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L'economia della felicità

di Helena Norberg-Hodge, Steven Gorelick, John Page

Dal 26 ottobre, Cecchi Gori distribuisce in homevideo L’economia della felicità (The Economy of Happiness), un documentario di Helena Norbert Hodge (insieme a Steven Gorelick e John Page) che rappresenta la prima uscita di una nuova collana di non fiction, Satya doc, ispirata idealmente al sentire di Tiziano Terzani e che affronta alcuni snodi del pensiero alterglobalista, tra cui ecologia, decrescita, nonviolenza. La regista, nata a New Jork ma cresciuta in Svezia, dopo un curriculum brillante da linguista e un dottorato alla MIT con Noam Chomsky, ha consacrato molte delle sue energie alla conoscenza e alla difesa dei diritti del popolo ladakh, un gruppo che vive in una regione himalayana a cavallo tra India e Tibet. Quella dei ladakh è la storia di uno dei tanti popoli che, da un’economia di sussistenza e autoconsumo modesta ma dignitosa e solidale, grazie alla penetrazione delle multinazionali nell’area, alla metà degli anni Settanta, ha smarrito i propri equilibri, andando verso un futuro di disgregazione e conflittualità sociale e perdita dei valori e del senso di appartenenza tradizionali.

Proprio partendo dall’analisi dello shock culturale subito dai ladakhi davanti a quella che allora ancora non veniva definita globalizzazione, Norbert Hodge ha fondato una società (International Society for Ecology and Culture, ISEC) allo scopo di sostenere i ladakhi nel loro sforzo di resistenza culturale ed economica davanti all’invasione delle merci occidentali e del consumismo, organizzando, tra le varie attività, dei viaggi guidati diretti nelle capitali occidentali e riservati a membri della comunità ladakh, finalizzati a far loro toccare con mano la realtà della vita in un paese industrializzato. Sulla base di questa esperienza, per la quale ha ricevuto nel 1986 il Premio Nobel Alternativo, Norbert Hodge ha sviluppato una visione economica dei rapporti nord-sud basata sul concetto di localizzazione. Su questa linea si è incontrata con Vandana Shiva, una delle voci più lucide nella lotta per la biodiversità e contro lo strapotere delle multinazionali agricole nei paesi del sud. Il film L’economia della felicità, analizzando il caso di studio dei ladakh, allarga il discorso alla crisi economica e ambientale attuale, per suggerire alcune vie d’uscita, sulla base di una serie di interventi di esperti e intellettuali (come Shiva) che si muovono appunto tra economia, ambiente, agricultura, diversità culturale.

Queste voci convergono sostanzialmente nel considerare la globalizzazione come principale responsabile dell’accelerazione di una serie di processi che stanno compromettendo il nostro ecosistema, impoverendo progressivamente le risorse agricole e idriche del pianeta, colonizzando e omologando in modo sempre più massiccio l’immaginario collettivo, facilitando dinamiche di alienazione e disgregazione sociale nei paesi sviluppati come in quelli poveri, tagliando fuori progressivamente gli stati-nazione e gli organismi internazionali che ne sono espressione da ogni possibilità di intervento. La ricetta proposta è quella della localizzazione, che passa per una messa in valore dei saperi diffusi sul territorio, per un ritorno al consumo di prodotti coltivati localmente, per l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, per l’ancoraggio degli obiettivi di governance a un indicatore di benessere sociale alternativo al PIL e alieno dagli imperativi di crescita indefinita del capitalismo globale.

Una lettura che è difficile non ritenere probante, in tempi di crisi conclamata della globalizzazione come questi, nei quali i grandi del mondo si sostengono a vicenda ma scaricano con ottusa e trasversale pervicacia i costi della ripresa economica sulle economie in via di sviluppo e sulle classi medie, tagliando su cultura, welfare, cooperazione. Tuttavia, se le tesi localiste mi sembrano difficilmente attaccabili quando si ragiona di politiche economiche, ambientali, energetiche, agricole, quando ci si sposta sul terreno della cultura, i discorsi diventino più scivolosi e possano portare a un approccio alla diversità culturale di matrice inutilmente preservazionista, nel senso che, per dirla in forma basica, proprio perché l’omologazione culturale è il nostro nemico numero uno, mettendoci in rete e approfittando dei saperi antiegemonici che proprio la globalizzazione per paradosso ha consentito di far circolare, possiamo forse contrastarla di più che rinchiudendoci ciascuno nella propria piazza di paese o nel proprio cortile, fermo restando che ogni movimento dal basso è possibile solo a partire da un rapporto col territorio e da una salvaguardia dei beni comuni, come ha dimostrato il successo dei referendum sull’acqua e sul nucleare.

Dal punto di vista estetico, L’economia della felicità si presenta come una sorta di videopamphlet, concepito e girato in uno stile televisivo, ricco di informazioni e interviste, scandito da una voce fuoricampo e cartelli esplicativi che articolano le tesi localistiche dell’autrice, accompagnato dalle avvolgenti sonorità new age dei Popul Vuh. Va detto inoltre, en passant, che l’Africa (eh sì, anche l’Africa di Wangari Maathai) nel film viene fondamentalmente tenuta tra parentesi. Le riprese sono state effettuate, oltre che in Europa e Stati Uniti, perlopiù in Asia (India, Cina, Giappone, Thailandia), America Latina (Perù), Australia. L’edizione italiana ha appiattito ulteriormente il livello comunicazionale a standard televisivi, con la scelta del doppiaggio. Nel DVD è però presente un interessante videotestimonianza della presentazione del film, avvenuta al cinema Odeon di Firenze il 23 maggio 2011, alla presenza di Vandana Shiva e con un intervento via skype della regista.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsL’economia della felicità (The Economics of Happiness)
Regia e sceneggiatura: Helena Norberg-Hodge, Steven Gorelick, John Page; fotografia: Ben Seresin; montaggio: Anna Fricke, Army Armstrong, Meredith Holch; suono: Jim Hurst; con: Vandana Shiva, Andrew Simms, Bill McKibben, Keibo Oiwa, David Korten, Julet Schor, Michael Shuman, Rob Hopkins, Mohau Pheko, Chris Johnstone; origine: USA, 2011; durata: 67’; produzione: Helena Norberg-Hodge per International Society for Ecology & Culture (ISEC); sito ufficiale: theeconomicsofhappiness.org; produzione homevideo: Satya doc; distribuzione homevideo: Cecchi Gori Homevideo; data di uscita: 26 ottobre 2011.
DVD nella confezione: 1; supporto: DVD9 – singolo lato doppio strato; regione: 2; formato video: 16/9; formato audio: Dolby Digital; tracce audio: Italiano (5.1); lingue sottotitoli: Italiano per non udenti; contenuti extra: Anteprima italiana con Vandana Shiva (regia di Silvia Lelli).

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