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Indignados

di Tony Gatlif

A spasso per l’Europa del nostro scontento

Nell’ottobre del 2010 nelle librerie francesi appare Indignez Vous! (Indignatevi!), un libricino di una trentina di pagine in cui si additano, con lucidità e veemenza, i disastri delle politiche migratorie in Francia e la deriva della speculazione finanziaria. L’autore è Stephane Hessel, un anzianissimo veterano della resistenza francese sopravvissuto ad una deportazione a Buchenwald. A due anni di distanza il regista Tony Gatlif, per metà cabilo algerino e per metà rom, trae ispirazione dal pamphlet di Hessel per girare un film poetico e impegnato su quest’Europa del nostro scontento, presentato fuori concorso alla Berlinale e nelle sale francesi dal 7 marzo.

Indignados si apre su una spiaggia del Peloponneso. Alcune scarpe malconce sono state portate sulla riva dalla risacca. Dal mare emerge Betty (Mamebetty Honoré Diallo), una giovane africana sopravvissuta al probabile naufragio di un battello clandestino. Armata solo di un paio di scarpe, Betty accompagna lo spettatore nella scoperta delle strade inquiete di Atene, Parigi e Madrid. Di città in città, mentre le piazze gremite sono in rivolta contro il sistema, Betty è costretta a nascondersi dalle autorità, familiarizzando con altri clandestini.
La struttura narrativa del film procede in modo randomico, senza alcun orizzonte di attesa, giacché il personaggio di Betty manca di un obiettivo concreto che non sia quello di restare in Europa. Più che un personaggio, Betty è uno stratagemma: serve a cucire insieme un mosaico di situazioni eterogenee attorno al tema dell’immigrazione e della rabbia giovane verso i governi europei. Molte scene sono girate nella folla di veri cortei e manifestazioni. Sono scene rubate all’attualità: echi della crisi dal parlamento di Atene, sussulti non violenti da Place de la Bastille, sfoghi di rabbia in Plaza del Sol. E non mancano strizzate d’occhio alla primavera araba, attraverso clip visionate su facebook da giovani franco-magrebini.

I dialoghi sono estremamente rari ed essenziali. Muri, cartelli, striscioni e slogan campeggiano nelle inquadrature: Gatlif lascia la parola al popolo. Anche questi, insieme ad altre cifre stilistiche, contribuiscono a raccordare le varie sequenze in un insieme coerente. Ad esempio, tutto il film è continuamente attraversato da citazioni tratte dal libro di Hessel. Sono scritte colorate sovraimpresse sulle immagini nello stile dei graffiti a stencil, ormai di moda sui muri delle grandi città. Una scelta non sempre felice. Si ha la sensazione che il film divenga troppo esplicativo e l’eloquenza delle immagini si perde nell’illustrazione didattica. I manifesti dei cortei sarebbero ampiamente bastati a rendere esplicita la battaglia ideologica.

La trama musicale del film è ricca d’influenze zigane e tribali, confermando il gusto di Gatlif per la cultura dei popoli nomadi. I brani intervengono per rendere le ellissi meno brusche e fungono da commento emotivo durante alcune digressioni poetiche: scene dove l’impegno politico si sublima in azioni simboliche e performance artistiche. La più riuscita è probabilmente quella in cui un fiume di arance rotola per le strade bagnate di una cittadina portuale araba, fino a riversarsi in una barca vuota attaccata alla banchina.
Nel complesso Indignados si configura come un film-termometro sulla rabbia della società civile nell’Europa contemporanea. La nobiltà delle intenzioni però non sempre raggiunge una forma efficace nella struttura di un film troppo genericamente giovanilistico, disperso nella rappresentazione di un’indignazione talmente saturata e magnificata da far sospettare la strategia pubblicitaria. Questa forzatura può risultare disturbante, tanto più che nessuna nuova prospettiva viene offerta su cause o soluzioni ai problemi sollevati.
Nondimeno, Gatlif si conferma un autore non allineato a facili scelte di mercato. Anche con questo film prende dei rischi nel modo in cui tenta l’ibridazione tra reportage sociologico ed elegia simbolista. Meglio di altri film più prudenti cerca di raccontare, con una formula fragile e inedita, un momento complesso della storia europea.

Riccardo Centola

Cast & CreditsIndignados
Regia: Tony Gatlif; sceneggiatura: Tony Gatlif, dal libro Indignez-vous di Stéphane Hessel; fotografia: Colin Houben, Sébastien Saadoun; montaggio: Stéphanie Pédelacq; suono: Pierre Bompy, Jean-Barthelemy Velay, Philippe Welsh; con: Mamebetty Honoré Diallo; origine: Francia, 2012; formato: HDCam, 1.85:1, Dolby Digital; durata: 88’; produzione: Tony Gatlif, Delphine Mantoulet e Claudie Ossard per Princes Films, Eurowide Film Production, Hérodiade, Rhône-Alpes Cinéma; distribuzione francese: Les Films du Losange.

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