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I nostri anni migliori

di Matteo Calore e Stefano Collizzolli

Il sogno di una cosa

Presentato in anteprima nazionale all’Apollo 11 di Roma il 24 novembre 2011, I nostri anni migliori, come gli altri titoli Zalab, ha iniziato una fortunata tournée in giro per l’Italia tutta, portando con sé le storie di un gruppo di ragazzi tunisini, migranti forse per caso, ma che di sicuro venivano da un passato di miseria e oppressione e sono sbarcati in Italia cercando pane e libertà e invece hanno trovato ad aspettarli Berlusconi, Maroni e la stragrande maggioranza dei cittadini/elettori, ben pronti ad ringabbiarli dietro sbarre fisiche e mentali nuove. Quanto a noi di Cinemafrica, il film abbiamo voluto riproporlo al Cinema Trevi il 29 marzo, in una serata organizzata in collaborazione con la Cineteca Nazionale e Zalab, che negli auspici rappresenta solo una prima incursione di Cinemafrica in Cineteca (così l’abbiamo chiamato, questo spazio aperto agli sguardi non conformi da e verso l’Africa e le sue diaspore).

I nostri anni migliori (il titolo è preso in prestito da un toccante verso di Mohamed Malih) sono quelli di Adel, Fehti, Mehrez, Nader, Mouez. Cinque ragazzi tunisini che, come poco più di ventimila altri, sbarcano a Lampedusa all’indomani della caduta di Ben Ali, tra febbraio e marzo 2011. Giovani, alcuni giovanissimi, hanno alle spalle una vita assolutamente comune a quella dei loro coetanei. Fatta di lavoro precario e con un stipendio da fame, di ricerca vana di opportunità che non esistono in un Paese vampirizzato dal clan Ben Ali/Trabelsi, di aspettative legittime di un futuro più degno, di disinformazioni e indottrinamenti quotidiani propinati da un regime onnipresente, di sofferenze e frustrazioni che nascono dal non poter neanche protestare per la propria condizione, senza trovarsi in prigione, marchiato per sempre come un paria. Una vita in cui, però, all’improvviso, si accende una luce, il corpo del martire Mohamed Bouazizi, che si immola in un atto di suprema protesta e disperazione, incendiando la Tunisia e a cascata tutta l’ex-nazione araba.

Dopo gli ultimi penosi discorsi in diretta tv del despota impaurito, le cariche scomposte della polizia, le pallottole ad alzo uomo, arrivano i giorni travolgenti della festa per la fuga di Ben Ali. Poi ripartirà il teatrino della politica, con facce vecchie e nuove a spartirsi i posti di potere vacanti, ritorni messianici, scontri di piazza tra laici e zeloti, elezioni che vanno a una nuova/vecchia forza d’ordine (Ennahda come la DC del ’48, è la saggia provocazione di Collizzolli...), ma tutto questo non li riguarda già più. Quando i guardiacoste tunisini hanno smesso la faccia dura dei mastini dell’Occidente si sono lanciati tutti in mare, senza pensarci due volte, consapevoli che la falla sarebbe stata ben presto richiusa, come poi è avvenuto, il 1° aprile 2011, con la firma di un nuovo trattato tra Italia e Tunisia. Nel frattempo, in questi due mesi, magari anche solo per vedere se l’Europa era come gliela raccontano le nostre televisioni, Adel, Fehti e gli altri hanno attraversato il mare, ritrovandosi prima in un’isola abbandonata a se stessa, costretti a vagare per giorni all’addiaccio, poi imbarcati a forza su navi e sbattuti in campi dislocati in qualche terra di nessuno dell’entroterra pugliese e siciliano, prima di essere lasciati liberi di cercar fortuna, con solo un permesso umanitario in mano, in una Fortezza Europa che ha fatto di tutto per respingerli. Anche perché, come osservò a suo tempo Zaia, non erano profughi, non venivano da Paesi con guerre e carestie e magari avevano anche il cattivo gusto di andare in giro con le scarpette da ginnastica griffate e il cellulare in bella vista.

Secondo la linea politico-poetica trasversale di Zalab, I nostri anni migliori si srotola tra le storie di questi cinque ragazzi qualunque, badando anzitutto a restituire loro un piccolo spazio di esistenza, voce e dignità, nell’immaginario audiovisivo contemporaneo. Anche Calore e Collizzolli cercano di non rimanere intrappolati nelle scorciatoie semplicistiche e celibi del reportage d’inchiesta o del video-pamphlet di denuncia, iniettando a dosi omeopatiche lirismo ed epica del quotidiano, grazie a un montaggio attento, ben servito da un commento sonoro che oscilla tra passaggi stranianti e momenti simpatetici. Il film se lo portano a casa con una certa efficacia comunicativa, anche se stavolta Adel, Fethi e gli altri non vibrano di quel calore che altri piccoli non-eroi raccontati dalla factory Zalab si tiravano dietro, ben oltre la fine dei titoli di coda. Forse per qualche smagliatura di troppo nella tessitura visiva (quanti inutili primissimi piani...). Forse perché a un nord xenofobo/buonista che contesta a questi ragazzi anzitutto il sacrosanto diritto di viaggiare e scoprire il mondo, queste voci da sud possono apparire fin troppo incerte, sospese tra ideali piccoli piccoli (un bilocale e un motorino, anzi una bicicletta) e il sogno di una libertà che ancora non si sa definire. Ma la forza minimale de I nostri anni migliori abita tutta in questa sospensione, che oscilla tra desiderio e già disillusione. Le sicurezze appartengono a un passato feroce e a chi magari li vede/ascolta e già li giudica. Per non avere alle spalle un progetto migratorio solido e meditato, con tanto di famiglia allargata alla base, magari della media borghesia. Per non avere maturato un habitus mentale militante e preparato all’impatto con l’Occidente. O magari per essere ambasciatori - il riferimento è a uno dei primi film tunisini sull’immigrazione, Les ambassadeurs, appunto, girato da Nacer Ktari del 1977 - spauriti e poco spendibili di una Tunisia peraltro lacerata da spinte intestine sempre più inquietanti.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsI nostri anni migliori
Regia, soggetto, fotografia e montaggio: Matteo Calore e Stefano Collizzolli; postproduzione audio e musiche elettroniche: Alberto Cagol; musiche originali: Alberto Conforto; con: Adel Ben, Fethi Ouesleti, Mehrez Houihoui, Nader Lihwel, Mouez Bouarida; origine: Italia, 2011; formato: HD, colore; durata: 45’; produzione: Zalab; distribuzione: Zalab; sito ufficiale: inostriannimigliori.wordpress.com

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