par moins 30 di Agnès Obadia, 2008). Oltre ai due film diretti, e interpretati, da Zem (Mauvaise foi, 2006, anche con Pascal Elbé) e Elbé (Tete de Turc, 2009, anche con Roschdy Zem).

Da non perdere anche l’omaggio al cinema egiziano e ad alcuni dei suoi maestri che hanno saputo anticipare o riflettere le rivoluzioni politiche e culturali del proprio paese, da Nasser a Tahrir Square.
E così, a partire dalla gustosa occasione della riedizione in DVD di quattro capolavori di Youssef Chahine (Gare centrale, 1958; La Terre, 1970; Le Moineau, 1973; Le Retour du fils prodigue, 1976), che saranno proiettati nell’ambito di questo omaggio, Cinemed ripercorre in qualche modo la carriera di un autore come Chahine che oltre a riflettere gli sviluppi politici e sociali del proprio tempo ha saputo rivoluzionare anche la forma cinematografica, aprendola al cosmopolitismo, alla tolleranza e alla fiducia in sé, costituendo anche la sua propria casa di produzione, Misr International, e contribuendo così anche alla nascita di una nuova vague di autori egiziani.
Suo allievo più talentuoso e indipendente è certamente stato Yousry Nasrallah, altrettanto capace di innovare la forma in maniera personale e ispirata e al contempo riflettere i lati oscuri della propria società, primo fra tutti il rapporto di genere e la condizione della donna, come dimostrano molti dei suoi film, tra cui l’ultimo, Femmes du Caire (Ekhy ya Shaharazad, 2009), anch’esso in cartellone a Montpellier.
Per quanto riguarda invece l’ultima recentissima rivoluzione di piazza Tahrir, Cinemed propone uno dei film più interessanti, che in qualche modo anticipa la ventata rivoluzionaria dei giovani egiziani (Microphone di Ahmad Abdalla, 2010) e anche due instant-doc, due documentari che raccontano quasi dal di dentro i giorni di protesta in piazza, contro il governo di Mubarak: Good Bye Moubarak! di Katia Jarjoura (2011) e Tahrir (Place de la Libération) di Stefano Savona.

Per il programma completo: http://www.cinemed.tm.fr/

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