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Wuthering Heights

di Andrea Arnold

La passione di Heathcliff

Cosa può spingere oggi un regista a portare su grande schermo l’ennesimo adattamento del classico della letteratura romantica inglese Cime tempestose? Difficile rispondere a questa domanda ma sicuramente una possibile risposta è soffermarsi su un aspetto particolare del romanzo e analizzarlo secondo una specifica cifra stilistica: questa strada è quella percorsa da Andrea Arnold che ha presentato il suo Wuthering Heights (2011) in occasione della 68ma edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, vincendo il premio Osella per la miglior fotografia.
La regista inglese, al suo terzo lungometraggio, dopo il successo di Red Road ((id., 2006) e Fish Tank (id., 2009), con Wuthering Heights si sofferma sul punto di vista maschile del personaggio di Heathcliff, allontanandosi sia dai suoi precedenti lavori, incentrati sull’analisi profonda di figure femminili, sia dalle interpretazioni declinante al femminile del romanzo di Emily Brontë.

Wuthering Heights inizia nel momento più drammatico della racconto, nel momento della morte di Catherine e del dolore incontenibile di Heathcliff che ricorda con un lungo flashback il suo arrivo nello Yorkshire, trovato e accolto da un contadino che con spirito cristiano caritatevole lo accoglie in casa nonostante l’atteggiamento diffidente dalla famiglia. In breve, il ragazzo stringe un’amicizia profonda con la figlia del contadino, Catherine: il loro è un rapporto intenso e appassionato che verrà contrastato da vicende e accadimenti che li porteranno ad odiarsi, allontanarsi e ritrovarsi. La Arnold si è soffermata solo sulla parte che vede Heathcliff e Catherine insieme protagonisti: il loro incontro, la loro infanzia che termina con la morte precoce del padre di Catherine, e il loro incontro dopo la lunga assenza di Heathcliff, che torna pieno di rancore ed odio.

Alla base di Wuthering Heights ci sono temi e sentimenti sempre attuali: l’odio, l’amore, la famiglia, l’amicizia, la gelosia e il razzismo. Certamente non è un caso che la regista abbia scelto di rappresentare il giovane trovatello, Heathcliff, come un ragazzo nero dal passato violento: interpretato de James Howson, al suo primo lungometraggio, Heathcliff ha sofferto ed è stato maltrattato, come testimoniano le cicatrici presenti sulla sua schiena. Il giovane trovatello viene visto con diffidenza e in quanto nigger l’odio, la diffidenza verso l’altro, il diverso, lo sconosciuto, vengono ancor più accentuate nel film. La Arnold prende Heathcliff e incolla la mdp al suo personaggio che agisce d’istinto, con la forza del vento che taglia in due le valli dello Yorkshire. La regista segue senza sosta Heathcliff, alla ricerca di un’ossessiva identificazione attraverso l’uso continuo di soggettive e ne tira fuori l’aspetto carnale, animale, con un continuo richiamo alla natura aspra e violenta.

I gesti dei personaggi, i dettagli di sguardi, mani, capelli, ogni gesto riporta all’amore ossessivo e quasi malato di Catherine e Heathcliff: la mano della giovane Catherine che accarezza il cavallo e il suo orecchio ricordano quello di Mia in Fish Tank. La regista, pur discostandosi dal punto di vista prettamente femminile, mantiene intatta la sua cifra stilistica, il suo modo di rimanere attaccata ai personaggi, con suoni e luci naturali: in Wuthering Heights per due ore solo il rumore ossessivo del vento si alterna solo a volte alla dolce voce di Catherine, salvo poi accompagnare la fine del film con Enemy dei Mumfords & Son.

Apprezzato e premiato, Wuthering Heigths, ha vinto diversi riconoscimenti e interpretato bene l’aspetto più oscuro dell’animo umano sia nelle passioni ossessive ed esclusive, sia nell’odio verso l’altro, ma nonostante questo ancora non è stato possibile vederlo nelle nostre sale.

Alice Casalini

Cast & CreditsWuthering Heights
Regia: Andrea Arnold; sceneggiatura: Andrea Arnold, Olivia Hetreed; fotografia: Robbie Ryan; montaggio: Nicolas Chaudeurge; scenografia: Helen Scott; costumi: Steven Noble; interpreti: Kaya Scodelario, James Howson, Oliver Milburn, Nichola Burley; origine: Gran Bretagna, 2011; formato: 1.33:1, Dolby Digital; durata: 128’; produzione: Ecosse Films, Film4, Free Range Films, Goldcrest Pictures, Screen Yorkshire, UK Film Council; sito ufficiale: artificial-eye.com.

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