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The Help

di Tate Taylor

Desperate Housemaids

Dal 20 gennaio è nelle sale italiane The Help, uno dei successi più clamorosi della corrente stagione cinematografica hollywoodiana, con oltre 200 milioni di dollari incassati (di cui 170 solo sul mercato interno), a fronte di 10 milioni di copie vendute in tutto il mondo del romanzo di Kathryn Stockett da cui è tratto. L’uscita anche in Italia del film, diretto dal regista Tate Taylor, non mancherà, anche se verosimilmente in forme assai più blande, di rilanciare il dibattito tra favorevoli e contrari che si è acceso negli Stati Uniti all’uscita del film, in agosto, con parte della stampa e dell’opinione pubblica nere schierate decisamente contro romanzo e film. Vedremo poi come l’Academy accoglierà il film, già salutato dall’Associazione della Stampa Estera statunitense con il Golden Globe per Octavia Spencer, come miglior attrice non protagonista (a fronte di cinque nomination).

Ma partiamo come di consueto dal plot. The Help è ambientato a Jackson, Mississippi, all’inizio degli anni Sessanta. Eugenia “Skeeter” Phelan (Emma Stone), fresca di laurea, rientra in città decisa a farsi strada come giornalista e scrittrice. L’inizio non è dei più promettenti, visti che si trova investita della rubrica della posta per le casalinghe nel giornale locale ma Skeeter non si lascia scoraggiare, chiedendo aiuto a Aibileen (Viola Davis), la domestica nera dell’amica Elisabeth (Ahna O’Reilly), mentre la madre Charlotte (Alison Janney) come anche l’altra amica storica Hilly (Bryce Dallas Howard) non fanno altro che spingerla a sposarsi. Hilly ed Elisabeth non vedono di buon occhio questa collaborazione di Aibileen con Skeeter, tanto più che proprio Hilly, molto attiva nel volontariato per ragioni di prestigio sociale, sta portando avanti una crociata locale contro le domestiche nere per imporre loro l’utilizzo una toilette riservata, il che la mette ai ferri corti con la sua domestica, l’orgogliosa Minny (Octavia Spencer).

Sempre più coinvolta nella condizione delle domestiche, Skeeter decide di nascosto di raccogliere una serie d’interviste da cui ricavare un libro inchiesta, cominciando da Aibileen, che ha alle spalle una lunga storia di sfruttamento e un dolore immenso, vale a dire la morte dell’unico figlio, per un futile incidente causato da un bianco. Il progetto suscita la perplessità di Minny e delle altre amiche di Aibileen, ma, sotto la spinta di una serie di notizie che segnalano l’accendersi della battaglia per i diritti civili dei neri (come l’assassinio del segretario dell’NAACP Medgar Evers), il clima di intolleranza si surriscalda anche a Jackson, e prima Minny, licenziata da Hilly, poi tutte le altre si uniscono a Aibileen nell’arricchire di racconti il libro di Skeeter. Quando il libro esce, è un vero boom di vendite, ma il suo arrivo nelle librerie di Jackson segnerà per sempre le vite di Skeeter, Aibileen e Minny.

Non avendo letto il romanzo-bestseller di Kathryn Stockett, originaria di Jackson come anche il regista Tate Taylor, legati da una lunga amicizia che accomuna anche Octavia Spencer, non posso esprimere nessun tipo di valutazione del romanzo. Sul piano narrativo, il film presenta una struttura piuttosto classica, calibrata su tre personaggi-guida (Skeeter, Abileen e Minny), e aperta da un flashforward (l’inizio dei racconti di Aibileen a Skeeter) non particolarmente efficace. Preso in mano da un insider molto esperto della Hollywood che conta, come Chris Columbus (regista e produttore di tre film della serie di Harry Potter), il quale è riuscito a coinvolgere nel progetto anche la Dreamworks di Spielberg e la Disney, The Help si presenta in modo piuttosto evidente come un prodotto mainstream, diretto a un pubblico generalista e internazionale. La confezione tecnico-formale – includendo nel discorso fotografia, scenografia, costumi, colonna sonora – non può che essere impeccabile, anche se favorisce un ceto grado di estetizzazione, patinata e nostalgica, quindi politicamente problematica, che è tipica di certo cinema postmoderno hollywoodiano. Sul piano della scrittura sceneggiatoriale e filmica, Taylor non esibisce marche di grande personalità, limitandosi a un’impaginazione prevedibile e di media efficacia patemica, molto debitrice di certa fiction di successo per famiglie, come Desperate Housewives.

Sul piano più specificamente rappresentazionale, non stupisce che l’esibito progressismo liberal del film abbia fatto più che storcere il naso alla stampa radicale nera, con tanto di campagna di boicottaggio promossa dall’Association of Black Women Historians, che ha rimproverato agli autori di aver distorto e volgarizzato l’esperienza delle domestiche nere, facendo risorgere lo stereotipo immarcescibile dalla Mammy fedele e devota (esaltato dall’Oscar a Hattie McDonald per Via col vento), dipingendo tutti gli uomini neri come assenti o violenti, e soprattutto esaltando il ruolo propositivo dei buoni bianchi progressisti (come Skeeter) all’interno di un movimento in cui i neri hanno avuto invece un protagonismo indiscusso. Non essendo al corrente della campagna, a film finito, mi sembrava in ogni caso che il messaggio implicito di The Help potesse essere reso più o meno in questi termini: abbiamo fatto tanti passi avanti dagli anni Sessanta ad oggi in fatto di discriminazione razziale, sopratutto grazie all’attivismo coraggioso dei bianchi liberal.

Varie voci hanno anche dissentito circa il merito, da molti riconosciuto a Taylor, di aver offerto uno spazio di visibilità importante a due interpreti nere come Viola Davis e Octavia Spencer. Le stesse attrici sono state costrette nei mesi a dichiarazioni dalle quali traspariva un certo imbarazzo. Per parte mia, mi limito ad osservare che ritengo non casuale la scelta della Stampa Estera di premiare Spencer, autrice di una performance a suo modo efficace, ma in linea con un certo manierismo cui ci hanno abituato le attrici nere ingabbiate nel ruolo di Mammy, piuttosto che l’assai più misurata e dolorosa Viola Davis. Il successo di The Help ha offerto una nuova conferma a quanti, nella stampa nera, da sempre denunciano l’impossibilità per le interpreti nere di vedersi assegnati ruoli di primo piano e valorizzanti, anche negli Stati Uniti di Obama.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsThe Help (id.)
Regia: Tate Taylor; sceneggiatura: Tate Taylor, dal romanzo omonimo di Kathryn Stockett; fotografia: Stephen Goldblatt; montaggio: Hughes Winborn; scenografia: Marc Ricker; costumi: Sharon Davis; colonna sonora: Thomas Newton; interpreti: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain, Ahna O’Reilly, Allison Janney; origine: USA, 2011; formato: 35 mm, 1.85, colore; durata: 137’; produzione: Brunson Green, Chris Columbus, Michael Barnathan per Dreamworks Pictures, Reliance Entertainment, in associazione con Participant Media e Imagenation Abu Dhabi; distribuzione: The Walt Disney Company Italia; sito ufficiale: thehelpmovie.com.

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