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Torino 2011: Sguardi sull'Africa

di Leonardo De Franceschi

Al via il 29° Torino Film Festival

È partito già dal 25 novembre e prosegue fino al 3 dicembre, il 29° Torino Film Festival, terzo della gestione Amelio. Ci asteniamo da giudizi sulla qualità complessiva dell’offerta cinematografica. Per quanto riguarda l’ambito su cui pervicacemente concentriamo la nostra attenzione, l’Africa e le sue diaspore fanno capolino qua e là ma sempre e solo nell’ottica di cineasti italiani o internazionali. Forse stavolta però il bicchiere dobbiamo considerarlo mezzo pieno, almeno sulla carta, non foss’altro che molti di questi sguardi da nord sono nostri, vengono dall’Italia. Molti, se si escludono due fuoriclasse come l’Aki Kaurismäki di Miracolo a Le Havre, uscito venerdì nelle sale dopo il successo di Cannes (vedi recensione dalla Croisette), e la Claire Denis coreana (è un episodio per il trittico 2011 prodotto da Jeonju) di Aller au diable, girato tra Guyana francese e Suriname, alla caccia di un fantomatico cercatore d’oro originario di un gruppo di maroon, schiavi fuggiti e autoorganizzatisi in comunità.

Uno di questi titoli - un dialogo a più voci di Luca Guadagnino con Angelo Del Boca, Lucia Ceci, Iain Chambers, Michela Fusaschi, Alberto Burgio e Ida Dominijanni per fare i conti con la cattiva coscienza (post)coloniale del Belpaese - era stato già presentato a Locarno quest’estate. Speriamo di vederlo presto anche a Roma, Inconscio italiano, e che qualche programmista di fiuto lo abbia acquistato.
Ulidi piccola mia del parmense Mateo Zoni è persino in concorso. Al centro del suo film c’è una ragazza di diciotto anni, che vive da quattro in comunità e si trova a dover fare i conti con una famiglia complicata, composta da una donna musulmana e da un contadino, e i dubbi dell’ingresso nell’età adulta.
In Italiana.doc passa invece [S]comparse, titolo intelligente per un making of eccetrico di Terraferma di Crialese, visto dalla prospettiva delle e dei figuranti neri, che interpretano i rifugiati in arrivo a Linosa. Lo firma Antonio Tibaldi, con alle spalle già diversi lungometraggi.

Stessa sezione per Ferrhotel di Mariangela Barbanente, girato a Bari, in un albergo occupato vicino alla stazione, rifugio di una microcomunità si somali, in una terra di nessuno tra esilio, clandestinità, asilo, accoglienza, indifferenza e alla ricerca di una quotidianità possibile.
Chiusura per due corti in Spazio Torino (non nuova ad aperture nei confronti delle prime e delle seconde generazioni). Quest’anno si segnalano Aid El Kebir di Simone Giovine, ritratto di un ragazzo marocchino di Porta Palazzo, nei giorni della festa musulmana più importante; e Cercenasco 17, firmata da due giovanissime marocchine di Rabat, studenti al Politecnico di Torino, Nada El Ghazzali e Haifa Baccouche, che hanno cercato di cogliere echi delle primavera tunisina nel grigiore di casa nostra.

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