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Cannes 65. The End

di Hichem Lasri

Fra psichedelia e metafora

A Cannes vale sempre la pena gettare uno sguardo su ciò che passa fuori dalla Selezione Ufficiale. Passano spesso prodotti indigeribili o mediocri ma il piacere del rischio regala talvolta piacevoli scoperte, come per il marocchino The End (Al nihaya è il titolo originale) di Hicham Lasri, in programma nella selezione ACID e presentato già a Tangeri e Abu Dhabi. Sì, perché The End conferma come proprio quella marocchina da anni sia l’unica cinematografica ad avere aperto una direttrice di ricerca formale antinaturalistica, autoriflessiva, stilisticamente aggressiva e radicalmente postmodernista.

Questo thriller urbano dall’estetica espressionista e psichedelica, ambientato a Casablanca nel luglio 1999, alla vigilia della morte del re Hassan II, segue le vicende di M’key, un giovane alto e dinoccolato, figlio di ex poliziotto, che si guadagna da vivere come ausiliario del traffico (appostato alle colonnine dei parchimetri, mette le ganasce alle auto in sosta vietata). Orfano, adottato virtualmente da un collega del padre, il funzionario di polizia nonché torturatore per diletto Daoud, M’key, che vive arrampicato sulla piattaforma di una ciminiera, usata dalla polizia per bruciare l’hashish sequestrato, ha come unica consolazione la fuga nell’immane nuvola di fumo che periodicamente lo invade.

Un giorno, mentre mette le ganasce a un auto, M’key vi scopre all’interno una bellissima ragazza, Rita, incatenata al volante e se ne innamora. Scoprirà presto che l’auto appartiene a una banda di rapinatori demenziali e ultraviolenti, fratelli di Rita. Inseguendoli in lungo e in largo per conquistarne la fiducia, M’key porterà sulle sue tracce anche Daoud, che li cerca per arrestarli. Il patrigno, che si autodefinisce “il pitbull del sistema” ma ha un punto debole nell’amore per la sfortunata Naima (ridotta sulla sedia a rotelle per un incidente), finisce per trovarli ma ne nasce una resa dei conti spietata, che mette alla luce antichi crimini del poliziotto e si risolve in uno scontro finale senza esclusione di colpi, nella quale si trovano coinvolti loro malgrado M’key e Rita.

Inseguimenti, conflitti a fuoco, rapine, sequenze di sesso, ambientazione urbana. Gli ingredienti di genere sono quelli del thriller, ma a dare valore alla scommessa di Lasri, già sceneggiatore di Ayouch e Omar Chraibi e qui al suo secondo lungo, sta il partito preso estetico che va nel segno di una stilizzazione barocca, survoltata, euforica, dichiarata già dalla scelta di un bianco e nero contrastato e carico di effetti. La cinepresa volteggia tra gli attori, rifiutando l’altezza d’uomo per uno sguardo ipercinetico, contrassegnato da angolazioni impossibili, da una retorica di segno attrazionale, e da una sintassi ostentatamente antiistituzionale, tra piani sequenza barocchi e improvvise accelerazioni ritmiche.

Forse non è un caso che questa vague postmodernista e di genere (tra Ayouch, Bensaidi, i fratelli Noury) si sia fatta largo in una cinematografia, come quella marocchina, in cui la tradizione del realismo sociale ha sempre convissuto con esperienze formalmente più trasgressive. Certo è che Lasri, senza rinunciare a una direzione d’attori efficace e dimostrando un controllo notevole della partitura audivisiva, confeziona un esperimento di cinema popolare formalmente ricco e di sicuro impatto. Il richiamo alla morte di Hassan II come simbolo della fine di un mondo, che è stato anche quello della violenza e corruzione poliziesca, funge anche da architrave temporale dell’intreccio, scandito da cartelli che segnano il trascorrere del tempo fino al fatidico 23 luglio 2009.
L’ultima notazione va alla postproduzione e alla sonorizzazione, estremamente sofisticate, realizzate in stabilimenti italiani.

Leonardo De Franceschi | 65. Festival International du Film

Cast & CreditsThe End
Regia: Hicham Lasri; sceneggiatura: Hicham Lasri; fotografia: Maxime Alexandre; montaggio: Joulien Foure; scenografia: Delphine de Casanove; costumi: Myriam Laraki; suono: Piergiorgio De Luca, Patrice Mendez; interpreti: Adil Abatourab, Malek Akhmiss, Hassan Ben Badida, Salah Bensalah, Salma Ed-Dlimi, Haitham Elidrissi, Ismail Kanater, Nadia Niazi, Mourad Zaoui, Hanane Zouhdi; origine: Marocco, 2011; formato: HD (1:2,35), bianco e nero; durata: 110’; produzione: Lamia Chraibi per LA PROD; distribuzione internazionale: Insomnia World Sales.

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