title_magazine

Roma 2011. Une vie meilleure

di Cedric Kahn

Una debole speranza

Questo è un momento storico difficile e buio, la crisi economica mondiale viene chirurgicamente sezionata dai poteri di Stati e di banche che sembrano vivere su un piano parallelo a quello della vita reale: in questo quadro l’ultimo film di Cédric Kahn sembra andare controcorrente, il regista francese decide di fermarsi e di mettere al centro l’uomo, il libero arbitrio, l’etica, l’umanità, la speranza: tutto questo si trova nel film Une Vie meilleure (2011), forse il più intenso e riuscito di Kahn che, dopo l’anteprima mondiale al TIFF (Toronto Internetional Film Festival), approda nelle sale della sesta edizione del Festival internazionale del film di Roma. A due anni di distanza da Les Regrets (2009) Kahn torna a Roma e ancora una volta si trova a raccontare un amore tormentato e spezzato. Con Une Vie meilleure però il regista riesce anche a trovare la forza e una flebile speranza nell’amore, ma soprattutto negli uomini e nelle donne. Oltre a quello di Kahn, Une vie meilleure porta con sé anche un altro ritorno sulla passerella romana, quello dell’attrice Leïla Bekhti, protagonista del film Leila/Toi, moi et les autres di Audrey Estrougo, presentato durante l’edizione del 2010.

Une Vie meilleure si apre con l’incontro di Yann, cuoco in cerca di lavoro e Nadia, cameriera libanese fuggita in Francia che vive con suo figlio Slimane. Yann e Nadia s’innamorano. Un giorno in un bosco, Yann trova un edificio che sarebbe perfetto per aprire un locale e convince Nadia a mettersi in gioco e provare a comprarlo e ristrutturarlo per dare inizio alla loro nuova vita. Ma nel mondo di oggi, tra prestiti, mutui, interessi, la gente comune, senza le spalle coperte rischia di fare il passo più lungo della gamba, rischia di non farcela, non ha le possibilità di resistere alla giungla del sistema economico che ci affligge e sembra destinata a rimanere incastrata nel punto in cui si trova. Per questo Nadia decide di accettare un lavoro in Canada dove però, per il momento, non può far andare anche Slimane che affida a Yann. I due si separano e sono sottoposti entrambi a numerose prove sfortunate alle quali però decidono comunque di far fronte.

Une Vie meilleure ci porta in una Parigi quasi irriconoscibile perché sconosciuta al grande pubblico: tra edifici fatiscenti, immigrati clandestini che pagano affitti in nero a strozzini di turno, una città che fagocita chi è solo e debole, chi lascia la propria terra nella speranza di trovare un destino migliore. In questo senso Nadia è un personaggio simbolico: è libanese, ma potrebbe anche essere di un altro paese mediorientale o nordafricano, perché incarna quelle donne sole che per diversi motivi scappano dal paese d’origine sapendo che molto probabilmente non lo vedranno mai più e che sole si trovano a resistere in una realtà che ha poco rispetto per loro.

Nadia continua la sua fuga verso un altro paese, verso una nuova speranza, ma anche continuerà a pagare la propria diversità perché straniera e dunque bersaglio debole e facile da colpire. La Bekthi, attrice straniera in terra francese, si trova dunque ad interpretare in qualche modo un’immagine simbolica che Kahn scrive con cura e dettaglio, senza retorica, con ferma aderenza alla realtà e nello stesso modo il regista tratta nella sceneggiatura il rapporto tra Yann e Slimane e che mette in risalto le doti di Guillame Canet al quale è affidato un ruolo complesso. La forte e cruda aderenza alla realtà che si trova ne Une Vie meilleure è un evidente richiamo al neorealismo, nella forma del racconto e soprattutto nello sguardo che Kahn ha verso il mondo e verso i suoi personaggi che segue da molto vicino ma senza invadere il loro spazio attraverso un uso consapevole della camera a mano.

Une Vie meilleure è un film drammatico che fa soffrire nel continuo susseguirsi delle sventure che colpiscono Yann, Nadia e Slimane, ma che lascia alla fine un barlume di speranza che non deriva dal caso ma dalla forza che i protagonisti, in particolare Yann, mettono nel provare a non lasciarsi sopraffare della società che li sta schiacciando, dal sistema che non lascia margine di azione e possibilità di riscatto. È il paesaggio sconfinato e innevato del Canada che lascia spazio per immaginare che si possa sperare in una vita migliore.

Alice Casalini | 6. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsUne Vie meilleure
Regia: Cédric Kahn; sceneggiatura: Cédric Kahn, Catherine Paille; fotografia: Pascal Marti; suono: Olivier Mauvez, Marie-Claude Gagne, Sylvain Bellemare, Olivier Do Huu; montaggio: Simon Jaquet; scenografia: François Abelanet, Emmanuel Frechette; costumi: Nathalie Raoul; interpreti: Guillaume Canet, Leïla Bekhti, Slimane Khettabi; origine: Francia/Canda, 2011; formato: 35 mm, 1.85; durata: 112’; produzione: Les Films du Lendemain, Maïa Cinéma, Cinémaginaire; distribuzione internazionale: Wild Bunch.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
venerdì 12 gennaio 2018

Viaggio in Italia con il cinema tunisino

A 50 anni dal primo passaggio di Roberto Rossellini in Tunisia per le riprese de Gli atti degli (...)

martedì 2 gennaio 2018

Terminate in Marocco le riprese di Sofia

Sono terminate a dicembre le riprese di Sofia, primo lungometraggio della cineasta (...)

lunedì 4 dicembre 2017

I premi del RIFF

Sono stati annunciati ieri i vincitori della XVI edizione del RIFF – Rome Independent Film (...)

lunedì 4 dicembre 2017

Balon e Talien premiati al TFF

Alla cerimonia di chiusura del trentacinquesimo Torino Film Festival che si è svolta lo scorso 2 (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha