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Roma 2011. African Women

di Stefano Scialotti

L'Africa in sette giorni

Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione L’Altro Cinema-Extra, "African Women" ha colorato e animato il red carpet con percussioni e sonorità del gruppo musicale Alalke che ha accompagnato il pubblico in sala. Il regista-documentarista Stefano Scialotti, impegnato con le più importanti organizzazioni internazionali (UNICEF, WWF…) e specializzato in biografie e documentari di interesse ambientale, sociale e umanitario (Sotto il cielo di Baghdad, 2002; Un altro mondo è possibile, G8 Genova, 2000), ha portato avanti questo progetto veramente unico e singolare che farà parte della storia.

La visione del documentario è stato introdotto dall’anteprima del video-trailer realizzato con le immagini più esplicative del film, montate sulla canzone Le donne lo sanno di Luciano Ligabue che ha sposato entusiasta il progetto. Già dal video si intende l’operazione registica e l’obiettivo di questo reportage. Nel titolo è racchiuso tutto il significato e l’obiettivo del documentario che ha promosso e sostenuto la campagna NOPPAW (Nobel Peace Prize for African Women), la candidatura collettiva delle donne africane al Nobel della pace 2011.

Il viaggio ha inizio dal World Social Forum di Dakar nel giugno 2011, per poi percorrere il Senegal, mostrando perché l’Africa è un continente sorretto dalla forza femminile. Si parte con le immagini delle donne che lavorano nei campi per l’essicazione del pesce, intervallato da piccole interviste, danze e canti. Per poi passare ai lunghi viaggi di 10-15 km (fatti a piedi), per andare a prendere l’acqua dai pozzi con le calabasse (i recipienti tipici per il trasporto dell’acqua e del cibo). Il lavoro dei campi (svolto due volte all’interno della giornata), il momento del mercato che serve per racimolare qualcosa per poi mantenere la famiglia; il tutto mentre gli uomini dormono. È stato molto bello e interessante vedere i raduni che fanno per discutere e trovare delle soluzioni per un cammino verso l’emancipazione. Sono loro che si occupano del problema della “fuga” dei giovani senegalesi, formando il COFLEC (collettivo delle donne per combattere l’emigrazione clandestina). Poi la visione si sposta sulle piccole imprese organizzate attraverso il microcredito in tutti i settori dell’economia. Controllano il 70% della produzione agricola, producono l’80% dei beni di consumo e ne assicurano il 90% della loro commercializzazione. L’unico intervento maschile del documentario è avvenuto per spiegare il fenomeno della poligamia: una divertente intervista fatta al capofamiglia, alle due mogli e alle rispettive figlie che si confrontano sul modo di accettare questo aspetto. Il viaggio termina a Sendou, dove tra danze e suoni tribali viene spiegata l’educazione sessuale e l’importanza che il preservativo ha per la prevenzione contro l’AIDS.

Forza, grinta e amara ironia denotano il carattere di queste splendide donne che curano la famiglia, i campi, la microeconomia, l’educazione, il sociale, la politica, l’arte, la cultura e l’impegno ambientale. Si occupano di tutto eppure si definiscono disoccupate. Il loro slogan all’inizio della campagna partita nel 2008 diceva “Elles le meritent”, in effetti se lo sono meritato. Il 7 ottobre 2011 il Nobel per la Pace è stato assegnato a due donne africane e ad una yemenita.

Sembra un viaggio lungo, in realtà il documentario è stato girato in soli sette giorni più due di viaggio ed è stato montato solo un terzo del materiale, filmato in modo prettamente amatoriale, forse una scelta non proprio consona all’importanza dell’evento. Protagoniste assieme alle donne sono la musica e le telecamere digitali che danzano insieme a loro. Il regista si è limitato a riprendere il modo di vivere di queste donne, senza invadere le loro abitudini, interrotte solo da brevi interviste (60-90 secondi). In realtà è la musica che accompagna le immagini, con il compositore Louis Siciliano che ha partecipato al viaggio, componendo insieme ai gruppi del luogo la colonna sonora di African Women. La fotografia sembra essere inesistente e ad emergere sono solo i forti colori degli abiti indossati dalle vivaci donne. Non propriamente un capolavoro documentaristico, infatti la forza è data solo ed esclusivamente dalla sua tematica, dalla storia e da ciò che rappresenta.

Ellen Johnson Sirleaf, 1° Presidente africano donna eletto democraticamente nel 2006 in Liberia; Leymah Gbowee, sostenitrice e garante della partecipazione delle donne alle elezioni in Liberia; Tawakkul Karman, ruolo fondamentale nella “primavera araba”, per la lotta pei i diritti delle donne, per la democrazia e la pace nello Yemen. Sono le tre donne che il 10 dicembre 2011 ritireranno il premio per la Pace ad Oslo. Lottano con pochi mezzi e tanti ideali e le loro voci sono partite da lontano per giungere alla fredda Norvegia, dove la cassa di risonanza di questo evento sarà maggiore, non solo per l’importante premio che ritireranno, ma grazie anche al documentario che verrà presentato al Parlamento Europeo. “Questo è solo un inizio” è il grido di speranza di queste donne che vogliono portare un cambiamento ed avere un futuro con maggiori diritti. Ci riusciranno o è solo l’illusione che qualcosa potrà cambiare?

Francesca Iannantuoni | 6. Festival Internazionale del Film di Roma

Cast & CreditsAfrican Women – In viaggio per il Nobel della pace
Regia e sceneggiatura: Stefano Scialotti; fotografia: Walter Balducci, Stefano Scialotti; montaggio: Diego Glickman; montaggio del suono: Diego Glickman; musiche: Louis Siciliano (composte, prodotte e dirette); mediatore culturale per il Senegal: Alex Mustapha Sarr; origine: Italia, 2011; formato: 16:9; durata: 52 minuti; produzione: Martha Production e Dinamo Italia in collaborazione con Cipsi, ChiAma l’Africa, Dinamolab, MAE DG CP; con il patrocinio di: Consiglio Regionale del Lazio, A.G.P.C. (Associazione Giovani Produttori Cinematografici); distribuzione internazionale: Martha Production srl; sito ufficiale: africanwomenfilm.weebly.com

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