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Il primo uomo

di Gianni Amelio

Riflessioni di un pied-noir

La questione algerina è una ferita ancora aperta e scottante: 50 anni fa l’Algeria festeggiava la sua indipendenza dalla patria Francia e la fine di una lunga, sanguinosa e logorante guerra, ma i delicati rapporti tra i due paesi e i due popoli non si potevano risolvere con la fine ufficiale della guerra e la questione algerina è rimasta aperta per anni e ancora oggi la Francia sembra non esser riuscita ad elaborare e superare questa fase della sua storia più recente, a partire dal problema dei pieds-noirs, come venivano chiamati i francesi d’Algeria. Pied-noir era anche Albert Camus, filosofo e scrittore, premio Nobel per la letteratura nel 1957.
Proprio nel 1957 inizia Il primo uomo (Le premier homme, 2011), ultimo film di Gianni Amelio che, dopo sette anni di assenza dalle sale , torna affrontando un’impresa ardua: la trasposizione dell’ultimo romanzo incompiuto di Camus, uscito postumo per opera della figlia Catherine. Il regista calabrese si misura con un’opera autobiografica e filosofica: Il Primo uomo infatti racconta la vita dello scrittore Jean Cormery (alter ego di Albert Camus) e quindi anche la storia dell’Algeria dal 1913 al 1960, anno della morte di Camus, rimasto ucciso in un incidente d’auto.

Il primo uomo inizia in Francia, nel cimitero dove si trova la tomba del padre di Jean Cormery, caduto durante la Prima Guerra Mondiale. Cormery torna in Algeria invitato da un gruppo di studenti: al suo arrivo in Algeria trova una situazione incandescente e viene contestato dai giovani universitari. Cormery si ferma alcuni giorni nella sua Algeria per andare a trovare la madre, Catherine, il maestro Bernard, il suo compagno di scuola Aziz e inizia così un viaggio nel suo passato alla la ricerca delle sue radici, i luoghi dell’infanzia e della sua nascita, mentre l’Algeria si sta trasformando.

Sicuramente nel ricordo dell’infanzia descritta da Camus, povera, senza una figura paterna presente e dominata da due donne, la madre e una nonna forte, severa e austera, si è riconosciuto Gianni Amelio, che si è in qualche modo appropriato del racconto di Camus per portare sullo schermo anche il racconto della sua infanzia in Italia. Un parallelismo che se da un lato ha portato a un sentito ma composto coinvolgimento, dall’altro ha lasciato forse troppo spazio alla pura autobiografia almeno nella parte iniziale del film: l’arrivo di Cormery all’università dove viene contestato sembra solo un passaggio per arrivare alla casa della madre dove inizia il viaggio nei ricordi dello scrittore. La complessità del romanzo e della fusione tra personaggio e storia emerge nella parte finale de Il primo uomo quando Cormery cerca il suo compagno di scuola Aziz, in eterno conflitto seppur nel rispetto e la questione algerina prende spazio all’interno del film. Quando Camus iniziò la stesura de Il primo uomo usciva dalla discussioni che lo portarono, dopo la pubblicazione de L’uomo in rivolta, alla rottura con Sartre: l’idea di rivoluzione di Camus che sulla questione algerina si traduce, semplificando, in una critica al colonialismo e un’adesione alla resistenza e all’ideale d’indipendenza dell’Algeria pur contrastando i movimenti a sostegno della lotta armata e del terrorismo.

Il primo uomo cerca di mettere al centro le riflessioni di Camus sulla rivoluzione e la questione algerina ma solo in poche sequenze riesce a realizzarlo a pieno, in particolare nell’incontro tra Cormery e Aziz, preceduto da una lunga camminata di Cormery osservato con curiosità, odio e sospetto nella casbah, e nel toccante incontro tra Aziz e suo figlio in carcere che rischia la pena di morte. Non sempre Amelio riesce a mantenere la giusta distanza e un atteggiamento austero e rigoroso, ma si lascia andare spesso a momenti da cinema hollywoodiano con musiche fin troppo presenti e ingombranti che insistono nel sottolineare momenti drammatici.
Il primo uomo è un film coraggioso e complesso che solo in parte è riuscito a equilibrare aspetti autobiografici e contesto storico-politico.

Alice Casalini

Cast & CreditsIl primo uomo
Regia: Gianni Amelio; sceneggiatura: Gianni Amelio; fotografia: Yves Cape; colonna sonora: Franco Piersanti; montaggio: Carlo Simeoni; scenografia: Arnaud de Moleron, Etienne Rohde; costumi: Patricia Colin; interpreti: Michel Cremades, Jacques Gamblin, Michael Batret, Maya Sansa, Jean-Benoit Souilh, Nicolas Lublin, Catherine Sola, Denis Podalydès, Ulla Bauguè, Nicolas Giraud, Jean-Paul Bonnaire, Jean-François Stévenin, Abdelkarim Benhabouccha, Hachemi Abdelmalek, Djamel Said; origine: Francia, Italia, Algeria 2011; formato: 35 mm, colore; durata: ‘98; produzione: Cattleya, Soudaine Compagnie; distribuzione: 01 Distribution.

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